RUSSIA: Rivalutare l'occupazione sovietica dell'Afghanistan? L'iniziativa della Duma

Nell’anniversario di due date fatali nella storia dell’URSS, l’invasione dell’Afghanistan nel 1979 ed il ritiro delle truppe sovietiche dallo stesso paese nel 1989, i fantasmi di quel periodo, che accelerò lo sfaldamento del colosso comunista, non danno tregua ai politici “conservatori” russi.

Ne è una prova il fatto che alla Duma è stata fatta la proposta di rivedere la delibera del Congresso dei deputati del popolo adottata 25 anni fa nella quale la guerra in Afghanistan era definita „dannosa” dal punto di vista morale e politico. L’iniziativa di formulare una “giusta valutazione del conflitto” è stata presa dal deputato Frants Klintsevich, membro della commissione difesa e presidente dell’Unione russa dei veterani dell’Afghanistan. „E` arrivato il momento di dare alla guerra afghana una giusta valutazione, necessariamente confermata a livello ufficiale. Questo è il nostro sacro dovere di fronte a tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita nella guerra afghana”, ha affermato il parlamentare. Klintsevich ritiene che una deliberazione in materia della Duma di Stato, dietro proposta del gruppo parlamentare di „Russia Unita” (il „partito del potere” guidato dal presidente Vladimir Putin e di cui Klintsevich è un esponente), possa essere approvata per il 15 febbraio, anniversario del ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan.

Conversando con i giornalisti il deputato ha ricordato che il 25 dicembre si compiono 35 anni dall’inizio dell’ingresso delle truppe sovietiche in Afghanistan. E il 24 dicembre 1989 i deputati del popolo dell’URSS nella loro delibera indicarono che questa decisione „merita una condanna morale e politica”.

„Oggi è assolutamente evidente che quella delibera fu adottata per considerazioni congiunturali che non hanno nulla a che vedere con la verità storica”, ha dichiarato Klintsevich, rilevando che le truppe sovietiche in Afghanistan non difendevano solo gli interessi dell’URSS. “Allora riuscimmo a frenare l’avanzata strisciante nel mondo della peste dell’estremismo camuffato sotto abiti islamici. Si può dire che su di noi si abbattè il primo colpo, mentre la guerra afghana diede alla comunità mondiale un periodo di tregua del quale essa, purtroppo, in seguito ad una serie di circostanze, non riuscì ad approfittare”, ha aggiunto l’esponente di „Russia Unita”, sostenendo: „I soldati sovietici che hanno sacrificato la vita in Afghanistan, difesero la loro Patria. E come allora, anche oggi „l’Occidente sottovaluta fatalmente il potenziale spirituale del popolo russo”.

Viceversa il ministero della difesa della Federazione Russia in precedenza aveva respinto ogni revisione della decisione politica di inviare le truppe sovietiche in Afghanistan nel 1979. „Parlare adesso, un quarto di secolo dopo, di una qualsivoglia rivalutazione politica di quel periodo non semplice nella storia dell’URSS non ha praticamente alcun senso”, ha dichiarato Nikolaj Pankov, segretario di Stato, viceministro della difesa”. Pankov ha sottolineato che una „valutazione dell’eroismo delle truppe sovietche in Afghanistan è già stata data dal presidente Vladimir Putin e non è soggetta a revisione”.

A sua volta il deputato alla Duma Boris Gromov, che nel 1989, quale comandante della 40esima armata, organizzò il ritiro graduale delle truppe sovietiche dall’Afghanistan, ha definito “stupide” le iniziative del tipo di quella presa da Klintsevich, senza indicare per nome il deputato di Russia Unita. Gromov, col grado di generale, fu l’ultimo ufficiale sovietico ad attraversare in direzione dell’URSS il ponte sul fiume Amu Darja che divideva l’URSS dall’Afghanistan.

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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