ROMANIA: Tensione fra Romania e Ungheria sui simboli secleri

La settimana scorsa Budapest e Bucarest sono state al centro di una discussione dai toni non proprio amichevoli, tanto che il Ministro degli Esteri romeno Titus Corlățean aveva addirittura ipotizzato un possibile allontanamento dell’ambasciatore ungherese dalla Romania.

Ma procediamo con ordine. La diatriba fra i due paesi nasce attorno allo status e al riconoscimento del Székelyföld, in romeno Ţinutul Secuiesc, in italiano Terra dei Siculi o dei Secleri. La Terra dei Secleri è un territorio nel centro della Romania abitato in grande maggioranza (quasi l’80%) dagli ungheresi-secleri. Questi rivendicano per le proprie terre unità ed autonomia amministrativa, richieste mai accettate da Bucarest che ha sempre negato anche l’esistenza stessa della storica regione.

Nelle ultime settimane i rapporti fra Bucarest e la comunità seclera sono peggiorati anche a seguito delle elezioni politiche che hanno sancito la vittoria del centro-sinistra, tradizionalmente più incline a posizioni nazionaliste. Uno dei primi provvedimenti del nuovo governo Ponta è stato infatti la sostituzione dei prefetti ungheresi di queste regioni con prefetti romeni. I nuovi prefetti fin da subito si sono distinti per prese di posizioni contrarie al riconoscimento del Székelyföld arrivando a multare pesantemente le amministrazioni locali intente ad esibire i simboli secleri, in particolare la bandiera.

In questo contenzioso ha preso posizione anche Zsolt Németh, sottosegretario agli esteri del governo ungherese, che ha criticato l’ostracismo romeno nel vietare l’utilizzo dei simboli della minoranza. Alle parole del sottosegretario si sono aggiunte le dichiarazioni dell’ambasciatore ungherese a Bucarest, Oszkár Füzes, a sostegno delle rivendicazioni autonomiste. Nel frattempo in Ungheria si moltiplicavano le manifestazioni in solidarietà della minoranza ungherese e molti comuni esponevano sulla facciata del municipio la bandiera seclera.

La risposta romena non si è fatta attendere, oltre alle parole del ministro degli esteri nel dibattito è intervenuto il premier Ponta con un perentorio: “Non c’è motivo che possa portare il premier ungherese a intervenire in una situazione simile, e non sono neanche interessato alla sua posizione in merito”. La “crisi diplomatica” in realtà è stata presto risolta e i due ministri degli esteri hanno avviato un chiarimento delle rispettive posizioni, dichiarando entrambi di voler sottostare alle normative europee in ambito di tutela delle minoranze.

Rimane però difficile la situazione per il governo del Fidesz che si è sempre fatto promotore dei diritti delle comunità ungheresi all’estero arrivando anche ad estendere il diritto di cittadinanza. Le elezioni dell’anno scorso in Slovacchia, Serbia e Romania hanno infatti portato al governo coalizioni che non mantengono rapporti amichevoli con il governo di Viktor Orbán, presagendo quindi un possibile aumento delle diatribe nella regione.

Nel frattempo la questione seclera non è stata ancora risolta ed anzi ha provocato una mobilitazione nella società romena fra favorevoli e contrari ai diritti della minoranza. Le associazioni seclere hanno lanciato la giornata del 10 marzo come giornata della libertà seclera organizzando manifestazioni sia a Târgu Mureş che a Budapest. Di contro qualche decina di nazionalisti romeni ha manifestato di fronte all’ambasciata ungherese a Bucarest, mentre il Forum Civico dei Romeni delle regioni seclere ha chiesto la messa al bando dei partiti ungheresi in quanto anti-costituzionali.

In questo vespaio di polemiche e sentimenti nazionalistici la presa di posizione più stimolante rimane quella del giornalista romeno Lucian Mîndruță che sul suo profilo facebook ha scritto un’appasionata difesa sull’utilizzo dei simboli secleri, sulla necessità di trovare una strada comune fra ungheresi e romeni e sull’importanza del rispetto reciproco. Il giornalista conclude così il suo intervento “Oggi anche io sono seclero. Il primo seclero di Arges!

Chi è Aron Coceancig

nato a Cormons-Krmin (GO) nel 1981. Nel 2014 ho conseguito all'Università di Modena e Reggio Emilia il Ph.D. in Storia dell'Europa orientale. In particolare mi interesso di minoranze e storia dell'Europa centrale. Collaboro con il Centro Studi Adria-Danubia e l'Istituto per gli incontri Culturali Mitteleuropei.

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