KOSOVO: Tensioni con la Serbia sulla nazionalizzazione delle miniere di Trepča

Da BELGRADO – Da alcuni giorni le tensioni tra Serbia e Kosovo sono tornate sulle prime pagine di tutti i media locali. Questa volta, a provocare le tensioni è stata una decisione del governo di Pristina che avrebbe trasformato in azienda pubblica e dunque in proprietà della Repubblica del Kosovo, il mastodontico complesso minerario-industriale di Trepča/Trepça, situato a Mitrovica nel nord del Kosovo. É cosi che un problema di natura economica si è trasformato in una crisi politica che nel corso dello scorso fine settimana ha rischiato di causare l’ennesima rottura tra Belgrado e Priština.

Che cos’è Trepča e cosa rappresenta?

Il complesso minerario industriale di Trepča è stato una delle più grandi società della Jugoslavia socialista che al culmine della propria storia dava lavoro a circa 23.000 dipendenti e produceva circa il 70% delle risorse minerarie utilizzate e distrubuite in Jugoslavia. Trepča all’epoca era un conglomerato di circa 40 miniere e fabbriche distribuite sul territorio di Serbia e Kosovo, il cui cuore pulsante ruotava attrono al complesso minerario situato ad est di Mitrovica, nel nord del Kosovo.

Dal 1999 la situazione di Trepča è diventata ancora più complessa: il mastodontico complesso venne di fatto suddiviso “su base etnica”, tra parte serba ed albanese, tralasciando quindi tutto l’aspetto tecnologico necessario a garantire la produttività del sito. Trepča è quindi stata ufficiosamente suddivisa sull’asse nord – sud, dove la parte meridionale albanese comprende il 70% delle capacità produttive, ma anche quattro miniere tra le quali la più grande e famosa, “Stari Trg”. La parte settentrionale “Trepča Sever” è legalemente una holding serba che assume ufficialmente 1.200 dipendenti, che di fatto sono 4.000. Grazie infatti ad un sistema di rotazione mensile, in base al quale i dipendenti si sostituiscono ogni 30 giorni, si garantisce la sopravvivenza di larga parte della popolazione serba del nord del Kosovo. Trepča risulta dunque una risorsa fondamentale per ambo le parti.

Trepča oggi

Quindi, seppur ufficialmemte considerata un’unica entità, in Trepča convivono di fatto due componenti tecnologico-economiche. Per questo motivo le compenenti di Trepča si trovano cosi a dover rispettare le leggi della repubblica di Serbia così come la normativa kosovara e quella della missione UNMIK che ha prima posto sotto amministrazione speciale parte del complesso e poi e’ rimasta parte della sua gestione.

I problemi politici, legislativi ed economici legati al complesso sono tuttavia sintomo di interesse multilaterale per lo stesso. Le miniere infatti hanno ancora un potenziale enorme che rimane ancora da sfruttare: circa 3 milioni di tonnellate di piombo, 2 milioni di tonnellate di zinco e circa 5000 tonnellate di argento. In base ad alcune stime Trepča è inoltre il quinto bacino al mondo per la lignite.

La mossa del governo di Priština

La situazione già caotica è stata ulteriormente complicata quando in una seduta straordinaria del governo del Kosovo, è stata approvata una proposta di modifica della Legge sulle aziende pubbliche, che avrebbe consentito alla Repubblica del Kosovo di ottenere il pieno controllo sul complesso di Trepča, trasformandolo in azienda pubblica e di fatto nazionalizzandola in base al principio di territorialità. “Trepča è su territorio kosovaro e di conseguenza proprietà di tutti i cittadini che vi vivono, siano essi serbi, albanesi o altri” Con questa dichiarazione si è espresso il premier del Kosovo, Isa Mustafa, annunciando che lunedì 19 gennaio il Parlamento avrebbe votato l’approvazione della proposta.

La risposta di Belgrado

La decisione ha suscitato l’immediata reazione del governo di Belgrado che ha dichiarato che qualora la proposta di legge fosse stata approvata, la Serbia non avrebbe in nessun modo riconosciuto l’acquisizione unilaterale di Trepča. La motivazione è che il proprietario di maggioranza del complesso è il Fondo per lo sviluppo della repubblica di Serbia che ne detiene il 56%. Il premier Aleksandar Vučić ha inoltre aggiunto che tale decisione del governo kosovaro avrebbe minato alla base i negoziati a seguito degli Accordi di Bruxelles, ed ha invitato anche la comunità internazionale ad intervenire per trovare una soluzione consona e corretta per tutte le parti coinvolte. “Non toccate ciò che è nostro, è una rapina. Con questo atto unilaterale minate Buxelles-2 con il quale dovremmo discutere il tema della proprietà e gestione degli immobili in Kosovo e Metohija. Gli atti unilaterali vanificano gli accordi di Bruxelles e riporteranno l’instabilità nella regione” – queste le parole di Marko Đurić, direttore dell’Ufficio della Serbia per Kosovo e Metohija.

Trepča appariva anche nella lista delle 502 aziende offerte in privatizzazione dalla Serbia. Per Trepča, l’Agenzia serba di competenza ha infatti ricevuto quattro lettere d’interesse da parte di società estere ma ne aveva posticipato la procedura di privatizzazione, per dare priorità allo svolgimento dei negoziati nel contesto degli accordi di Bruxelles. Tale decisione si riferiva a tutte le 18 società serbe operanti su territorio kosovaro ed offerte ai privati. La buona fede della componente serba ha subito traballato ed il ministro dell’economia serbo Željko Sertić ha subito dichiarato che “qualora le autorità non modifichino la loro posizione su Trepča, avvieremo immediatamente la privatizzazione della società perchè la Serbia ha l’obbligo di tutelare la propria proprietà”.

La giornata di lunedì si è tuttavia conclusa con un dietrofront del governo kosovaro che ha ceduto alle pressioni degli ambasciatori internazionali presenti in Kosovo e del governo serbo. Il premier Mustafa ha infatti chiesto al parlamento kosovaro di approvare la modifica alla legge, ma di escluderne Trepča, La motivazione presentata  è che la proposta di legge presentata al parlamento non includeva anche la questione relativa ai 1.4 miliardi di euro di debiti che pesano sul complesso, aggiungendo che gli stessi non fossero noti al governo. A conclusione della giornata l’unica vera certezza è che le negoziazioni sulla gestione della proprietà previste dagli accordi di Bruxelles (cosìddetti Bruxelles-2) verranno aperte prima del previsto.

Il futuro di Trepča

Il destino di Trepča rimane dunque incerto. La crisi è rientrata ma ha lasciato dietro di se due importanti segnali. In primis, gli accordi di Bruxelles per la prima volta vengono visti come un quadro desiderabile entro il quale risolvere le questioni tra Belgrado e Pristina. Secondo, sono emersi segnali di instabilità nel governo kosovaro, mentre l’opposizione ha invitato i lavoratori della parte kosovara di Trepča allo sciopero. Stabilito poi che il fallimento di Trepča non sarebbe favorevole né all’una né all’altra parte, il destino dei numerosissimi dipendenti del colosso industriale sarà salvo solo se le parti politiche coinvolte sapranno riportare la discussione sul piano economico piuttosto che politico. Un po’ a ricordare Germania e Francia, la CECA e il 1951.

Foto: info-ks.net

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Un commento

  1. Se ci fosse una volontà politica, le miniere di Trepca da pomo della discordia potrebbero divenire strumento di dialogo e conciliazione. Entrambe le etnie, difatti, necessitano di una fonte economica in grado di dare lavoro e nuove opportunità di sviluppo: la miniera, con la sua ricchezza, potrebbe divenire luogo di lavoro per tutti, e, di conseguenza, luogo di incontro e dialogo tra lavoratori serbi e albanesi, come avveniva durante il periodo jugoslavo. La mia speranza è che i prossimi negoziati possano rendere tutto questo reale, ma, viste le recenti mosse e dichiarazioni e il comportamento delle rispettive elite, ci credo poco.

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