ROMANIA: Un processo riporta alla luce le torture in carcere durante il regime comunista

Sentenza storica espressa in primo appello dalla corte di giustizia romena sul caso Alexandru Visinescu, comandante del carcere di Ramnicu Sarat, a 150 chilometri ad est di Bucarest, che tra il 1956 ed il 1963 si sarebbe macchiato della tortura e omicidio di dodici detenuti all’interno dell’ impianto.

La sentenza in contumacia, tuona in effetti come un precedente importante per la storia della Romania postsovietica, dal momento che mai prima d’ora la corte aveva emesso un verdetto simile. Oltre al verdetto, il tribunale ha ordinato di contribuire, insieme con le agenzie governative, a pagare 300.000 euro di compensazione ai parenti delle vittime. La controparte ed il suo assistente legale pare abbiano accettato la sentenza senza particolari rimostranze a parte definire gli atti compiuti come “imposti dai vertici dirigenziali di sicurezza”.

Oltre a Visinescu, sono attesi altri comandanti di prigioni e campi forzati, tra i quali spicca la figura di Ion Ficior, che gestiva il campo di lavoro Periprava, è in attesa di processo per crimini contro l’umanità.

Durante il processo, che non ha avuto dibattimento in aula, la procura ha enunciato i crimini perpetrati a Ramnicu Sarat, di cui Visinescu sarebbe accusato come comandante, e pertanto persona informata sui fatti che si sono verificati a danno dei 138 detenuti incarcerati sotto il suo comando: dalla mancanza di un adeguata assistenza sanitaria al mancato riscaldamento delle celle di isolamento, pestaggi e denutrizione imputabile a colpe gravi e responsabilità del personale.

“Questa è la decisione più importante mai presa dal sistema giudiziario rumeno per quanto riguarda la responsabilità per l’era comunista”, ha detto Andrei Muraru, che ha avviato il caso nel 2013, quando era direttore dell’Institutului de Investigare a Crimelor Comunismului în România, l’Istituto di indagine sui crimini sotto il comunismo in Romania. Secondo l’Istituto si stima che fino a quasi 2 milioni di persone abbiano subìto la repressione comunista in Romania tra il 1945 e il 1989, tra cui uccisi, imprigionati, deportati o trasferiti. Il numero di carceri sarebbe ammontato a quarantaquattro e quello dei campi di lavoro forzato a circa settanta in cui sono passati oltre tre milioni di romeni.

Oggi alcune carceri sono state trasformate in memoriali dei luoghi della sofferenza, probabilmente il più importante è l’ex carcere di Sighet (soprannominato colonia Danubio) dal 1995 trasformato in memoriale; il penitenziario di Aiud, dal 1947 tristemente noto per la deportazione di intellettuali e uomini di chiesa critici del regime di Gheorge Gheorghiu Dej; e  il carcere di Piteşti, il luogo concentrazionario della “rieducazione” sotto rigido controllo, con intimidazioni fisiche e psicologiche ai detenuti.

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2 commenti

  1. E poi dicono che la colpa dei mali dell umanità sia della religione cristiana; qui ci si accorge che è vero esattamente il contrario e cioè che l’ateismo può produrre le nefandezze più disumane.