TURCHIA: Strage di Ankara, il governo accusa l’ISIS ma c’è puzza di “Gladio”

Centoventi morti e cinquecento feriti, questi i numeri del duplice attentato che ha colpito i manifestanti recatisi ad Ankara lo scorso 10 ottobre per manifestare a favore della pace nel Kurdistan turco. Un attentato che riporta alla mente i metodi della kontrgerilla, la Gladio turca, struttura paramilitare segreta di tipo stay-behind (“stare dietro”, “stare al di qua delle linee”) promossa durante la guerra fredda dalla NATO e che, secondo alcuni osservatori, ancora agisce in Turchia. La “Gladio turca” è un elemento di quello “stato profondo” (deep state) che in passato ha avuto gioco facile a strumentalizzare i nazionalisti e oggi usa gli islamisti allo scopo di influenzare la vita politica del paese. L’emersione di strutture come Ergenekon o processi come il Balyoz, hanno mostrato che esiste ancora in Turchia uno “stato profondo” di cui il governo sembra essere una pedina e le cui cabine di controllo stanno fuori dal paese.

Il giorno dopo l’attentato migliaia di persone si sono ritrovate nel centro della capitale per commemorare la strage, chiedendo verità e giustizia. Il governo ha fatto sapere che si è trattato di due attentatori suicidi legati all’ISIS. Uno degli attentatori è un uomo di età compresa tra i 25 e i 30 anni, identificato grazie alle impronte digitali recuperate sui frammenti di un ordigno, e sarebbe il fratello dell’attentatore suicida di Suruc, al confine con la Siria, dove il 20 luglio scorso 34 persone morirono in un attentato suicida. L’altro kamikaze sarebbe invece una donna. Le persone in piazza per manifestare sospettano invece una strategia della tensione e accusano il governo.

La versione governativa non convince pienamente. Anzitutto perché l’ISIS ha sempre rivendicato i propri attentati, cosa che in questo caso non è avvenuta. Tuttavia, l’assenza di rivendicazione contribuisce ad aumentare il caos e l’indignazione popolare contro il governo, che potrebbe essere uno degli obiettivi dell’attentato vista la vicinanza con le elezioni del primo novembre. In secondo luogo, pare ormai evidente che l’ISIS gode, oltre che dell’appoggio economico saudita e qatariota, di un appoggio logistico e politico da parte della Turchia in funzione anti-curda.

La modalità suicida del doppio attentato e l’intero modus operandi lasciano pensare che effettivamente la matrice sia jihadista. Nelle ultime ore si sono tuttavia diffuse teorie cospirative per le quali i mandanti dei due kamikaze sarebbero da cercarsi negli ambienti governativi. Se così fosse, i mandanti avrebbero fatto assai male i propri conti poiché questo attentato nuoce fortemente al governo dell’Akp e a Erdogan, colpevoli di avere creato questo clima di tensione con l’intervento in Kurdistan e per di più incapaci di garantire la sicurezza. Un fallimento ancora più lampante se si pensa che chi ha messo le bombe al comizio dell’HDP a Diyarbakir il 5 giugno scorso, l’attentatore di Suruc e quello di Ankara farebbero parte della stessa filiera jihadista, nota da mesi alla polizia e agli inquirenti. Ma al di là della più o meno colpevole negligenza dell’apparato di sicurezza turco, risulta poco probabile un diretto coinvolgimento del governo nell’attentato.

La storia turca è costellata di attentati la cui matrice è rimasta avvolta nell’ombra. Da sempre teatro di forti tensioni internazionali, la Turchia ha visto l’azione di uno “stato profondo” che ne ha orientato gli sviluppi politici nei decenni passati. Nel paese coesistono, in costante attrito, diversi centri di potere: governo, servizi segreti – esercito, settori deviati dello stato, nazionalisti e – recentemente –  islamisti. A questo mondo sotterraneo occorre puntare lo sguardo per trovare una risposta a quanto accaduto ad Ankara.

Chi è Redazione Medio Oriente

Redazione: Lorenzo Lazzerini, Carlo Pallard, Sophie Tavernese, Simone Zoppellaro.

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Un commento

  1. Active Measures

    Il grande ritorno del mito-Gladio, di cui sa solo che esiste(va (?)) ma assolutamente non cosa avrebbe (?) fatto. Probabilmente uno dei più grandi risultati della mitica dezinformatsia (su cui nessuno però ha mai letto nulla). Ci sono solo due potenze a cui conviene destabilizzare la Turchia in questa fase delicata (e con gli aerei Usa che vanno e vengono da Incirlik) se proprio vogliamo fare dietrologia, e non stanno certamente a ovest.

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