GRECIA: Il governo sospende il campionato di calcio

Il calcio greco chiude i battenti, almeno per il momento. Dopo i violenti scontri di domenica scorsa, durante il derby tra Panathinaikos e Olympiakos, il governo ha deciso – in concerto con i rappresentanti della Federcalcio ellenica e delle due leghe Super League (prima divisione) e Football League (seconda) – di sospendere il campionato di calcio.

I fatti

 La scorsa domenica, le due squadre di Atene e le prime del paese si sono confrontate sul terreno di gioco durante il derby poi vinto dal Panathinaikos per due reti a uno. Dopo 15 minuti di fuochi d’artificio, i tifosi del Panathinaikos hanno invaso il campo per impedire che il presidente della squadra avversaria, Vagelis Marinakis, facesse la sua solita passeggiata sul terreno di gioco; dopodiché, hanno dato la caccia ai giocatori, i quali – insieme allo staff dell’Olympiakos – sono stati lapidati con razzi e proiettili.

Al termine degli scontri, la polizia ha effettuato 11 arresti, mentre un giocatore dell’Olympiakos – il nigeriano Michael Olaitan –, dopo aver perso conoscenza durante il primo tempo ed essere stato ricoverato in ospedale, ha riportato una miocardia dovuta a spavento, ansia e stress. L’ex giocatore della Lazio, Kasami, ora all’Olympiakos, è stato invece colpito alla testa, per fortuna senza gravi conseguenze, da un petardo lanciatogli contro dagli spalti mentre si avviava verso la panchina.

Ad infiammare gli animi e gli spiriti ci hanno pensato poi gli stessi presidenti delle due squadre; nell’assemblea di Lega, il boss dell’Olympiakos Marinakis avrebbe tirato un bicchiere addosso al presidente del Panathinaikos Yiannis Alafouzos, mentre una guardia del corpo avrebbe tirato un pugno in faccia al suo secondo Vassilis Constantinou (il condizionale è d’obbligo quando si tratta di voci non seguite da prove).

Siamo all’inizio della fine (…). Tutti dobbiamo capire che il calcio con la violenza, l’irrazionalità e la barbarie non può andare avanti”, ha detto il vice ministro dello Sport Stavros Kontonis. E ha concluso: “La decisione del Primo ministro e del governo di eliminare questo fenomeno che insulta tutti noi e la nostra cultura è definitiva” e il campionato non verrà riaperto “finché non verranno intraprese tutte le iniziative necessarie – da parte di tutti i soggetti interessati – perché sia combattuta la violenza e sia modificato il quadro legislativo». Sono già state ventilate alcune possibili soluzioni, come i ticket elettronici, le telecamere di sicurezza e, come in Italia, anche l’introduzione della tessera del tifoso; spetterà ora ai club decidere se uniformarsi a queste nuove regole oppure no.

Un calcio violento

Le tifoserie, in Grecia, sono note per essere molto accese e per avere, al loro interno, cospicue frange di violenti; è infatti già il terzo stop solo in questo campionato: il primo a settembre, a seguito della morte di un ragazzo dovuta agli scontri avvenuti tra i supporter dell’Ethnikos Pireo e dell’Irodotos, in quarta divisione; il secondo a novembre, dopo l’aggressione ai danni di Christoforos Zografos, vicedirettore della Commissione centrale arbitrale.

La “vivacità” delle tifoserie greche si somma poi – nel caso del derby di Atene – alla eccezionale rivalità che contrappone non solo le curve delle squadre più famose e blasonate, ma anche i loro padroni-proprietari; da anni la vittoria del campionato è affare privato dei rossi dell’Olympiakos del Pireo, di proprietà del magnate/banchiere/armatore/grande oligarca Vangelis Marinakis, e dei verdi del Panathinaikos, di proprietà del magnate/banchiere/armatore/grande oligarca Yannis Alafouzos.

Giusta o sbagliata, la decisione del governo appare molto coraggiosa, soprattutto in un momento in cui Tsipras e compagni stanno giocando una partita ben più difficile, in perenne trasferta a Bruxelles, contro un avversario molto potente e con il solo sostegno di una tifoseria che, però, è sempre più numerosa e rumorosa.

Chi è Flavio Boffi

27 anni, dottorando in Studi Politici a La Sapienza, laureato in Relazioni Internazionali all'Università degli Studi Roma Tre. Collaboro con East Journal da giugno 2014, dopo aver già scritto per The Post Internazionale e Limes.

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