UCRAINA: Alle urne! Elezioni di protesta più che elezioni locali

Da Kiev – L’ultima domenica di ottobre, tradizionalmente, è giornata elettorale in Ucraina, e quest’anno è il turno delle elezioni locali. I cittadini ucraini, con l’esclusione della Crimea e di quelli residenti nelle zone controllate dai separatisti nelle regioni di Donetsk e Lugansk, sono chiamati ad eleggere i sindaci e rinnovare i consigli regionali, cittadini e locali.

Rispetto al passato sono due le grandi novità: da un lato l’introduzione della nuova legge elettorale e dall’altro il processo di decentramento, contenuto anche all’interno degli accordi di Minsk, che dovrebbe conferire agli amministratori locali poteri maggiori. Circa quest’ultimo ci si riferisce alle riforme discusse il 31 agosto scorso dalla Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, quando all’esterno della sede legislativa venne esplosa una granata che portò alla morte di quattro funzionari della Guardia nazionale e a più di 140 feriti. La riforma dovrebbe portare gli oblast ed i rayon ad avere propri organi esecutivi responsabili di fronte ad assemblee elettive locali con proprie risorse finanziarie di autogoverno e ad una struttura del territorio divisa in hromada (comunità), rayon (distretti) e oblast (regioni). I neo-eletti, così come le assemblee elettive, potrebbero quindi vedersi investire di poteri sensibilmente superiori a quelli del passato.

Per quanto riguarda la legge elettorale, invece, viene messa in pratica per la prima volta la legislazione approvata in tutta fretta alcuni mesi fa. Il 14 luglio scorso la Verkhovna Rada ha dato il via libera alla riforma elettorale per l’elezione dei rappresentanti locali, senza permettere una vera e propria consultazione pubblica e senza che la Commissione di Venezia, di fatto l’organo del Consiglio d’Europa deputato ad esprimersi e a fornire sostegno in presenza di riforme di particolare importanza, fosse stata investita del caso. Anzi, paradossalmente la Commissione aveva espresso il proprio parere, abbastanza favorevole, rispetto ad un altro testo legislativo sulla materia, successivamente rigettato, che era stato presentato in Parlamento dopo una profonda discussione nel Paese.

A colpi di maggioranza questa legge ha visto la luce tra mille polemiche, sia da parte della minoranza, più interessata a polemiche politiche che a proporre soluzioni alternative, sia da parte della società civile che aveva dimostrato un forte interesse per l’argomento. La nuova legge introduce per le elezioni locali tre differenti sistemi: il maggioritario a turno unico per i sindaci ed i consigli delle città o dei paesi con meno di 90.000 abitanti, il maggioritario a doppio turno per l’elezione del sindaco nelle 35 città ucraine con più di 90.000 abitanti, ed il proporzionale definito a “lista aperta” per i consigli regionali e provinciali. Viene altresì aumentata al 5% la soglia di sbarramento e la possibilità per i candidati indipendenti di essere eletti si riduce a causa dell’importante peso che i partiti assumono nella distribuzione dei seggi nella parte proporzionale.

Ma queste elezioni sembrano assumere un valore politico assolutamente fondamentale a distanza di un anno esatto dalle ultime consultazioni politiche, e ciò è confermato anche dalla presenza di quasi 600 ossservatori dell’Osce, solitamente estranei ai processi elettorali amministrativi.

Alcuni sondaggi pubblicati nelle ultime settimane hanno sottolineato la grande disaffezione della popolazione rispetto agli attuali governanti, a partire dal Presidente Poroshenko, che circa un anno e mezzo fa era stato eletto al primo turno con oltre il 50% delle preferenze e che attualmente non andrebbe oltre al 25% ed il Primo Ministro Yatseniuk, il cui operato, insieme a quello del suo Governo, viene considerato negativamente da oltre il 70% della popolazione. Non può certamente sorprendere quindi che il suo partito, che si rivelò l’assoluta rivelazione delle elezioni di un anno fa con oltre il 20%, sia attorno all’1% dei sondaggi e che non si presenti a questa tornata elettorale per evitare un vero e proprio tracollo.

Altrettanto interessanti le forti aspettative sul partito “Blocco di opposizione”, dato a doppia cifra, nel quale si riuniscono alcuni degli ex esponenti del Partito delle Regioni dell’ex Presidente Yanukovich e che sembra essere il vero punto di riferimento per i cittadini del sud e dell’est del Paese. Non sembrava possibile che un partito alternativo ai partiti filo-europei e filo-atlantici potesse comparire nel breve termine, ma tali previsioni di molti, tra i quali il sottoscritto, sembrano invece non essere smentite solamente poiché il maggiore bacino di voti a cui potrebbe attingere non ha accesso al voto, poiché in mano ai separatisti.

Il test elettorale sembra quindi avere un significato ben più profondo di quanto farebbe pensare ad una lettura veloce, ed avrà un eco ben più ampio del previsto, con probabili colpi di scena: potrebbe essere un cambio di Primo Ministro (Saakashvili attende) oppure azioni forti da parte dei partiti di estrema destra, oppure anche solo un ritorno sulla scena politica degli alleati dell’ex Presidente Yanukovich che troverebbero nei posti di governo locali la possibilità di un rilancio. Insomma, tutto fuorché una semplice elezione locale.

Partecipazione alle urne, elezioni amministrative ucraine del 25 ottobre 2015
Partecipazione alle urne, elezioni amministrative ucraine del 25 ottobre 2015

Chi è Pietro Rizzi

Dottorando in Relazioni Industriali presso l’Università degli Studi di Bergamo, collabora con l’OSCE/ODIHR come osservatore elettorale durante le missioni di monitoraggio in Est Europa. Redattore per East Journal, dove si occupa di Ucraina, Est Europa e Caucaso in generale. In passato è stato redattore ed art director del periodico LiberaMente, e si è a lungo occupato di politica come assistente parlamentare e consulente giuridico per comitati referendari. Ha risieduto, per lavoro e ricerca, a Kiev e Tbilisi.

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