RUSSIA: Le due Pussy Riot gettano le maschere e diventano più popolari che mai

Un video un po’ glamour, privo di maschere colorate o musica punk, attraverso il quale Nadya Tolokonnikova e Maša Alechina, in compagnia delle attiviste LGBT Marija Boronova ed Elena Kostyuchenko, hanno lanciato un appello generale per invitare i russi a manifestare contro la condanna inflitta ai fratelli Navalny. Ecco l’ultima performance delle Pussy Riot, dedicata ad Aleksej, il blogger e avvocato russo arrestato lo scorso dicembre per frode.

Nel clip vediamo le quattro giovani donne elegantemente vestite da streghe e ben truccate spazzare la piazza Manežka, ai piedi del Cremlino (luogo dell’appuntamento), ripetendo più volte quattro semplici parole, ma molto significative: pulito (čisto), onesto (čestno), parola (slovo), caso (delo). Nadya Tolokonnikova, nel pubblicare l’evento, twitta: “Volevamo pulire la neve dai nostri peccati, e oggi abbiamo deciso di pulire per voi quelli di piazza Manežka”.

Ma che fine hanno fatto i vestiti dai colori vistosi e i passamontagna fluorescenti (balaclava) che le hanno rese famose in tutto il mondo? Cosa resta oggi del gruppo punk che ha scosso il mondo a suon di chitarre elettriche e proteste anti-Putin?

“Madonna, liberaci da Putin!”

Nadya e Maša continuano a far parlare di loro regolarmente nonostante siano passati ormai quasi tre anni dalla loro scandalosa performance nella cattedrale moscovita, ed un altro dalla loro uscita dal carcere. Liberate con l’amnistia alla vigilia delle Olimpiadi di Sochi 2014, non si può fare a meno di chiedersi cosa si nasconde dietro tutta la popolarità internazionale che aleggia ancora oggi intorno a queste femministe russe che hanno letteralmente scosso il mondo intero con le loro stravaganti proteste contro la corruzione, i brogli elettorali e i forti legami tra Stato e Chiesa in Russia.

“Chi avrebbe mai detto che l’elefante corrotto avrebbe avuto paura dei colori fluorescenti e dei volti coperti di pochi topolini armati di una connessione internet, di qualche videocamera e di una chitarra elettrica?” (da “Madonna liberaci da Putin!” di Andrea Vania)

La loro storia ci viene raccontata oggi in un libro originale e molto documentato, tutto italiano: “Madonna liberaci da Putin! Le Pussy Riot scuotono la Russia (e non solo)”, di Andrea Vania per Volo Libero Edizioni.

Il volume narra per la prima volta il fenomeno di questo collettivo che si definisce femminista e anarchico tra passato e presente, proponendo una visione diversa dei fatti. Descrive nei dettagli il grande fermento che ruota intorno alle protagoniste, Nadya, Masha e Katya (la meno popolare delle tre arrestate), tentando di capire i motivi delle loro proteste, cercandone le cause e valutandone le conseguenze, senza giudicare i loro gesti ma nemmeno giustificandoli. Andrea Vania, che ha deciso di mantenere l’anonimato scegliendo uno pseudonimo, che a quanto pare le Pussy Riot approverebbero (unisce infatti i due generi, maschile e femminile), analizza questo fenomeno ormai diventato di natura politica e sociale, più che musicale, nonostante la musica resti inevitabilmente una parte essenziale del libro: insieme ai suoi curatori (Daniele Paletta, Mikhail Amosov e Claudio Fucci) egli inserisce nell’opera i testi delle canzoni del gruppo, nella versione russa originale accompagnata da un’ottima traduzione italiana a fronte.

Già dal titolo si può notare tutta l’ambiguità che caratterizza lo stile del racconto: la presenza della preghiera e dell’importante figura religiosa non ci vieta di pensare all’omonima cantante americana che, insieme ad altre numerose personalità mondiali dello spettacolo, ha sostenuto le Pussy Riot fin da subito nella loro protesta e nel loro cammino verso la giustizia. Si parla infatti del percorso delle ragazze durante l’arresto, il processo e soprattutto la dura vita penitenziaria; si parla di diritti umani, di Stato e Chiesa nella Russia di oggi, di libertà d’espressione e dell’Ong per la difesa dei diritti dei carcerati fondata da Nadya e Masha dopo la scarcerazione, nonché della loro lotta continua per continuare a far valere le proprie posizioni. Il tutto correlato da dichiarazioni, lettere, interviste e pezzi inediti, e soprattutto da un’opinione sincera e distaccata dell’autore.

L’arresto e la prigionia delle ragazze hanno reso note principalmente Nadya e Maša, e agli occhi del mondo sono oramai loro le Pussy Riot. Il resto del gruppo esiste ancora ma, come loro stesse affermano, ha smesso di essere quello per cui è nato: il tempo passa e le idee, come le persone, si evolvono e cambiano.

“Madonna liberaci da Putin” è una lettura che scorre tranquilla e che ci invita a conoscere le Pussy Riot dalla nascita sino al momento di andare in stampa. Da allora molto altro è successo e non ci resta che scoprirlo.

Una comparsa televisiva?

La notizia è stata confermata: Nadya e Maša, recentemente escluse dal gruppo punk Pussy Riot per “divergenze artistiche”, hanno deciso di gettare definitivamente le maschere e di tornare a far parlare di loro in modo più mediatico e meno sovversivo (ma non di certo meno sobrio!): debutteranno infatti nella terza stagione di “House of Cards – Gli intrighi del potere”, la serie americana che sta avendo grande successo non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia e in Europa.

Al fianco di Kevin Spacey, che impersona il presidente statunitense della serie (Francis Joseph “Frank” Underwood) e di Lars Dittmann Mikkelsen, l’attore danese che incarna il “finto” presidente russo Vladimir Putin, conosciuto ai telespettatori come Viktor Petrov, le ragazze interpreteranno semplicemente loro stesse riuscendo, a quanto pare, a riappacificarsi perfino con il loro amato presidente. Una presa in giro o un gioco mediatico?

Niente spoiler fino all’uscita della terza stagione in Italia. Ricordatevi solo di non perdervi i titoli di coda perché la colonna sonora sarà un pezzo inedito scritto e cantato dalle nostre due giovani eroine.

Foto: Roman Magician

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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