MACEDONIA: Grande manifestazione contro il governo. Oggi tocca a Gruevski

Come sempre in questi casi, non ci sono cifre esatte (almeno 20.000 per la AFP, 60.000 per Balkan Insight, 100.000 per gli organizzatori). Ma è indubbio che la manifestazione di Skopje ha visto un’ampia partecipazione popolare ed è un buon successo per l’opposizione anti-governativa, al primo banco di prova nazionale, dopo le proteste scoppiate nella capitale contro l’esecutivo di Nikola Gruevski. Il premier è accusato di una lunga lista di abusi giudiziari, di polizia e di casi di corruzione, rivelati dalle cosiddette “bombe”, le intercettazioni diffuse dall’opposizione che inchiodano diversi ministri e stretti collaboratori del premier. Soprattutto, la manifestazione giunge ad appena una settimana dai fatti di Kumànovo che, secondo alcuni, avrebbe potuto diffondere un clima di paura e riflusso nel fronte anti-Gruevski, nonché sfiducia nelle relazioni interetniche.

Il corteo, invece, si è svolto in un clima del tutto pacifico e disteso, a tratti addirittura festivo, in cui gli interventi di politici ed attivisti dal palco si sono alternati a gruppi di musica rock e folk. Uno dei messaggi più forte è a presenza in massa di bandiere macedoni mischiate a quelle delle minoranze nazionali (albanese, turca, rom, serba; moltissime le foto con i simboli congiunti che hanno avuto grande seguito nei social network) dimostrano ancora una volta il carattere civico e plurale del movimento. Come riferisce Al Jaazera Balkans, tra i vari interventi sul palco c’è stato quello di uno studente macedone e di una albanese, ciascuno nella propria lingua. “Credo che abbiamo scritto la storia, e non solo della Macedonia, ma dei Balcani multietnici. Oggi tutti erano qui con noi. E chiediamo con più forza le dimissioni di Gruevski, dei vertici della Procura nazionale e della radio-televisione”, ha dichiarato ad AJB Zoran Zaev, leader del partito socialdemocratico macedone (SDSM). “Chiediamo le dimissioni perché stanno rubando, manipolando e terrorizzando la gente. Ci aspettiamo un futuro migliore per noi e i nostri figli”, dice Svetlana, una manifestante intervistata da Meta.mk. Svetlana viene proprio da Kumanovo, il luogo in cui, sostiene, “hanno creato una guerra per soddisfare le loro menti malate”.

Che il discorso di Zaev e dei socialdemocratici (oggi accompagnati in piazza da alcuni rappresentanti del Partito Socialista Europeo) si stia radicalizzando, lo dimostra che lo stesso SDSM ha fatto appello a continuare la mobilitazione non-stop davanti al palazzo del governo finché il governo non si dimetterà; in serata qualche centinaio di manifestanti è ancora sul posto e rimarrà a presidiare la piazza nelle tende, riferisce Meta.mk, secondo cui lo stesso Zaev si è impegnato a passare la notte con loro. D’altra parte, resta da capire se e per quanto l’opposizione manterrà una strategia comune. Potrebbero crescere i malumori per la sovraesposizione di Zaev, accusato da alcuni di usare il palco della protesta come un comizio auto-personale e che prima o poi sarà chiamato a scegliere tra negoziazione con il governo o mobilitazione contro di esso. Si attende, inoltre, la risposta di Gruevski e del suo partito VMRO, che ha convocato per il pomeriggio di lunedì una contro-manifestazione di supporto al governo, invocando la stabilità del paese e la propria legittimità di azione come forza di maggioranza.

Oltre agli effetti sul paese, la mobilitazione in Macedonia invita a una riflessione sui possibili scenari nell’area balcanica. Si tratta infatti di una delle proteste di piazza più numerose non solo nella storia del paese, ma dell’intera regione ex-jugoslava negli ultimi 20 anni. Continuano a diffondersi le indimostrate e indimostrabili voci che dipingono Skopje come teatro di una presunta “rivoluzione colorata” o, peggio, come la miccia che riaccenderebbe il virus della guerra etnonazionalista nei Balcani. Sarebbe legittimo chiedersi, invece, se le proteste di questi giorni non possano lanciare un segnale di risveglio sociale alle popolazioni della regione, intorpidite da più di venti anni di propagande scioviniste, transizioni incompiute e precarietà economica. L’analista Jasmin Mujanović commenta su twitter: “A Skopje non vogliono solo che Gruevski si dimetta, lo vogliono in carcere. E se ci riuscissero, cambieranno la politica dei Balcani in toto”. Prosegue Mujanović: “Tutti gli oligarchi balcanici hanno gli occhi puntati sulla Macedonia in questi giorni. E se Gruevski cade, nessun governo nella regione sarà al sicuro. Sarà un cambiamento di paradigma”.

Chi è Alfredo Sasso

Dottore di ricerca in storia contemporanea dei Balcani all'Università Autonoma di Barcellona (UAB); assegnista all'Università di Rijeka (CAS-UNIRI), è redattore di East Journal dal 2011 e collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso. Attualmente è presidente dell'Associazione Most attraverso cui coordina e promuove le attività off-line del progetto East Journal.

Leggi anche

Peter Handke

Premio Nobel a Peter Handke, l’uomo che nega Srebrenica

Come si fa ad assegnare il premio Nobel per la Letteratura a Peter Handke, uno che nega l'esistenza del massacro di Srebrenica? Uno che andò a piangere sulla tomba di Milosevic?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: