POLONIA: Taglio ai salari e crisi delle produzioni, la primavera calda di Varsavia

In Polonia si respira da mesi aria di forte tensione tra la Jastrzębska Spółka Węglowa (JSW),  con i suoi oltre 20.000 dipendenti la più grande compagnia di carbone coke dell’Unione Europea e i suoi minatori. Motivo del contendere: congelamento e livellamento degli stipendi dei dipendenti con l’obbiettivo di ridurre i costi di produzione e dunque salvaguardare la competitività all’interno del mercato unico europeo. Oltre alla delicata situazione dei minatori si aggiungono le sonore proteste degli allevatori e agricoltori che al momento stanno preparando una mobilitazione nazionale in programma prossimamente a Varsavia.

La Polonia sta vivendo da gennaio una parentesi nettamente critica per il governo di Ewa Kopacz, intento a sedare gli animi per le numerose agitazioni sindacali intorno al caso JSW. Nonostante vi siano stati avvicinamenti tra sindacato e consiglio d’amministrazione, attraverso adeguamenti e rinunce da entrambe le parti, la situazione resta delicata.

Lo sciopero è sostenuto dalla maggior parte delle rappresentanze sindacali locali: “Solidarnosc”, ZZG (la federazione dei minatori dell’OPZZ), FZZ (Forum dei sindacati), WZZ “Sierpien 80″ (Sindacato libero “Agosto 80″), “Kadra” (Sindacato dei quadri), ecc. I cinque principali sindacati della regione hanno costituito un comitato intersindacale di sciopero.

In questi tre mesi gli scioperi sono sfociati in episodi di agitazioni, come dimostra lo sciopero conclusosi il 13 febbraio, con tanto di guerriglia e barricate da strada a Jastrzebie Zdroj, quartier generale della compagnia, dove si sono contati feriti tra manifestanti e agenti.

Tra le rivendicazioni, oltre all’annullamento dei licenziamenti e al rispetto degli accordi firmati, anche quella dell’allontanamento dell’amministratore delegato Jaroslaw Zagorowski, che i minatori hanno accusato di voler portare la società al fallimento per poi potersene impadronire al miglior prezzo, oltre che di vane promesse sulla questione dell’estensione della settimana lavorativa a sei giorni, che avrebbe portato ad un aumento nel monte ore lavorative e negli stipendi dei dipendenti.

L’ex ministro delle finanze Jacek Rostowski, ora funzionario dell’ufficio del primo ministro, afferma soddisfazione riguardo ai negoziati tra consiglio di amministrazione JSW, sindacati e minatori, i quali hanno accettato riforme mai introdotte prima nel settore minerario: taglio ai bonus del lavoro e aumenti di stipendio congelati, portando il governo a risparmiare circa 50 milioni di zloti.

Se la situazione delle miniere resta all’ordine del giorno, se ne aggiunge un’altra: il forte malcontento degli agricoltori e allevatori polacchi che subiscono i postumi delle sanzioni alimentari decise della Russia. Le sanzioni hanno messo in ginocchio il commercio e la produzione, in particolare l’export di carne di maiale e di latte. Bersaglio delle manifestazioni è il ministro dell’agricoltura Sawicki, che dalla sua intende accelerare il trasferimento di fondi per l’agricoltura dai programmi di sostegno esistenti, compresi i pagamenti diretti per il 2014.

Il diffuso malcontento di operai, minatori, agricoltori e allevatori dà segnali di destabilizzazione intorno all’esecutivo di Ewa Kopacz e dei suoi ministri. In special modo l’incombenza delle elezioni presidenziali previste il prossimo maggio e di quelle parlamentari che si terranno ad autunno, esercitano forti pressioni e un forte monito su cui lavorare sodo nel breve periodo, sia per garantire armonia tra le parti sociali, sia per ben più pragmatici ed individualistici interessi politici.

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