MOLDAVIA: Un’economia contesa

La Moldavia è fuori da ogni dubbio il Paese più povero d’Europa. La piccola ex repubblica sovietica risente ancora di enormi problemi strutturali che non le permettono di sviluppare un’economia allineata con altri Paesi europei. Con un PIL pro capite annuo di 2.300 dollari, non sorprende come la Moldavia stia spingendo il piede sull’acceleratore dell’integrazione europea, qualora essa si possa tradurre in concreti aiuti economici per lo sviluppo (va detto che la Moldavia ha registrato buoni tassi di crescita del proprio PIL, dovuto al basso punto di partenza). La Moldavia si trova però stretta tra due poli di attrazione, Russia ed UE, e come nel caso dell’Ucraina (pur senza voler ridurre la crisi solamente a una questione di integrazione del Paese in Europa), gli avvicinamenti a una o all’altra parte, che la Moldavia compie, comportano delle reazioni che si riflettono inevitabilmente sulla propria disastrata economia.

Problemi relativi all’influenza russa

Nel 2001, entrando a far parte dell’Organizzazione mondiale del commercio, la Moldavia sperava di concludere accordi di cooperazione economica con i Paesi dell’Unione. Giacché questo avrebbe comportato una diminuzione delle esportazioni verso la Russia, maggioritarie nella bilancia dei pagamenti moldava, Mosca non ha voluto assistere inerte al profilarsi di un simile scenario. Giova ricordare che la Moldavia per le importazioni di gas dipende, come ad esempio l’Ucraina, interamente dalla Russia.

L’agenzia sanitaria governativa di Mosca ha deciso nel 2006, di porre un embargo sulle importazioni di vino dalla Moldavia per la presunta presenza di pesticidi nei vini provenienti da Chișinău. La produzione vinicola in Moldavia ha una storia millenaria, ed è stata la maggior produttrice e esportatrice di vino dell’Unione Sovietica. Di più, l’alcol fa parte della cultura della Moldavia, e ha una tradizione talmente radicata da rappresentare un problema anche sociale. In pratica, come rilevato dal dossier pubblicato da Les nouvelles de Romanie e tradotto da Osservatorio Balcani e Caucaso, la Moldavia è stata privata dell’80% delle proprie esportazioni, e molti produttori vinicoli hanno dovuto chiudere i battenti. Soltanto minacciando il voto contrario all’ammissione della Russia all’OMC la Moldavia si è vista togliere l’embargo, e nel 2008 il tasso di crescita del Paese si è attestato sui livelli pre-embargo. Va altresì detto che la manovra di Mosca ha sì mandato in bancarotta molti produttori moldavi, ma ha anche permesso che gli stati europei aprissero la proprie porte al vino moldavo (menzione speciale la merita la Norvegia, la quale ha iniziato a importare metà del vino moldavo che la Russia importava prima dell’embargo).

Mosca ha dimostrato ancor più platealmente il suo disturbo nel vedere un ex paese satellite sfuggire alla propria orbita. La ratifica dell’Accordo di associazione UE, siglato dalla Moldavia nella primavera del 2014, e divenuto effettivo nell’ottobre dello stesso anno, ha comportato una limitazione nelle sue esportazioni di carne. Il Rosselkhoznadzor, l’Autorità federale russa per la sorveglianza veterinaria e fitosanitaria, ha ravvisato nella carne moldava dei rischi di febbre suina. Chișinău ha prontamente affermato che, vista la qualità delle carni che arrivavano in Russia (appena macellate, quindi non lavorate), il danno economico non sarebbe stato eccessivamente rilevante. In questo ennesimo problema rilevato dalle autorità sanitarie russe, la Moldavia ha trovato conforto nell’aiuto, non disinteressato, della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, che insieme a una holding olandese, ha finanziato la costruzione di un piccolo porto commerciale che affaccia sul Danubio, ricavato mediante accordi di utilizzo siglati con l’Ucraina (ricordiamo che la Moldavia non ha sbocchi sul mare). Questo nuovo porto sembra possa permettere all’industria alimentare moldava di riprendersi dal crollo delle esportazioni registrato nei primi mesi del 2015. Ulteriore prova degli interessi moscoviti sul territorio moldavo viene data dall’accordo di attuazione di futuri progetti di interconnessione energetica fra Romania e Moldavia. Evidenti gli interessi di Gazprom nella questione, giacché l’accordo è avvenuto in seguito alla minaccia della compagnia di estrazione di tagliare il gas diretto a Chisinau, qualora il governo non avesse saldato il debito di 5 mld di dollari.

I timidi passi dell’UE

L’Unione Europea osserva con molta attenzione la stabilità della Moldavia, in relazione ai suoi rapporti con la regione secessionista della Transnistria, ed è da leggere in tal senso la firma dell’accordo di associazione per la creazione di una zona di libero scambio globale e approfondito (DCFTA) avvenuta nel novembre del 2014. Questa è stata una presa di posizione netta dell’UE, sebbene avrebbe dovuto tenere conto degli umori della società civile moldava. In Moldavia, difatti, convivono due anime (in base ai sondaggi e ai risultati elettorali), una legata all’amicizia della Russia, e un’altra che tende all’integrazione europea. Alcuni aiuti economici sono già stati erogati da Bruxelles per la formazione professionale, evidentemente lontana dagli standard europei.Questo dualismo della società civile è altrettanto ravvisabile nel governo della stessa Moldavia: un governo di minoranza formato da partiti europeisti e comunisti (storicamente anti-europeisti e ora dalle posizioni meno radicali).

L’Unione Europea evita quindi di commettere passi falsi e fa avanzare timidamente la propria influenza economica. Questo risulta estremamente evidente nel dossier de Le Courrier de Balkans tradotto dall’Osservatorio Balcani e Caucaso, in cui risulta evidente come dall’accordo di Associazione con l’UE l’agricoltura moldava non abbia giovato granché: gli agricoltori che non emigrano condividono lo stesso destino, difficilmente le merci alimentari moldave, inserite nel contesto del mercato unico, avrebbero le stesse possibilità di quelle europee. Mancano quindi riforme strutturali che possano rendere le merci competitive a livello europeo. I proclami secondo i quali l’embargo sulle carni e sui generi ortofrutticoli moldavi non avrebbe leso più di tanto l’economia moldava, si stanno rivelando fallaci. I freni all’esportazione sembrerebbero essere ravvisabili nella scarsa qualità della strumentazione e delle tecniche di imballaggio dei prodotti, e l’UE ha deciso, nell’ambito dei fondi per lo sviluppo agricolo nei paesi del vicinato (ENPARD) di stanziare un finanziamento di 56 milioni di euro, erogati in tre diverse tranche entro il 2018. Il presidente della associazione UniAgroProject, si legge in un altro reportage, “sottolinea che questa prima tranche di 17 milioni di euro è stata inserita nel budget del ministero delle Finanze per l’anno 2015. “Ma tutti sanno che il progetto ENPARD dovrebbe essere in aggiunta alle politiche governative già adottate, e non in sostituzione!”.

La Moldavia sembra accontentarsi dell’obolo, dal momento che il dialogo con Mosca sembra essersi arenato, e contemporaneamente sta allacciando nuovi rapporti economici con la Romania, che stanno permettendo una speranzosa crescita delle esportazioni bloccate dall’embargo russo da un lato, e dalla concorrenza europea dall’altro.

Chi è Gianluca Samà

Romano, classe 1988, approda a East Journal nel novembre del 2014. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi Roma Tre con una tesi sulle guerre jugoslave. Appassionato di musica, calcio e Balcani.

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