ARMENIA: Pestato a sangue Smbat Hakobian, attivista dell’opposizione

Smbat Hakobian, veterano della guerra del Karabakh e membro di un gruppo d’opposizione al governo di Yerevan, l’Alleanza dei Combattenti per la Libertà, è stato pestato selvaggiamente al termine di una piccola manifestazione di protesta nella capitale armena lunedì 21 settembre, come riporta Human Rights Watch.

Il giornalista e attivista è stato trovato nel sangue presso un cantiere non lontano dal luogo delle proteste. Ospedalizzato, Hakobian è stato trattenuto in terapia intensiva per serie ferite alla testa, costole spezzate, e danni ai polmoni. Ripresa coscienza, Hakobian ha affermato di essere stato condotto con la forza da cinque uomini presso un cantiere e lì pestato a sangue.

Secondo altri manifestanti dell’Alleanza dei Combattenti per la Libertà, come riferito da arminfo.am, la manifestazione era terminata e i manifestanti stavano ritirandosi lungo via Abovyan, quando cinque o sei persone in borghese si sono avvicinate ad Hakobian, mostrando un documento di riconoscimento, e l’hanno costretto ad entrare un’area recintata, dove l’hanno poi selvaggiamente pestato. Secondo gli attivisti, durante il pestaggio nessun poliziotto ha risposto alle loro grida d’aiuto; hanno dovuto ribaltare i cassonetti e bloccare via Abovyan – dicono – per attirare l’attenzione delle forze dell’ordine, che sono arrivate sul posto solo un’ora dopo. Per gli attivisti, nell’area vi sono numerose videocamere che potrebbero aiutare nell’identificazione degli assalitori.

La manifestazione, organizzata da un piccolo partito d’opposizione e apparentemente autorizzata, aveva visto alcune decine di dimostranti marciare verso la sede del Partito Repubblicano al governo per chiederne le dimissioni, durante il Giorno dell’Indipendenza della nazione caucasica. L’Alleanza dei Combattenti per la Libertà è un gruppo di veterani della guerra degli anni ’90 per il controllo del Nagorno-Karabakh, fortemente critici dell’attuale governo Sargsyan.

L’attacco contro Hakobian è stato condannato fortemente dall’Alleanza dei Combattenti per la Libertà e da altre associazioni di veterani. Un gran numero di loro si sono ritrovati davanti all’ospedale Surb Grigor Lusavorich di Yerevan, per dimostrare solidarietà con l’attivista, e hanno accusato il governo di aver orchestrato il pestaggio. alcuni hanno minacciato “azioni drastiche” se le autorità non avessero identificato ed arrestato gli assalitori entro mercoledì.

Secondo Human Rights Watch, “le autorità devono immediatamente investigare” i fatti e “portare i responsabili davanti alla giustizia”. “Nessun dimostrante pacifico dovrebbe temere di subire un brutale pestaggio solo per aver espresso le proprie idee“, ha dichiarato Rachel Dember di HRW. L’investigazione del caso Hakobian sarà “un vero test di quanto seriamente il governo armeno tenga fede ai suoi impegni alla libertà d’espressione e di assemblea pacifica”. Il governo di Yerevan, ricorda Dember, “deve mettere in chiaro che chiunque interferisce con manifestanti pacifici sarà reso responsabile davanti alla legge”.

Quello ad Hakobian è il secondo caso di attacco ai vertici del gruppo d’opposizione nello scorso anno. Verso la fine del 2014, assalitori ignoti avevano attaccato tre membri del gruppo che avevano partecipato a varie dimostrazioni d’opposizione. Di tali attacchi non sono stati trovati responsabili. Uno degli assaliti del 2014, Manvel Yeghiazarian, si è detto convinto che anche l’attacco ad Hakobian non troverà responsabili. “Semplicemente non vogliono risolvere questi casi perché… vanno a letto col regime.”

Nello scorso giugno, inoltre, la polizia aveva risposto con la forza ai dimostranti che si opponevano all’innalzamento del 17% del costo dell’elettricità da parte della compagnia elettrica russa InterRAO, monopolista nel paese – il movimento definito #electricYerevan. Nuove proteste, questo mese di settembre, sono state sgomberate ma senza che le forze dell’ordine usassero il pugno duro.

L’Armenia ha deciso durante il 2014 di entrare a far parte dell’Unione Doganale Euroasiatica con Russia, Bielorussia e Kazakhstan, anziché di firmare gli accordi d’associazione con l’Unione europea: un passo che i manifestanti di Electric Yerevan, così come i veterani del Karabakh, considerano nefasto per l’indipendenza del paese, tanto da scendere subito in piazza.

Come ricorda HRW, l’Armenia è membro della Convenzione Europea sui Diritti Umani e ha chiari obblighi non solo di rispettare il diritto ad associarsi pacificamente, ma anche quello di assicurare la sicurezza di chi esercita tale diritto e proteggerli da interferenze illegali. L’Armenia ha anche l’obbligo di portare avanti indagini efficaci sugli attacchi all’integrità fisica e sicurezza personale, e assicurare che l’uso della forza da parte della polizia sia in conformità con gli standard internazionali – che ne limitano l’uso alle situazioni in cui sia assolutamente necessario rispondere a minacce fisiche alla polizia, e che essa sia utilizzata nella maniera strettamente proporzionata e non discriminatoria.

Il coinvolgimento di Hayrapetian, oligarca del calcio e sostenitore del partito di governo

Secondo Hakobian stesso, come riportato da RFE/RL, gli uomini che l’hanno colpito erano mandati da Ruben Hayrapetian, oligarca e presidente della Federazione Calcistica Armena, con ben conosciuti legami con il governo armeno e una storia di attacchi violenti. “Ho riconosciuto uno degli uomini, Tigran, una guardia del corpo di Hayrapetian. Mi ha preso per il collo e mi ha detto ‘Ora ti spieghiamo cosa ne faremo di te’; quindi hanno iniziato a picchiarmi.” Hakobian ha ricordato di aver avuto durante l’estate un violento scontro verbale con Hayrapetian, che l’avrebbe minacciato di violenza fisica, dopo aver partecipato alle proteste contro il caro-elettricità.

Un portaparola della polizia armena ha in seguito dichiarato che “Tigran” sarebbe stato sentito presso una stazione della polizia – ma non arrestato o incriminato. Intanto, Hayrapetian ha negato ogni coinvolgimento nell’attacco, definendo Hakobian “un noto bugiardo” e affermando di non aver guardie del corpo chiamate Tigran. “Mi sta diffamando”, ha replicato a News.am.

Fedele sostenitore del presidente armeno Serzh Sargsyan, Hayrapetian ha una lunga storia di comportamenti violenti. Vari gruppi dell’opposizione armena lo hanno accusato in passato di attacchi ai loro attivisti nel quartiere Avan di Yerevan. Solo il mese scorso, Hayrapetian ha ammesso di aver fatto pestare un altro uomo d’affari in una disputa su debiti arretrati. In tale occasione il procuratore aveva deciso di non incriminare l’oligarca, in base alla sua presunta “riconciliazione” con la vittima.

Foto: RFE/RL

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

Leggi anche

Gli Stati Uniti

Tra lobby e realpolitik: gli USA riconoscono il genocidio armeno

Il Congresso degli Stati Uniti ha votato il riconoscimento del “Genocidio armeno”, un passo nella direzione auspicata da Pashinyan che rischia tuttavia di scatenare tensioni e rivendicazioni.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: