ALBANIA: I bambini protestano contro l’insegnamento dell’italiano a scuola

Nel primo giorno di scuola, 34 bambini della terza elementare hanno protestato insieme coi genitori per un cambio nel programma di studio. La direzione della “Shkolla e Kuqe” (la scuola rossa) di Tirana ha inserito l’italiano come prima lingua straniera al posto della lingua inglese e questo ha provocato la reazione dei genitori e dei bambini che hanno deciso di boicottare la lezione.

Secondo la direzione scolastica di Tirana i genitori sono stati informati nel mese di giugno e, nonostante le consultazioni con loro, non si può cambiare la lingua italiana nel programma, perché è una cosa prevista nel memorandum firmato nel 2007 tra i due governi. “Shkolla e Kuqe” è dentro il progetto “Illiria”, una delle tante classi che hanno l’italiano come prima lingua straniera. I genitori sono stati informati di questo nel mese di giugno”, ha detto la direttrice Byzyka.

“Illiria” è un progetto tra il Ministero dell’Istruzione albanese e il governo italiano ed è stato lanciato nel corso dell’anno accademico 2002-2003 al fine di introdurre la lingua italiana come prima lingua straniera nelle scuole. Il progetto si è esteso fino al 2010 a 19 distretti, con 38 scuole primarie e 24 scuole secondarie, e intendeva aumentare al 10% il numero di studenti che studiano l’italiano come lingua prima straniera.

La protesta dei genitori ha fatto il giro dei media nazionali. Un fatto insolito, data la propensione naturale degli albanesi a imparare la lingua italiana. Durante il comunismo e nei primi anni ‘90 la lingua italiana della RAI e di Mediaset erano l’unico canale di contatto con il mondo occidentale. Durante gli anni del comunismo molte persone sono finite in carcere per aver sintonizzato delle antenne TV che prendevano la RAI per vedere le partite o il festival di Sanremo. Il comunismo vedeva nell’italiano un nemico non dichiarato collegandolo con la lingua della Chiesa cattolica, un nemico dichiarato per la sua forte opposizione al regime di Hoxha.

Oggi, tuttavia, l’italiano ha perso quello slancio vitale dei primi anni ’90 non solo in Albania, ma anche nei Balcani occidentali. I giovanni tendono a preferire come prima lingua l’inglese e come seconda il tedesco o il francese che aprono a più opportunità di lavoro. Nelle frequenze radio che si prendono in Albania c’è la BBC e Radio France Internationale, ma non una sola stazione radio in italiano. Questo ha fatto perdere anche il contatto spontaneo delle nuove generazioni con l’italiano.

Se l’Italia vorrà pesare qualcosa in Albania e nei Balcani occidentali, non è grazie al suo peso militare o alla finanza che ci riuscirà. Il suo strumento di soft power non potrà essere che la sua cultura, che significa la sua lingua, l’arte, la musica, la letteratura. E questo sarà una risorsa fondamentale anche per il rilancio delle esportazioni italiane.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

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