LIBIA: Mr Marlboro è morto? Le mille vite di Mokhtar Belmokhtar, terrorista

È morto in Libia il terrorista algerino Mokhtar Belmokhtar. I francesi l’avevano soprannominato l’Imprendibile, gli davano la caccia da anni a cavallo fra Mali, Niger e Libia. Oppure Mr Marlboro per via del controllo capillare del contrabbando di sigarette attraverso il deserto. Il padrone del Sahel, l’uomo che ha guidato l’assalto ai pozzi di In Amenas nel 2013, era anche temuto per gli attacchi agli interessi occidentali e i rapimenti. Da quando aveva lasciato al-Qaida nel Maghreb Islamico per fondare al-Mourabitoun era diventato ancora più pericoloso. Secondo gli inquirenti tunisini ha avuto un ruolo nella strage del Bardo di Tunisi di marzo. Nella notte fra sabato e domenica scorsi un raid americano avrebbe colpito l’edificio in cui si trovava ad Ajdabiya, sulla costa libica fra Sirte e Bengasi. Condizionale d’obbligo: Belmokhtar è già stato dato per morto più volte, salvo “resuscitare” a distanza di qualche settimana.

Il raid per proteggere il petrolio libico

La notizia è trapelata da fonti vicine al governo internazionalmente riconosciuto di Tobruk, mentre il Pentagono per ora si limita a confermare il raid, spiegando che Belmokhtar era l’obiettivo principale. L’attacco ha colpito un edificio alla periferia di Ajdabiya, dove si ritiene fosse in corso una riunione dei principali esponenti di Ansar al-Sharia, che occupa la città insieme al Consiglio della Shura locale (creata a marzo e legata ai combattenti di Bengasi) e altri elementi apparentemente collegati con Sirte e lo Stato Islamico. Nelle ore seguenti i miliziani hanno tentato di penetrare nel vicino ospedale di Imhemed al-Magarief per curare i feriti, ma sono stati respinti da una brigata dell’esercito di Tobruk dopo una pesante sparatoria.
Nelle ultime settimane le milizie che occupano la costa fra Sirte e Ajdabiya hanno tentato di espandere la loro zona di influenza, combattendo sia contro Misurata (alleata del governo non riconosciuto di Tripoli) sia contro l’esercito del generale Khalifa Haftar, di base a Tobruk. I miliziani di Sirte, città natale di Gheddafi, hanno occupato l’importante base aerea di al-Ghardabiya pochi chilometri a sud della città, mentre gruppi distaccati a Nawfiliya cercavano di espandersi verso sud. L’obiettivo principale è il controllo dei terminal petroliferi della vicina Sidra e dei pozzi situati nell’entroterra. Questa mossa ha avuto ripercussioni anche a Derna, principale centro occupato dallo Stato Islamico in Libia. Tutti i gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda ancora presenti in città hanno unito le forze all’inizio di giugno sotto le insegne del Consiglio della Shura dei Mujaheddin, cercando di interrompere lo strapotere dello Stato Islamico in città.

Cosa ci faceva Belmokhtar a Ajdabiya?

Nell’infinita frammentazione delle milizie libiche, l’appoggio di Belmokhtar poteva risultare decisivo. Meno di un mese fa il portavoce di al-Mourabitoun, il gruppo di Mr Marlboro, aveva prestato giuramento di fedeltà allo Stato Islamico. Poco dopo però lo stesso Belmokhtar si era affrettato a smentire, ribadendo la sua vicinanza al leader di al-Qaeda al-Zawahiri. Una mossa ambigua: difficile capire se si prospettava una scissione interna al gruppo, oppure se rientrava in una strategia concordata in precedenza. Perché agli jihadisti di Sirte avrebbe fatto comodo l’appoggio di Belmokhtar per controllare il petrolio del deserto. Infatti l’Imprendibile ha consolidato negli anni la sua presenza ad Awbari, città del sud della Libia vicino a Sebha, riuscendo a gestire la conflittualità fra i gruppi tribali Tebu e Zuwayya. L’asse con Belmokhtar, quindi, poteva garantire aiuto da sud in un attacco congiunto ai pozzi, che avrebbe di fatto tagliato la Libia in due.

Belmokhtar e la lunga serie di attacchi agli interessi occidentali

D’altronde questa ipotesi rientra perfettamente nell’agenda di Belmokhtar, sempre più rivolta contro i maggiori interessi occidentali nella regione. Il 16 gennaio 2013 un commando della katiba al-Mulathamin (Brigata Mascherata, nome con cui all’epoca era conosciuto al-Mourabitoun) occupa gli importanti pozzi petroliferi di In Amenas, in Algeria, tenendo in ostaggio circa 800 operai. I miliziani chiedevano la fine dell’intervento francese in Mali, iniziato appena 5 giorni prima con l’operazione Serval. Sempre contro i francesi era diretto l’assalto alle miniere di uranio di Arlit e Agadez, in Niger, gestite dall’Areva. Era il maggio 2013, Parigi stava circondando i ribelli nel nord del Mali, nell’impervio Adrar des Ifoghas, ma il Niger era considerato fuori dalla portata del conflitto.

La sua carriere era iniziata in Afghanistan, dove nel ’91 aveva raggiunto i mujaheddin e aveva ricevuto l’addestramento. Due anni dopo torna in Algeria e si unisce ai GIA (Gruppi Islamici Armati) combattendo nella cruenta e interminabile guerra civile. Poi il passaggio nel ’98 al GSPC (Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, l’antenato di al-Qaida nel Maghreb Islamico o AQMI) dove ottiene il controllo della nona regione nel sud dell’Algeria e mette in piedi una rete di trafficanti dediti al contrabbando, i cui proventi vanno a finanziare il jihad e le altre attività del gruppo. È da allora che Belmokhtar si sposta lungo le antiche rotte carovaniere del Sahara, stringendo legami con altri gruppi e tribù sparsi fra Mauritania, Mali, Niger, Libia. Cresce il suo prestigio e con esso i timori del leader di AQMI Droukdel, che lo vede come una minaccia e riesce a espellerlo nel 2012. Da allora Belmokhtar è più che mai un battitore libero, cambia nome più volte al suo gruppo e stringe alleanze di comodo con altre formazioni come il MUJAO, senza disdegnare rapporti con elementi di AQMI.

Photo credit: Lookoutnews

Chi è Lorenzo Marinone

Giornalista, è caporedattore area Medio Oriente di East Journal. Collabora su Medio Oriente e Nord Africa con il Centro Studi Internazionali e con Osservatorio di Politica Internazionale. Master in Peacekeeping and Security Studies a RomaTre. Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

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