LETTONIA: Lo spinoso caso delle parolacce nella poesia al ginnasio di Riga

La cosa di cui si parla di più in questi giorni in Lettonia riguarda una poesia. Scritta da Agnese Krivade, nota e stimata poetessa in Lettonia. La poesia si intitola “ō”, pubblicata nel 2007 all’interno della raccolta “Bērnība” (infanzia), ha un testo ruvido, intenso, con un paio di parolacce. E’ finita all’onore delle cronache perché un’insegnante l’ha proposta a lezione in classe, ai suoi studenti di sedici anni nella 10° classe del ginnasio di Āgenskalna a Riga.

Dopo la lezione, alcuni genitori degli alunni sembra abbiano protestato con la direzione della scuola per l’utilizzo in classe di questa poesia, e la direzione ha preso un provvedimento disciplinare nei confronti della professoressa.

Intanto per inquadrare la questione, questa è la poesia incriminata:

beati, beati i sudati
beati quelli usciti un attimo
beati quelli fatti di grana grossa
beati i brutti e gli alti di statura

cazzo

beati gli investiti, i fottuti, i fucilati,
tutti i russi del mio quartiere e le commesse di Mego, beate
i dipendenti del videonoleggio e le guardie, i maestri elementari e i nullafacenti, in ricchezza
e povertà e io andrò sulle barricate a combattere per voi, maledetti,
fulminati, cuciti col filo bianco
e tutti voialtri incrociati per il mondo

cazzo

beati

Una poesia che, al di là delle parolacce in questione (bļaģ e atpizģītie), parla di un tema particolarmente delicato, il rapporto fra lettoni e russofoni in Lettonia. L’uso delle due parolacce ha il senso di richiamare il gergo più comune e volgare in uso per strada, con inflessione russa. Una buona parte (non tutte ma una buona parte) delle parolacce usate in Lettonia in effetti hanno origine o commistione dal russo.

Il richiamo della direzione scolastica nei confronti della professoressa di lettere, Iveta Ratinīka, ha suscitato grandi polemiche nell’opinione pubblca lettone, nel mondo politico, e negli ambienti letterari. Se ne discute da giorni su tutti i social network, dove è anche partita una gara di solidarietà e di traduzioni in diverse lingue della poesia della Krivade.

Il richiamo all’insegnante è partito sulla base della nuova normativa vigente in Lettonia da questa estate. Il parlamento infatti alcuni mesi fa ha approvato degli emendamenti alla legge sulla morale, che prevede appunto misure più stringenti e censorie sull’utilizzo di materiale didattico nelle scuole. Parolacce, temi giudicati poco opportuni come ad esempio l’omosessualità, sono messi al bando.

Questa legge ha avuto in particolare l’appoggio delle due ali estreme della Saeima, i nazionalisti di Visu Latvijai! al governo, e i russofoni socialdemocratici di Saskaņa, che spesso si trovano d’accordo quando si tratta di limitare le libertà di espressione nel paese. Il sindaco di Riga e leader di Saskaņa Nils Ušakovs ha chiesto alla dipartimento dell’istruzione del comune di Riga per sollecitare un’inchiesta sull’uso del materiale didattico nelle scuole della capitale. A questa ondata di moralità e di controlli, sembra opporsi, non senza diatribe interne, solo Vienotība, il partito di centro moderato della premier Laimdota Straujuma.

La deputata di Vienotība Ilze Viņķele, che pure nel suo partito si trova talvolta in posizioni scomode per le sue posizioni “eccessivamente liberali”, ha avuto parole dure nei confronti di Jūlija Stepaņenko, di Saskaņa, la relatrice della nuova legge sulla morale approvata questa estate. La Viņķele ha dichiarato che Jūlija Stepaņenko rappresenta il volto e il nome dei predicatori di intolleranza in Lettonia”.

Il tema in realtà è molto dibattuto. Non si tratta di valutare la qualità in sè della poesia, ma la possibilità da parte di un’insegnante di proporre ai propri studenti tematiche e testi “forti” all’interno di una lezione di letteratura. Iveta Ratinīka, la professoressa richiamata dalla direzione della sua scuola, non è soltanto un’insegnante particolarmente stimata, che ha insegnato a molte delle nuove leve della poesia e della letteratura lettone, ma è anche lei stessa una poetessa e critica letteraria.

Le polemiche e le battaglie sui social network di questi giorni rischiano di mettere in risalto unicamente la questione sulle “parolacce”, mentre il senso più profondo è quella dei limiti che devono essere posti nell’utilizzo di materiale scolastico su temi “sensibili”, e sull’estensione della censura nelle scuole e nei media lettoni.

Arno Jundze, scrittore e critico letterario, persona di buon senso e molto stimata nell’ambiente letterario lettone, ha scritto: “Se un’insegnante ha un problema a causa di una poesia, siamo tornati ai tempi dello zar. L’essenza democratica della Lettonia è condizionata da una minoranza aggressiva e urlante, che sa bene come fare lobby e approvare le leggi che ritiene necessarie per sé.

Chi è Paolo Pantaleo

Giornalista e traduttore, Firenze-Riga. Jau rīt es aiziešu vārdos kā mežā iet mežabrāļi

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3 commenti

  1. Si parte con:” Una poesia su un tema sensibile, quello delle relazioni tra lettoni e russofoni.” Poi tutto l’articolo prosegue evidenziando le difficoltà della società lettone ad affrontare temi “forti” come l’omosessualità ecc. Subdolamente si insinua che le parolacce siano quasi un’invenzione dei rossi che vivono il Lettonia, e si arriva, con l’ultimo capoverso, a fare dire ad un letterato che : siamo tornati ai tempi dello zar. L’essenza democratica della Lettonia è condizionata da una minoranza aggressiva e urlante, che sa bene come fare lobby e approvare le leggi che ritiene necessarie per sé.“
    Scusate, ma vi sembra di contribuire ad un percorso di comprensione fra popoli che vivono assieme o vicini, oppure volete, attraverso questo florilegio di insinuazioni, convincere i lettori che la maggioranza parlamentare lettone è russa e quindi la responsabilità dei rapporti difficili e dell’approvazione di questa legge è solo loro?
    Mi sembrano piccole manovre di bassa lega che manifestano sono un estremo livore nei confronti del mondo e della politica russa che, anziché contribuire ad alimentare un clima di comprensione e di buoni rapporti, soffia sul fuoco della divisione e dell’intolleranza. Cose di cui l’Europa proprio non ha bisogno, specialmente in periodi difficili come quelli attuali. Sembra un articolo da agit-prop. Non mi dilungo, né mi sforzo di approfondire, perché l’articolo non lo merita proprio e si qualifica da solo.

  2. La trovo una poesia molto volgare. Ed anche brutta, ma tutte le volgarità sono brutte. Sembra più un testo di musica rap. Sinceramente non vorrei proprio che ai miei figli proponessero mai tali testi.