UCRAINA: Le ansie di Kiev e i registri dell'OSCE. I russi pronti all'intervento militare?

da KIEV – L’atmosfera nella capitale ucraina, all’inizio del lungo inverno, è pesante e carica di dubbi angosciosi. Il riarmo massiccio e plateale delle due repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk viene condotto nelle ultime settimane a ritmo intensivo e senza nessuna residua ipocrisia. Incessanti colonne di carri armati e blindati sono giunti nelle due repubbliche separatiste dall’ormai virtuale confine con la Russia, insieme a batterie di razzi e missili di ogni tipo. Qualsiasi zona libera da edifici ai margini delle città di Donetsk e Lugansk è territorio propizio per il parcheggio dei mezzi militari, senza alcuna necessità di camuffamento. Testimoni oculari mi hanno parlato di interminabili colonne di carri e blindati in transito di fronte alle proprie finestre.

I registri dell’OSCE

I due soli punti di confine vigilati pietosamente dall’OSCE sui 1576 chilometri dell’antica frontiera russo-ucraina, quelli di Gukovo e Donetsk, sorvegliati a turno da sedici osservatori nel corso delle 24 ore, vedono comunque passaggi di mezzi che in altri periodi sarebbero stati riservati a valichi sguarniti. Ad esempio, dai registri degli ispettori, martedì 11 novembre è entrata nella Repubblica di Donetsk una camionetta russa con l’iscrizione GRUZ 200, codice utilizzato per il trasporto dei caduti, e poche ore dopo ha fatto ritorno in territorio russo. Mercoledì 12 sono entrati 665 uomini e donne in abiti militari, così come 43 veicoli militari non immatricolati, cinque camion di artiglieria pesante e cinque recanti lanciarazzi multipli. Possiamo immaginare cosa accada per il resto dei 1576 chilometri di frontiera non sorvegliati.

Gli umori di Kiev

A Kiev i discorsi degli abitanti, e ancor più di coloro che hanno parenti nelle zone separatiste, sono improntati ad un cupo pessimismo. Si teme un imminente attacco delle forze russe e separatiste a carico dei territori liberati nell’estate dall’esercito regolare ucraino, ad esempio in direzione di Sloviansk e Lisichansk, che rappresenterebbe però solo l’inizio di un progressivo attacco all’intero territorio del paese: si mirerebbe alla conquista innanzitutto di Kharkov e Dnepropetrovsk, per poi inglobare Mariupol e la costa del Mar d’Azov sino alla Crimea. Odessa e la residua costa del Mar Nero sarebbero poi l’obiettivo finale per smembrare definitivamente il paese. Precise dichiarazioni in questo senso sono state rilasciate in un’intervista a Novaya Gazeta da Alexei Mozgovoy, capo del Battaglione Prizrak di Lugansk.

La Russia, ormai messa all’angolo dal consesso internazionale, e comunque non intenzionata a concedere all’occidente il controllo sull’Ucraina, potrebbe davvero decidere di rompere i residui indugi. L’eventuale consegna da parte della Francia della portaelicotteri della classe Mistral, in questi giorni auspicata dall’ex presidente Sarkozy, sarebbe ideale per condurre a termine un’operazione come quella ora ipotizzata. Ufficialmente si tratterebbe di un’espansione ad ovest dei territori separatisti, perché a livello formale la Russia non sa nulla delle migliaia di propri soldati e carri armati che in questi mesi hanno varcato il vecchio confine con l’Ucraina.

I canali televisivi russi mostrano speculari immagini di riarmo dell’esercito ucraino, e paventano un similare attacco a carico delle due repubbliche “protette”: dunque, in caso di sortita dei separatisti, l’ormai assuefatta opinione pubblica russa potrebbe legittimamente considerarla una forma di difesa da un possibile attacco delle forze di Kiev.

L’Europa attende

L’Europa si mostra silenziosa sulla situazione di questi giorni e timorosa nei confronti di nuove sanzioni che avrebbero un costo per la fragile economia dell’Unione. La Russia, anche a seguito della propria politica aggressiva, ha compreso di aver perduto in modo decisivo la maggioranza dell’opinione pubblica ucraina, che ormai guarda all’Europa per future alleanze: dunque deve giocoforza decidere quanta e quale parte del Paese intenda occupare militarmente prima che sia troppo tardi. Gli ucraini lo sanno, e temono le ore a venire come mai è accaduto dall’inizio delle manifestazioni che hanno dato vita alle due repubbliche separatiste,  risposta russa alla rivolta del Maidan.

Chi è Giovanni Catelli

Giovanni Catelli è nato a Cremona. Autore di prosa e poesia, i suoi racconti sono apparsi sul sito letterario Nazioneindiana, sulla Nouvelle Revue Francaise, sul Corriere della Sera e sulle riviste L’Indice, Diario, L’Immaginazione. I suoi libri sinora pubblicati sono: In fondo alla notte (Solfanelli, 1992), Partenze (Solfanelli, 1994), Geografie (Manni, 1998), Lontananze (Manni, 2003), Treni (Manni, 2008). Geografie, con una prefazione di Franco Loi, è stato tradotto in Ceco, Russo e Ucraino. Altri racconti sono stati tradotti e pubblicati in Ceco, Slovacco, Russo e Finlandese. Collabora con l'Indice dei Libri, la rivista praghese Babylon e dirige Cafè Golem, la pagina culturale di Eastjournal.net.

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23 commenti

  1. Non si va ad abbaiare sulla porta di casa della Russia pretendendone il silenzio o, peggio, l’assenso. Spero che Putin decida di dare un taglio netto presto a questa pagliacciata che dura anche da troppo tempo. Per i fascisti ed i cripto-nazisti ucraini, come già nel ’45, ci sono le calde accoglienze del Canada e degli USA. Pagliacci come Arseniy Yatsenyuk seguiranno a ruota.

    • vedremo……

    • Ci credo poco che le verra’ permesso di prendere tutta l’ucraina o qualche altra parte di essa. Sarebbe come dire che europa ed il resto del mondo dovrebbero sempre permettere a Putin di fare quello che vuole. Penso invece, guardando il valore del rublo e della borsa russa che sia iniziata una nuova parabola discendente per l’unione russa…..

      • Io la vedo in maniera completamente differente. L’America, ovviamente, ha vinto, come dimostra il fatto che l’Ucraina è ora intenzionata ad aderire alla NATO, e anche se l’adesione alla NATO per l’Ucraina sarà impossibile finché non verrà risolta la questione della Crimea (che verosimilmente rimarrà russa, altrimenti per Mosca si tratterebbe di una Versailles), alla Russia non rimarrà che inghiottire questo boccone amaro. L’insolito silenzio russo potrebbe essere la prova che il Cremlino ha mangiato la foglia.

        Ma il futuro del mondo non è americano, bensì islamico e orientale, mentre l’Occidente ha ormai dato buona parte di ciò che aveva da dare. Per la Russia, quindi, non resta che aspettare il momento in cui i nuovi contratti commerciali con il fu Celeste Impero entreranno a pieno regime, perché a quel punto la Cina sarà diventata troppo forte per essere contenuta e la Russia potrà notevolmente alzare la posta in gioco con l’Occidente. Che si accorgerà, tardivamente, di essere stato vittima della sua eccessiva sicurezza di sé.

        • Non mi è molto chiaro quale sarebbe il ruolo e soprattutto i vantaggi della Russia in un futuro “islamico e orientale” e quale “contributo” (culturale? economico?) potrebbe dare autonomamente rispetto all’Occidente?
          A parte la ovvia disparità demografica (1430 vs 145 milioni) i “nuovi contratti commerciali” a ben vedere ritagliano alla Russia il ruolo di fornitore di materie prime, gas soprattutto, alla rampante economia cinese. Di contro, anche in Russia, si continua a temere fortemente le mai negate mire cinesi sull’Asia centrale e Siberia. Tradotto: la Cina sarà “amica” finche sarà suo interesse. non un minuto o uno yuan di più.
          A questo punto cosa sarà della Russia, isolata e contrapposta all’Occidente? Un vassallo con aspirazioni (sub)imperialiste ma con ben pochi atout in mano?
          Non mi sembra una prospettiva entusiasmante e ne particolarmente augurabile…

          • Dallo Stato Islamico ne vedo ben pochi: sebbene il loro obiettivo primario resti l’Occidente, ciò non significa certamente che la Russia possa dormire sonni tranquilli. Per quanto riguarda gli altri Paesi, invece, vedo la possibilità di instaurare delle relazioni basate su interessi economici comuni, tipo quelle instaurate con la Turchia. Non si tratterà certamente di matrimoni d’amore (né lo possono essere: la lunghezza della lista delle guerre russo-turche, dopotutto, ne è una chiara dimostrazione…), ma non bisogna dimenticare che i matrimoni di interesse possono reggere anche meglio dei matrimonio d’amore.

            Riguardo alla Cina, la questione è più complessa. Certamente è difficile non essere d’accordo con Lei quando dice che anche quello tra Russia e Cina sarà soltanto un matrimonio di interessi (o meglio, un vassallaggio d’interessi), però, a mio avviso, non ha colto pienamente gli obiettivi. Un’eventuale annessione della Siberia la vedo alquanto improbabile: l’annessione di territori non cinesi, infatti, non rientra nel modus operandi di Pechino, e la Siberia non è la Repubblica Cinese/Taiwan. Sull’Asia Centrale, invece, sono d’accordo, e la cosa interessante è che Paesi come il Kazakistan hanno scelto l’Unione Eurasiatica proprio per evitare di doversi un giorno inchinare al Celeste Impero. Pechino, inoltre, non punta soltanto al petrolio e al gas russi, ma anche alla sua posizione geografica e alla sua industria aeronautica e aerospaziale. Dopo i due recenti megacontratti, la Cina ora punta a inserire la Russia nella “nuova Via della Seta” che dovrebbe collegarla direttamente con l’Europa. E, probabilmente, ad accaparrarsi qualche tratto della Transiberiana e di qualche altra linea ferroviaria primaria.

            Ma ciò, a mio avviso, avvantaggia la Russia, che in cambio a una certa autonomia in politica estera (non potrà liberarsi tanto facilmente dall’abbraccio cinese, pena il ritrovarsi realmente isolata e privata di queste opportunità. Al più potrà scegliere di rimanere ufficialmente neutrale in caso di contrasti tra la Cina e l’Occidente) si troverà inserita in un nuovo circuito di relazioni commerciali ed economiche. E, sulla base di queste premesse, ristabilire buoni rapporti con un Occidente che non avrà certo l’interesse a vedere la Russia “inghiottita” dal fu Celeste Impero. Se la Russia saprà sfruttare queste opportunità, sono certo che avrà un grande futuro. Non dimentichi che Aleksandr Nevskij, il Principe di Novgorod che sconfisse i Cavalieri Teutonici sulle rive del Lago Peipus, accettò senza troppe remore di diventare un vassallo dell’Impero Mongolo. Ma, a differenza degli altri principati russi conquistati dal grande Khan, mantenne una forte autonomia in politica estera, al punto che Novgorod ospitava uno dei centri commerciali più importanti della Lega Anseatica. Non vedo ragioni per cui la storia non debba ripetersi.

      • Ma chi te parla che Putin vuole occupare l’ Ucraina?!

  2. Solo se attaccatti!

  3. certi articoli sembrano dei bollettini emanati direttamente da kiev. certo e’ che se fosse vero che la russia avesse mandato oltre confini migliaia di soldati e mezzi di guerra vari mantenedo il tutto in cosi’ grande invisibilita’ ci sarebbe seriamente da preoccuparsi circa le capacità dell’intelligence della nato e degli usa in particolare: nessuna foto, neanche immagini satellitari, nessun filmato, niente di niente soltanto parole, chiacchiere. il vostro modo di informare sugli eventi della guerra civile in ucraina e’semplicemente rivoltante.
    alle ultime elezioni effettuate nel dombass si sono viste folle di persone andare a votare ai seggi nonostante il pericolo concreto di essere bombardati dalle truppe di kiev. la percentuale dei votanti nell’est dell’ucraina alle elezioni parlamentari di una settimana prima è stata invece assolutamente bassa intorno al 20 per cento. e’la popolazione che non vuole stare sotto il gioco del governo fantoccio di kiev, sotto il gioco usa e del fmi che spolperanno completamente l’ucraina di tutto. sono mesi che nell’est stanno bomberdando la popolazione civile, contro ogni diritto intrrnazionale, sono state commesse orrendi stragi e crimini contro l’umanita’, addirittura fosse comuni piene di donne e bambini uccisi da formazioni paramilitari al soldo di un oligarca criminale (di cui voi non parlate mai, eppure quel kolomoiskij sta giocando un ruolo (crominale) rilevante in questa vicenda ucraina). val la pena ricordare che a settembre e’stato poroshenko a telefonare a putin per chiedergli di spingere i separatisti ad un cessate il fuoco perche’ l’esercito di kiev era in rotta totale. i separatisti erano gia’ quasi entrati a mariupol ed avrebbero sfondato senza problemi anche nelle zone di slaviansk se avessero voluto. ma di quali piani russi parlate? un po’ di obiettivita’. state cadendo nel ridicolo con le vostre farneticazioni antirusse. vorrei anche ricordare che vi siete dimenticati di scrivere che kiev non ha mai cessato di bombardare in questo periodo del cessate il fuoco, nel quale sono morte piu’ di mille persone (rapporto osce) e che nell’ultimo mese kiev ha ammassato truppe intorno a donetsk (parole dello stesso poroshenko, non semplicemente della tv russa, per favore! anche questo siete riusciti a distorcere:far passare per propaganda russa fatti affermati piu’ volte dal presidente ucraino). il grado di disinformazione e censura che stiamo vivendo qui in occidente e’ assolutamente preoccupante!

  4. Provocatoriamente propongo uno scenario controcorrente. La Russia di Putin sul fronte ucraino attualmente è in un cul de sac e nel medio e lungo periodo perdente.
    Stante che lo scopo di Putin era il riprendersi il controllo di Kyiv, nell’immediato si ritrova con la Crimea, un enorme buco nero da un punto di vista economico e con costi per mantenerne il controllo che lievitano ogni giorno; con dei territori occupati da una pulciosa e vociante banda di scalzacani, territori costati soldati russi morti, economicamente disastrati e socialmente distrutti; con una economia domestica in sull’orlo della recessione, fughe di capitali, “scontento” tra i potenti oligarchi e malumore nella popolazione. Isolato internazionalmente, con amici pericolosi come la Cina, per cercare di reagire dovrebbe alzare la posta ad un livello sempre più pericoloso e militarmente aggressivo.
    Se la coalizione a Kyiv riuscirà a perseguire l’integrazione europea e l’adesione alla Nato, direi che al di la di qualche scampolo di territorio, non si vedono grandi risultati per la politica imperiale di Putin.

    • Se Lei conosce il bridge, saprà che ci sono modi per vincere perdendo. Basta che l’avversario non rispetta il contratto. Consideriamo il worst-case scenario per la Russia: l’Ucraina entra nell’UE e nella NATO, il Donbass diventa una semplice regione autonoma e la Russia mantiene soltanto la Crimea (sia pur riconosciuta, visto che un Paese avente dispute territoriali in corso non può entrare nell’Alleanza Atlantica. E, in questo caso, non sarebbe strano che la Russia venga posta dinanzi a un aut-aut. L’alternativa, dopotutto, è che la Crimea resta nel limbo ma l’Ucraina non entra nella NATO…). Non si può esattamente parlare di un trionfo russo. Però, a questo punto, bisogna controllare il contratto. Per gli States, vincere la partita non significa solo portare l’Ucraina nell’Occidente, ma anche buttare i Russi fuori da Sebastopoli. Ossia, in altre parole, ottenere una vittoria totale. Il contratto non è stato rispettato, e quindi la Russia ha vinto, seppur di misura.

      Riguardo al medio-lungo termine, vorrei richiamare la Sua attenzione su un episodio della storia russa: la Tregua di Deulino. Era il 1618, e la Russia era appena uscita da uno dei periodi più neri della sua storia: il Periodo dei Torbidi. La Polonia-Lituania, invece, era uno dei più potenti e avanzati Paesi europei dell’epoca (era rimasta sostanzialmente immune dalle tensioni religiose che insanguinavano l’Europa Occidentale, e aveva sviluppato un livello di democrazia totalmente ignoto in un’epoca dominata dall’assolutismo – vedi Aurea Libertas). Approfittando della sua debolezza, la Polonia-Lituania aveva ripetutamente cercato di mettere le mani sulla Moscovia, il suo storico rivale, e per due anni riuscì persino a imporre un proprio principe come Zar. Alla fine della guerra la Polonia-Lituania aveva raggiunto la sua massima estensione territoriale, e persino Smolensk era diventata una città polacca.

      Tuttavia la Confederazione non ha rispettato il contratto: non era riuscita a riunificare la Rus’ storica sotto la sua corona, né a portare la Russia al Cattolicesimo (anzi al Greco-Cattolicesimo, visto che, qualora ci fosse riuscita, i termini sarebbero stati molto probabilmente quelli dell’Unione di Brest). E, di lì a poco, sarebbe entrata in una crisi sempre più profonda: non per la Tregua di Deulino, ovviamente, ma perché i suoi stessi punti di forza si sarebbero rivelati dei pericolosi talloni d’Achille. Con ciò, sia chiaro, non intendo dire che la nuova Polonia (gli Stati Uniti; l’Unione Europea non conta) siano destinati a seguire lo stesso percorso, ma le similarità tra la szlachta e le lobbies non mancano, così come non mancano i motivi per ritenere che gli States abbiano passato il loro apogeo e si stiano lentamente avviando lungo il viale del tramonto. Il mondo di oggi è multipolare, e lo sarà ancor di più domani, e la Russia ha la fortuna di non essere più una superpotenza. Se Mosca giocasse bene le sue carte, non escluderei che, nei prossimi decenni, questa riesca a rovesciare la situazione a suo vantaggio, così come fece quattrocento anni or sono nei confronti della Rzeczpospolita.

  5. Ma chi ha detto che Sebastopoli è così importante? Mi devono spiegare che cosa serve (soprattutto oggi) una basa navale in un mare chiuso che può solo accedere ad un altro mare chiuso? Storicamente la flotta del Mar Nero non ha mai svolto alcun ruolo e ora, essendo indisponibile la base siriana, faccio fatica a cogliere il contributo alla proiezione russa sul mare di quella base. Ovviamente altro discorso è il posto che Crimea e Sebastopoli hanno nell’immaginario storico del popolo russo e della consueta abilità e spregiudicatezza di Putin di sfruttarlo a suo vantaggio. Anche nel worst-case Putin sarebbe sotto.
    Circa gli impedimenti all’adesione NATO, esistono diversi escamotage, il più semplice è il riconoscimento all’Ukraina dello status di paese alleato da parte del Congresso americano, ma per certi aspetti è sufficiente che il parlamento ukraino richiami la legge sul non.allineamento del paese; già questo sarebbe sufficiente per mandare in paranoia il vicino russo, e Putin sarebbe sotto per la seconda volta.
    Visto che le piacciono i richiami storici, Stati Uniti e molti paesi europei non riconobbero per cinquant’anni l’annessione delle repubbliche baltiche da parte dei sovietici, quindi la Crimea può stare tranquillamente in salamoia a lungo.
    Suggestivi i richiami storici, ma come disse Keynes, nel lungo periodo saremo tutti morti o, se vogliamo rimanere al tavolo di gioco, non è detto che a Putin sia permesso di giocare all’infinito.

    • Per quanto riguarda Sebastopoli, Le risponderò citandoLe un passo de La Grande Scacchiera di Zbigniew Brzezinski:

      “Ukraine, a new and important space on the Eurasian chessboard, is a geopolitical pivot because its very existence as an independent country helps to transform Russia. Without Ukraine, Russia ceases to be a Eurasian empire. Russia without Ukraine can still strive for imperial status, but it would then become a predominantly Asian imperial state, more likely to be drawn into debilitating conflicts with aroused Central Asians, who would then be resentful of the loss of their recent independence and would be supported by their fellow Islamic states to the south. China would also be likely to oppose any restoration of Russian domination over Central Asia, given its increasing interest in the newly independent states there. However, if Moscow regains control over Ukraine, with its 52 million people and major resources as well as its access to the Black Sea, Russia automatically again regains the wherewithal to become a powerful imperial state, spanning Europe and Asia. Ukraine’s loss of independence would have immediate consequences for Central Europe, transforming Poland into the geopolitical pivot on the eastern frontier of a united Europe”

      Riguardo alla Crimea, la questione è molto semplice: niente risoluzione, niente NATO, e gli escamotage non basteranno a superare l’impasse (con la concessione all’Ucraina dello status di alleato non-NATO, Kiev potrà acquistare armi dagli States, ma queste basteranno al più per un’Operazione Tempesta contro il Donbass, non certo per riconquistare una Crimea che verrebbe difesa direttamente dalle truppe russe e non da qualche soldato persosi per strada). Quindi glielo ripeto: se l’Ucraina volesse davvero entrare nella NATO, bisognerebbe prima trovare un qualche escamotage per consentire alla Crimea di rimanere russa (ripetizione del referendum, compensazioni). Se la Crimea rimanesse nel limbo, come lo furono le Repubbliche Baltiche per oltre quarant’anni, l’Ucraina non potrà entrare nella NATO. La terza via (restituzione della Crimea all’Ucraina) è da escludere: sarebbe come chiedere a Israele di riportare la capitale a Tel Aviv, o alla Turchia di smettere di riconoscere Cipro Nord. Si tratta di questioni che, come giustamente Lei ha fatto notare, coinvolgono direttamente l’identità e l’orgoglio nazionale di un Paese, e che quindi si pongono al di sopra da considerazioni politiche su Putin o sulla democrazia. Putin, o chi per lui, potrà sempre ricordare questo a Kiev qualora questa dovesse realmente rinunciare allo status di Paese neutrale e iniziare il cammino verso l’Alleanza Atlantica, e senza andarsene in paranoia.

      • Non capisco cosa centri Sebastopoli con il passo citato di Brzezinski, in generale è chiaro che l’INTERA Ucraina è indispensabile nei progetti revanscisti e imperialisti di Putin (come, mi sembra assodato, che la maggioranza del popolo ucraino non sembra molto interessa all’argomento…).
        Ritornando alla Crimea, la basa navale di Sebastopoli era già sotto controllo russo, e lo sarebbe stata fino al 2047 se non ricordo male: quindi l’occupazione, manu militari, del resto della penisola è stata un tentativo di destabilizzare il governo di Kyiv e riportarlo “alla ragione”.
        Che l’occupazione della Crimea o la guerra nell’Est Ucraina possano essere delle cause impedienti ad una formale adesione alla Nato, potrebbe essere, ma, come dimostra proprio la Russia con l’Abkhazia, la diplomazia, quando vuole è fertile di “strategic partnership”: è la sostanza che conta (e che manda in paranoia il Cremlino): mai come negli ultimi mesi navi NATO hanno navigato in lungo e largo il Mar Nero.
        Ovviamente la Cina non ha bisogno di occupare militarmente la Siberia: la storia del Celeste impero è piena di vassalli, anzi il controllo diretto di territori abitati da rozzi “barbari” (cioè tutti i non cinesi) non è un obbiettivo primario, questo non significa che il controllo cinese possa essere meno brutale e stringente: a quando i rappresentanti delle distanti province oltre gli Urali faranno la fila fuori del Padiglione dell’Eterna Armonia?

        • Mah, se si dovesse arrivare a quel punto, può stare sicuro che non saranno gli unici, visto che la Cina sarà diventata potentissima. Inoltre non è detto che l’alleanza-vassallaggio con la Cina sia il peggio che poteva capitare alla Russia: la Russia è troppo debole per diventare un vero polo autonomo, almeno adesso, e il fu Celeste Impero non pretende la sinizzazione della Russia – e in questo è molto diversa dagli States –, bensì la sua finlandizzazione. Alcuni mesi fa Radek Sikorski ha affermato che “la Russia può diventare un partner dell’Europa o un fornitore di materie prime della Cina”, ma siamo sicuri che l’Occidente vuole realmente la Russia come partner e non, anche lei, come un vassallo che non rompe le palle e che le fornisca materie prime a basso costo? Io qualche dubbio ce l’ho: l’Occidente è sempre stato pronto a redarguire la Russia ora per il modo con cui ha condotto la Guerra in Cecenia, ora per i diritti delle “minoranze sessuali”, ora per la questione del rispetto non proprio scandinavo delle libertà democratiche, ma non è mai stato pronto ad offrire alla Russia una prospettiva europeo-occidentale. La Russia voleva entrare nella NATO (lo stesso Putin lo desiderava), ma tutto ciò che ha ottenuto è stato la creazione del Consiglio NATO-Russia, dove i rappresentanti delle due parti si riunivano più per litigare che non per creare progetti comuni. Nei primi anni Dieci c’è stata la questione dello “scudo spaziale”, e ancora una volta l’Occidente era titubante alla prospettiva di ammettervi anche la Russia (too big, too poor, too different?), favorendo inevitabilmente il ritorno di Putin alla presidenza e l’emersione di ultranazionalisti del calibro di Dugin. E il cahier des doleances potrebbe continuare a lungo.

          Ora (tra dieci anni), se non altro, l’Occidente sarà in qualche modo costretto a ripensare i rapporti con la Russia in una base nuova, per il semplice motivo che una Russia finlandizzata a vantaggio della Cina rischia di mettere in serio pericolo il primato statunitense (Le lascio solamente immaginare cosa potrebbe succedere se la domanda di dollari dovesse diminuire in maniera significativa…). Non lo farà adesso, lo farà tra dieci anni, quando probabilmente Putin, Obama, la Nuland e la Ashton si saranno ritirati a vita privata, ma lo dovrà fare.

          Tornando a Crimea e Ucraina, Zbigniew Brzezinski scrisse la sua opera nell’ormai lontano 1997, e il futuro della base di Sebastopoli era quanto mai incerto (non in ultima analisi per i forti problemi economici che Mosca stava affrontando). Gli accordi di Char’kov che Lei ha menzionato sono stati firmati soltanto nel 2010. Quando Brzezinski parla di una Russia senza l’Ucraina, quindi, parla automaticamente di una Russia senza la base di Sebastopoli. Chiaramente la Crimea, con la sua economia disastrata (gli anni in cui la Crimea era la Montecarlo russa risalgono a due secoli fa…) e i suoi tre milioni di abitanti, si tratta di un mero premio di consolazione rispetto alla perdita di buona parte del resto dell’Ucraina, oggi più che mai decisa a guardare verso Occidente. Poco importa se le probabilità di un ingresso del Paese di Gogol’ nell’UE e nella NATO restano remote; ma, si sa, questa guerra è anche una guerra tra illusioni. Ciò che conta è che l’Ucraina non tornerà a guardare verso Mosca per un po’, e se lo farà, lo farà spinta dal bisogno.

  6. Ci sono novità circa le conclusioni dell’inchiesta della Commissione incaricata di far luce sulla strage di Odessa, quando i fascisti ucraini bruciarono vivi oltre 40 filo-russi? Capisco che sia una notizia che disturba la serena narrazione degli amici occidentali, ma la verità dovrebbe venir prima di tutto – ma temo che il colpo di genio della bomba al mercato di Sarajevo abbia fatto scuola anche più ad Est…

  7. 23 novembre – A seguito delle azioni militari, nella regione di Donets’k sono state parzialmente o totalmente private della corrente elettrica 32 cittadine.

    23 novembre – Le azioni dell’Ucraina, la quale non ha ancora iniziato a comperare gas russo, non sono appropriate, – ha dichiarato il ministro dell’Energia della Federazione russa Aleksandr Novak. Ovvio, la Russia non ha altri a cui vendere tutto quel volume di gas che vendeva forzatamente all’Ucraina ai tempi di Ianukovych. Per questo, la Russia sta tentando in tutti i modi di vendere quanto più gas all’Ucraina anche nel corso della guerra. L’Ucraina si rifiuta di comprarlo. Finalmente tutto sta tornando al proprio posto. Il compratore sta diventando più importante del venditore. Secondo le valutazioni della parte russa, perché l’Ucraina riesca a superare la stagione fredda, ha bisogno di 18-20 miliardi di metri cubi di gas. Il volume di gas contenuto negli impianti di stoccaggio in data 20 novembre era di 12,998 miliardi di metri cubi.

    23 novembre – Il Canada ha offerto all’Ucraina un paio di decine di F-18, ma il Ministero della Difesa ha rifiutato gli aerei. I motivi del rifiuto sono gli elevati costi di utilizzo delle attrezzature costose, nonché la durata dei corsi che servono ad istruire i piloti all’utilizzo delle nuove macchine. Pare che gli ucraini non vogliano imparare.

    23 novembre – Nel corso dell’ultima giornata, sono stati registrati 70 tentativi dei militanti di utilizzare diversi tipi di artiglieria e di altre armi per colpire le posizioni delle forze dell’ATO.

  8. 22 novembre – In Ucraina e nel mondo si sono svolti degli eventi commemorativi del Holodomòr (genocidio ucraino) del 1932-1933 che era stato organizzato dalle autorità sovietiche per piegare le volontà e mettere in ginocchio gli ucraini. Gli eventi si sono svolti a Kyiv, in tutta l’Ucraina (ad eccezione della Crimea occupata) e in 32 Paesi del mondo, in cui è presente la diaspora ucraina.

    22 novembre – Il governo degli Stati Uniti ha destinato più di 118 milioni di dollari per l’equipaggiamento e l’addestramento delle Forze Armate dell’Ucraina per aiutarla a controllare meglio e a difendere i suoi confini.

    22 novembre – Nel corso dell’ultima giornata sono stati registrati 79 tentativi di attacco delle posizioni delle forze dell’ATO da parte dei terroristi. Le vittime nelle fila dell’esercito ucraino sono 14 – 4 morti, 10 feriti, – comunica il centro stampa delle forze ATO.

    22 novembre – A Donets’k, nella notte del 22 novembre, ci sono stati ininterrotti spari di artiglieria ed esplosioni in più zone della città, – comunica il consiglio comunale di Donets’k.

    22 novembre – Nel corso dell’ultima giornata, il confine statale dell’Ucraina (nel punto di controllo di Izvaryne) è stato attraversato da 20 unità di attrezzature militari, dirette verso Luhans’k, – comunica il centro stampa dell’ATO.

    22 novembre – Le forze dell’ATO hanno di nuovo registrato il bombardamento del territorio ucraino dalla Federazione russa, – comunica il portavoce del Centro Informazioni del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale Andrij Lysenko. – “Il 21 novembre, alle ore 22.15 dal territorio della Federazione russa sono partiti degli spari diretti verso le posizioni delle unità delle Forze Armate dell’Ucraina tra Iuhànivka e Herasymivka”.

  9. 21 novembre – La Federazione russa ha ricominciato a sparare contro il territorio dell’Ucraina: “Ieri per la prima volta dopo la sottoscrizione degli “accordi di Minsk” è stata registrata la ripresa degli spari da parte della Russia”, – ha detto il portavoce del Centro Informazioni del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale Andrij Lysenko. – “Il fuoco era diretto dal territorio della Federazione russa (Manotskyi) a Kamyshne (Ucraina): zona in cui si trova il reparto di Luhans’k”.

    21 novembre – I militanti e la Russia hanno rinnovato le operazioni di ricognizione aerea lungo la frontiera, – ha detto il portavoce del Centro Informazioni del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale Andrij Lysenko.

    21 novembre – Sui territori controllati dai terroristi cresce l’insoddisfazione a causa delle promesse sui pagamenti sociali che non sono state mantenute dai militanti, – ha detto il portavoce del Centro Informazioni del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale Andrij Lysenko.

    21 novembre – Si stanno acuendo i contrasti all’interno della compagine dei separatisti russi. Mercoledì c’è stata una disputa tra le fazioni di Ihor Plotnytskyi e Mykola Kozitsyn.

    21 novembre – Il capo del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) Valentyn Nalyvaichenko ritiene che sia necessario creare un tribunale nazionale per indagare sui crimini contro il popolo. Secondo lui, i crimini dell’ex governo contro lo Stato e i suoi cittadini sono stati pianificati ed eseguiti sotto il comando dell’ex presidente Viktor Ianukovych. Al momento, la SBU sta indagando su 1970 cause penali per separatismo, tradimento e terrorismo.

    21 novembre – Il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden ha chiesto al presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko di dare finalmente attuazione alle riforme in Ucraina.

    21 novembre – Al momento, ci sono circa 376 cittadini ucraini che sono tenuti prigionieri dai separatisti, – ha detto il capo della SBU Valentyn Nalyvaichenko. Si pensi che mille prigionieri sono già stati rilasciati.

    21 novembre – Mosca continua ad alimentare attivamente il conflitto in Ucraina orientale, come testimoniano le parole di uno dei leader dei separatisti che confermano che questi ottengono fondi consistenti dalla Russia, – ha detto il portavoce del

  10. Come sono bravi i pestiferi congresmen, il Pentagono, a manipolare i media, alle provocazioni! Speriamo che questa volta le prendono per i denti!

    • Le prenderanno, stai tranquillo. Adesso fanno i bulli e ridono della minaccia russa, ma tra dieci anni, quando il gas sarà iniziato a fluire attraverso le nuove condotte per la Cina e i nuovi contratti tra il Cremlino e il fu Celeste Impero saranno entrati a pieno regime, per gli States ci sarà ben poco da ridere.

      Leggiti i miei commenti di sopra, laddove il tutto viene spiegato meglio.

      • Vedremo se e quando tutte queste cose succederanno.
        Gli USA già ora sono autosufficienti e se L’EU non si perderà per strada (più o meno costretta) fra dieci anni la quota di importazione di gas russo sarà ulteriormente ridotta (dall’attuale 30% medio).
        Io non sarei così “tranquillo”.

  11. 24 novembre – Il 39% degli abitanti della Germania sono favorevoli al riconoscimento dell’entrata della penisola ucraina della Crimea nella Federazione russa. Ciò è mostrato dai risultati di una ricerca sociologica dell’Istituto Infratest dimap, comunica Deutsche Welle con riferimento al canale televisivo ARD. L’annessione della Crimea da parte della Russia non viene riconosciuta dal 48%.

    24 novembre – Il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg dichiara che l’Ucraina sarà un membro dell’Alleanza quando soddisferà i criteri e quando lo vorrà. Ricordiamo che domenica scorsa il capo del Ministero degli Affari Esteri della Germania Frank Walter Steinmeier aveva detto di non vedere nell’Ucraina un futuro membro dell’Alleanza. Come nel 2008, la Germania blocca l’entrata dell’Ucraina e della Georgia nella NATO.

    24 novembre – Il governo della Lituania ha promesso che a breve inizierà a fornire armi all’Ucraina. Lo ha dichiarato il presidente Petro Poroshenko in una conferenza stampa a Kyiv dopo l’incontro con il presidente della Lituania Dalia Grybauskaitė.

    24novembre – Il presidente Petro Poroshenko ha detto: ” Abbiamo elaborato un piano di minimo sei anni di duro lavoro per fare sì che l’Ucraina soddisfi i criteri sia dell’UE, sia della NATO. Solo allora il popolo ucraino avrà la possibilità di esprimere la propria opinione sulla necessità o meno di entrare a farne parte”.

    24 novembre – L’ambasciatore degli Stati Uniti in Russia John Tefft è convinto che il governo ucraino stia rispettando le condizioni degli accordi di Minsk sulla regolazione della crisi in Ucraina orientale, mentre quello russo – no. Lo ha dichiarato in un’intervista al “Komersant” russo. Uno dei punti che la Russia non sta rispettando è, secondo Tefft, il fatto che le armi russe non sono ancora state portate via dall’Ucraina e che non è stato instaurato un controllo effettivo sul confine russo-ucraino.

    24 novembre – I militanti hanno cercato per ben 7 volte di attaccare le forze dell’operazione antiterrorismo, – comunica il centro stampa dell’ATO. Il numero totale dei bombardamenti dal momento dell’annuncio del cessate il fuoco il 5 settembre è 3412.