ISRAELE: “L’Iran non sta sviluppando armi atomiche”. Il cablogramma del Mossad che imbarazza Netanyahu

Il Mossad smentisce Netanyahu sui reali progressi del nucleare iraniano per scopi militari. È quanto si ricava dalla lettura di un cablogramma proveniente dai servizi segreti israeliani, datato 22 ottobre 2012, e finito da qualche giorno nelle mani dell’unità investigativa di al-Jazeera. Il breve report contiene informazioni dettagliate sulle quantità di uranio in possesso dell’Iran, sul loro livello di arricchimento, e alcune valutazioni circostanziate sul loro possibile impiego da parte di Teheran. Il Mossad afferma che l’Iran, a quell’epoca, non stava svolgendo le attività necessarie allo sviluppo di armi atomiche e non era pronto per arricchire ulteriormente l’uranio di cui disponeva. Uranio che non poteva ancora essere usato per fini militari. Eppure il premier Netanyahu nel settembre del 2012, quindi appena un mese prima, aveva affermato dal Palazzo di Vetro dell’ONU che l’Iran era ormai a un passo dall’ottenere l’atomica.

Cosa dice il cablogramma

Secondo la ricostruzione di al-Jazeera, che pubblica sul suo sito una copia del documento trapelato, il cablogramma del Mossad era indirizzato al South Africa’s State Security Agency (SSA). Insieme ad altre centinaia di dossier, file e cablogrammi, fa parte di uno dei maggiori “leak” delle principali agenzie di intelligence degli ultimi tempi. Quasi tutti i documenti recano un livello di protezione “classified” o “top secret” e coprono un arco temporale che va dal 2006 al dicembre del 2014. Si tratta di report di sorveglianza, scambio di informazioni fra agenzie di intelligence, prove di infiltrazioni, furti e ricatti. Al-Jazeera afferma di aver fatto valutare l’autenticità del documento del Mossad da un consulente indipendente (che ha dato luce verde), e contestualmente ha passato l’informazione al quotidiano britannico The Guardian, lo stesso che per mesi ha setacciato il materiale sottratto dall’ex agente dell’NSA statunitense Edward Snowden, affinché verificasse per conto suo la notizia.

Il cablogramma è contrassegnato dal numero progressivo 9342 e ha come oggetto “Iran / Nuclear / Program Status”. Le informazioni sono divise in 18 punti. L’ultimo della prima parte, dedicata ai temi salienti, stabilisce la “bottom line”, cioè cosa deve essere considerato della massima importanza. Gli agenti segreti israeliani scrivono: “Benché l’Iran in questa fase non stia avviando le attività necessarie a produrre armi, sta lavorando per ridurre i gap in aree che appaiono legittime, quali l’arricchimento, i reattori, che ridurranno il tempo richiesto per produrre armi nel momento in cui l’ordine venga effettivamente dato”.

Quanto uranio? Quale uranio?

Il Mossad dunque non sostiene che l’Iran non rappresenti una minaccia tout court, ma ne ridimensiona notevolmente la portata. Infatti, come si legge al punto 6, Teheran “non è pronta per arricchire ulteriormente” l’uranio di cui dispone. Di quanto uranio dispone l’Iran? Stando all’informativa del Mossad di 5.500 kg di uranio al 5% e di 100 kg arricchiti al 20%, rispettivamente prodotti a un ritmo di circa 250 kg e 12 kg al mese. Il punto numero 1 del report afferma che la quantità di uranio al 20% non sta aumentando, perché viene convertito in combustibile nucleare per il Teheran Research Reactor. Con gli accordi di Ginevra del 2013, questi 100 kg sono stati tutti diluiti o convertiti.

Per costruire un ordigno nucleare, l’uranio deve essere arricchito almeno al 90%. Il report del Mossad non lascia pensare che tali livelli possano essere raggiunti nel breve periodo, sia per ragioni tecniche che per scarsità di materiale fissile.

Cosa diceva Netanyahu

Davanti all’assemblea delle Nazioni Unite nel settembre del 2012, il premier Netanyahu aveva lanciato l’allarme senza mezzi termini. “La prossima primavera, al massimo la prossima estate, ai tassi di arricchimento attuali, [l’Iran] completerà la fase intermedia di arricchimento e passerà allo stadio finale. Da quel momento, sarà questione solo di pochi mesi, forse di poche settimane prima che ottengano abbastanza uranio arricchito per la prima bomba”. Per smuovere maggiormente gli animi dei presenti, Netanyahu mostrò una bomba disegnata in modo stilizzato, con tanto di miccia accesa, e divisa in tre livelli. Con un evidenziatore tracciò un linea fra il secondo e il terzo livello, a segnalare fin dove erano arrivati gli scienziati e i tecnici iraniani secondo le sue fonti. Il discorso fece scalpore, e non per l’esposizione “didattica”: la conclusione, secondo Netanyahu, era che l’Iran rappresentava in quel momento una minaccia grave non solo per Israele ma per l’intera comunità internazionale.

Una notizia scomoda in un momento delicato

Fino a che punto possono essere profonde le divergenze fra il Mossad e il premier israeliano? In assenza di prove certe, alcune dichiarazioni di esponenti di primo piano dei servizi segreti di Tel Aviv possono costituire un indizio. Intervistato nel marzo del 2012, l’ex capo del Mossad Meir Dagan avvertiva di non sopravvalutare il rischio rappresentato dalle attività iraniane in ambito nucleare. Bollava poi come “stupida idea” quella di ventilare l’ipotesi di un attacco all’Iran, almeno prima che venissero considerate tutte le altre opzioni. Affermazioni che suonano in disaccordo con la politica in quel momento portata avanti da Netanyahu. Dagan si era dimesso dall’incarico nel dicembre del 2010, adducendo come ragione la sua opposizione all’ordine di Netanyahu di preparare un piano militare di attacco all’Iran. A negare ogni divergenza fra l’informativa del Mossad e le parole di Netanyahu all’ONU è invece un alto ufficiale del governo israeliano, intervistato dal Guardian: entrambi avrebbero affermato che l’Iran stava arricchendo uranio per produrre un’arma nucleare.

Infine, le tempistiche della comparsa del cablogramma. La notizia arriva in una congiuntura decisamente particolare. Il 17 marzo si terranno le elezioni per il rinnovo della Knesset, un passaggio delicato per l’attuale premier, che rischia di perdere voti soprattutto a vantaggio degli schieramenti più conservatori. I negoziati sul nucleare iraniano sembra stiano per portare a una qualche forma di accordo. La scadenza ultima per un accordo-quadro è fissata per la fine di marzo, l’intesa potrebbe arrivare entro il 30 giugno. I rapporti fra l’Iran e gli Stati Uniti negli ultimi tempi sono leggermente migliorati, abbastanza per provare a sistemare definitivamente il dossier del nucleare. Netanyahu ha insistito per parlare al Congresso degli Stati Uniti il 3 marzo, l’obiettivo dichiarato è scongiurare qualsiasi tipo di accordo. Ciò ha irritato la Casa Bianca, che teme toni troppo accesi e un conseguente danno per le trattative in corso. Il presidente Obama ha annunciato che non riceverà Netanyahu, ufficialmente perché l’incontro avverrebbe troppo a ridosso delle elezioni in Israele.

Chi è Lorenzo Marinone

Giornalista, è caporedattore area Medio Oriente di East Journal. Collabora su Medio Oriente e Nord Africa con il Centro Studi Internazionali e con Osservatorio di Politica Internazionale. Master in Peacekeeping and Security Studies a RomaTre. Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

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