RUSSIA: Vladivostok è ora porto franco

Dallo scorso 12 ottobre Vladivostok è porto franco, e lo sarà per i prossimi settant’anni. La legge, approvata in luglio, è entrata in vigore a 90 giorni dalla firma del presidente ed ha riguardato un territorio di oltre 34 mila km quadrati, l’equivalente del Belgio.

L’area comprende 15 municipalità della regione del Primor’e e più della metà della sua popolazione, circa un milione di abitanti. Ad essi, in seguito alla creazione del porto franco, saranno garantite strade e infrastrutture gratuite, finanziate da fondi sia pubblici che privati, oltre a rimborsi e sgravi fiscali sull’IVA, sulle proprietà, e sul reddito. Per i cittadini stranieri si sta lavorando all’esenzione dal visto per un soggiorno inferiore agli otto giorni, nel caso ovviamente che oltrepassino la frontiera entrando dal territorio del porto franco (che è provvisto anche di un aeroporto, quello di Kneviči). Il Ministro per lo Sviluppo dell’Estremo Oriente Aleksandr Galuška, intervistato da Ogonëk, ha spiegato che ciò “stimolerà i turisti a venire a Vladivostok, ed è nota la formula: oggi turista, domani investitore”.

Attorno al territorio del porto franco di Vladivostok rimangono numerose strutture militari russe e non distante si trova la città chiusa di Fokino, sede della flotta del Pacifico.

La direzione amministrativa del porto franco è in mano ad un Consiglio di Sorveglianza, al cui capo si trova il vice primo ministro. “Nel nostro paese spesso si varano buone leggi, ma poi manca l’applicazione, – ha detto il ministro Galuška a Ogonëk, – per questo motivo è stato pensato un tale Consiglio, tra i cui membri ci sono il governatore, il capo dell’Assemblea Legislativa della regione del Primor’e, i delegati delle municipalità”. La scelta di questo eterogeneo consiglio ha fatto sollevare qualche critica: il giornale Vedomosti ha espresso scetticismo riguardo il numero eccessivo di funzionari impiegati nell’impianto burocratico di amministrazione del porto franco.

All’interno del porto franco di Vladivostok è stata poi pensata una zona di “freeport” per lo stoccaggio di beni di lusso, opere d’arte, antiquariato, oggetti d’esposizione e altri oggetti di valore non inferiore ai 500 mila rubli (poco meno di 7000 euro). A modello sono stati presi i freeport di Singapore, Pechino, quelli svizzeri e lussemburghesi.

Il Ministero per lo Sviluppo dell’Estremo Oriente ha anche presentato una proposta al governo russo per la regolamentazione di istituti stranieri di medicina nel territorio del porto franco. “Sappiamo quanto sia popolare il turismo medico in Corea del Sud, a Singapore ed altri centri asiatici. E vogliamo che grazie alle modifiche alla legge le migliori cliniche straniere possano lavorare da noi, – ha detto il ministro a Ogonëk – allora i nostri cittadini non dovranno più andare all’estero, ma delle buone cure ospedaliere si potranno ricevere a Vladivostok, sul territorio si creerebbero nuovi posti di lavoro, e si adeguerebbero le nostre competenze specifiche ai livelli internazionali”.

In realtà, se da un lato la creazione del porto franco è stata accolta con entusiasmo ed approvazione, non sono comunque mancate critiche. Il giornale Vedomosti, ancora a luglio, etichettava la decisione come l’ennesima modalità del governo russo di proporre una sorta di “paradiso” agli investitori, così come in precedenza lo sono state le zone economiche speciali (oсобые экономические зоны), i cosiddetti territori di sviluppo prioritario (территории опережающего развития), o l’innovation center di Skolkovo, i quali in fin dei conti non si sono rivelati fruttuosi come sperato. Inoltre, allo stato attuale il porto di Vladivostok manca delle infrastrutture necessarie da farlo risultare competitivo con gli altri dell’area, come quello di Singapore o Shenzhen. Renderlo tale richiederebbe, sempre secondo Vedomosti, tempo e denaro.

Leggi anche: Diario da Vladivostok, porto della nebbia

Chi è Martina Napolitano

Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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