Zīle di Alleanza Nazionale

LETTONIA: elezioni tra sanzioni, immigrazione e riforme europee

Una lunga lista di candidati per la Lettonia. Alleanza Nazionale, all’opposizione in Saeima, sembra avrà la meglio.

L’8 giugno gli elettori lettoni sceglieranno i loro prossimi rappresentanti a Strasburgo, che saranno nove, uno in più rispetto alle precedenti legislature. Tra gennaio e febbraio sono state ben 16 le liste elettorali presentate.

Tra i temi caldi di queste elezioni ci sono l’immigrazione, la modifica dei trattati dell’Unione Europea, la ratifica della Convenzione di Istanbul e la transizione ecologica. Continua la discussione sulle sanzioni alla Russia, che sono tema di divisione tra i partiti. Nel corso dei dibattiti pre-elettorali è anche emersa la questione linguistica, con alcuni partiti che si oppongono all’uso della lingua russa nella campagna elettorale, soprattutto sui canali televisivi, ed altri che ritengono che questo sia fondamentale per la totale inclusione di tutti i cittadini lettoni. Lo spazio informativo dell’opinione pubblica è un tema fondamentale in un momento in cui, ancora, la Russia entra nell’ambito mediatico della Lettonia.

Qualche divergenza nella coalizione di governo guidata da Nuova Unità

La coalizione di governo è composta da Nuova Unità (Jauna Vienotība), uno dei partiti di punta anche in queste elezioni europee, l’Unione dei verdi e dei contadini (ZZS) e i Progressisti (Progresīvie). JV, che vanta la guida di ben sette dei quindici Ministeri nel Governo Siliņa, ha dominato la scena politica lettone per circa un decennio e queste elezioni saranno un banco di prova che dimostrerà se il partito di centro è ancora in grado di ottenere sufficiente supporto dopo i recenti scandali di cui è stato protagonista. Al momento il partito è dato al 16%, e vede come capolista Valdis Dombrovskis, già Commissario e vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, mentre al numero due c’è l’ex Primo Ministro Krišjānis Kariņš.

ZZS e i Progressisti sostengono la creazione di un’organizzazione militare europea unica, idea alla quale sono contrari gli altri candidati. I Progressisti, il partito che si posiziona più a sinistra nella coalizione, supporta la modifica dei trattati dell’UE che, tra le altre cose, introdurrebbe il meccanismo della maggioranza qualificata per le decisioni del Consiglio europeo, eliminando di fatto il diritto di veto, un elemento molto caro ai paesi più piccoli. Secondo l’ultimo sondaggio, i Progressisti occuperanno la settima posizione (7.7%), mentre i ZZS non supererebbero nemmeno la soglia di sbarramento.

La destra all’ opposizione in Seima è prima secondo i sondaggi rappresentata da Alleanza Nazionale

Con il 18.8% il partito più in vista è Alleanza nazionale (Nacionālā Apvienība), un partito storico che è stato presente nel PE in tutte le convocazioni degli ultimi vent’anni e che in Saeima si trova ora all’opposizione. NA è guidato da Roberts Zīle, già europarlamentare dall’esperienza ventennale nonché vicepresidente del Parlamento Europeo. In tema di difesa europea, NA propone che ogni stato membro destini almeno il 2% del PIL alla difesa e che l’UE rafforzi il settore dell’industria militare. Seguendo la sua linea conservatrice, NA si oppone alle riforme proposte nel nuovo Patto sull’immigrazione e l’asilo. Il punto più dibattuto tra i partiti che si oppongono al Patto è l’obbligo di redistribuire i richiedenti asilo o i beneficiari di protezione internazionale tra i vari stati membri, alleggerendo il carico ai paesi che ricevono le ondate migratorie. La Lettonia non è tra questi paesi, e molti partiti locali non accettano né di ricevere migranti né di pagare un contributo, venendo così meno al principio della solidarietà. NA rientra nel gruppo politico dei conservatori e riformisti, ma è meno euroscettico di altre componenti dello stesso gruppo.

Tra gli altri partiti conservatori ci sono “La Lettonia al primo posto” (Latvija pirmajā vietā), Alleanza dei giovani lettoni (Apvienība Jaunlatvieši), Nuovo partito conservatore (Jaunā konservātivā partija) e Potere sovrano (Suverēnā vara). Quest’ultimo punta su Jūlija Stepaņenko e Ļubova Švecova, entrambe espulse da La Lettonia al primo posto per le loro posizioni sulla guerra tra Russia e Ucraina. La Lettonia al primo posto, che si posiziona quarta (9.1%), ha il programma più stravagante; tra i ben 50 punti, emergono i desideri di far diventare la Lettonia la “Dubai del Nord” per il business, la “Silicon Valley d’Europa” sviluppando il settore dell’IT, e la “Nuova Hollywood” tramite la rinascita del Riga Film Studio.

I partiti dimostrano un certo euroscetticismo nei rispettivi programmi e si schierano per la revoca della Convenzione di Istanbul, che è stata ratificata dalla Lettonia il 10 gennaio.

Un’alternativa liberale

 Movimento ‘per’ (Kustība ‘Par!’) sembra essere una delle poche alternative che presenta nel programma elettorale una linea non conservatrice, allontanandosi dalla popolare retorica della famiglia tradizionale di cui si avvale la maggior parte degli altri partiti, ad eccezione dei Progressisti. La capolista Ivanna Volochiy, cittadina belga-ucraina, si presenta come una burocrate di Bruxelles e sostiene fortemente la necessità di procedere con l’integrazione europea di Ucraina e Moldova, ponendo i due Paesi nella corsia preferenziale rispetto agli altri Paesi candidati. KP, inoltre, in forte disaccordo con la maggior parte dei suoi sfidanti, ritiene che sia importante accettare i richiedenti asilo, poiché essi possono essere i futuri cittadini della Lettonia. Il programma dettagliato del partito, tuttavia, sembra essere un po’ troppo ottimistico.

Alternative per la minoranza russofona

La minoranza russofona, tradizionalmente legata al partito Armonia (Saskaņa), avrà alcune alternative in queste elezioni europee: Per la stabilità! (Stabilitātei!) e Partito di centro (Centra partija). Il primo è rappresentato da Ņikita Piņinš, che, in un’intervista sul portale Re!, partecipa con Pāvel Kuzmins a un dibattito con i rappresentanti di Armonia. Kuzmins, che sembra guidare le risposte più del capolista, con un lettone dal forte accento russo, cerca di aggirare la domanda posta da Ušakovs (Armonia) sulla posizione del partito rispetto all’attuale guerra tra Russia e Ucraina, dando indirettamente una risposta.

Per la stabilità!, che supererebbe di 0.5% la soglia di sbarramento, è l’unico partito che, nella situazione attuale, ritiene vantaggiosa la posizione geografica della Lettonia, la quale potrebbe (e dovrebbe) acquistare il gas direttamente dal vicino produttore. Inoltre, il partito afferma nel programma elettorale che le sanzioni economiche alla Russia siano inutili, poiché il Paese continua ad aggirarle tramite degli intermediari. Il Partito di centro, invece, si spinge addirittura ad affermare apertamente che continuerà la collaborazione con l’ex eurodeputata Tatjana Ždanoka, accusata di collaborazionismo con il Cremlino.

Un affollamento di candidati e il malcontento generale

Con 271 candidati, la Lettonia è il paese con il maggior numero di candidati per milione di abitanti in UE. Se nel 2019 furono cinque i partiti che si spartirono gli otto seggi, alle prossime elezioni sembra che possano essere addirittura otto i partiti che supereranno la soglia di sbarramento del 5%. Alla luce del sondaggio effettuato da SKDS tra il 10 e il 15 maggio, Dombrovskis (32.2%) risulta essere in testa nella lista delle preferenze, seguito da Zīle (28.8%), Kalniete di Nuova Unità (26.9%) e Ijabs (22.3) del partito Per lo sviluppo della Lettonia.

Una delle più frequenti critiche ai passati e agli attuali europarlamentari è quella di aver portato troppa Europa in Lettonia, e non sufficiente Lettonia in Europa. Inoltre, la tendenza generale dimostra una delusione nei confronti dell’Unione Europea, evidente anche dall’aumento delle tendenze nazionaliste. Ci si aspetta infatti una svolta a destra a livello europeo.

Foto: Ieva Leiniša / LETA

Chi è Ilaria Da Rin Bettina

Classe 2000, laureata in Scienze Politiche all'Università di Padova, studentessa di East European and Eurasian Studies (MIREES) all'Università di Bologna. Si interessa principalmente di spazio post-sovietico, in particolare dei Paesi baltici e del Caucaso meridionale.

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