UCRAINA: Niente bancarotta, per ora. Kiev chiede una ristrutturazione del debito

Lo scorso 24 luglio il governo ucraino ha provveduto al pagamento di 110 milioni di euro dovuti ai creditori evitando così il default tecnico e l’isolamento dai mercati internazionali. La situazione è però tutt’altro che tranquilla. L’Ucraina ha adesso altri due mesi per negoziare una ristrutturazione del debito prima di trovarsi di fronte a un nuovo pagamento di 500 milioni di euro in scadenza il 23 settembre.

Kiev si era impegnata in un lungo braccio di ferro con i creditori chiedendo a gran voce una ristrutturazione del debito, in pratica una revisione delle condizioni originarie del debito contratto, tagliando il valore dei tassi di interesse e prolungando le scadenze per i rimborsi, al fine di alleggerire l’onere per le casse (vuote) dello stato. Si parlava anche di haircut, ovvero di una riduzione del valore del capitale. Anche il FMI si è schierato dalla parte di Kiev facendo notare come l’onere del debito corrisponda al 95% del PIL ucraino e sia pertanto insostenibile. Ma i creditori non hanno voluto sentir ragioni. Buona parte del debito ucraino è in mano a creditori privatiquasi tutte corporation americane (Franklin Templeton,  la società di investimento TCW; il gestore di Baltimora T. Rowe Price), ma anche la Russia vanta un credito verso Kiev e, in un momento di difficoltà per l’economia russa, Mosca non vuole nemmeno sentir parlare di ristrutturazione.

Il prossimo 20 settembre l’Ucraina dovrà ripagare una parte dei tre miliardi di dollari presi in prestito dall’ex presidente Viktor Yanukovich, soldi che vengono usati anche per portare avanti la guerra nel Donbass. Per Kiev, in sostanza, si tratta di pagare la guerra al nemico. In questo scenario il sostegno del FMI è essenziale per il pagamento delle pensioni e il mantenimento di scuole e ospedali. Tuttavia anche il sostegno del FMI non è privo di trappole.

Il ministro delle Finanze, Natalie Jaresko, ha ceduto di fronte all’opposizione dei creditori ma il governo ucraino non ha alternative e se non verrà concordata una ristrutturazione del debito, allora Kiev è pronta a fare default. Una scelta dolorosa per l’economia ucraina ma soprattutto per i creditori. Il braccio di ferro continua.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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