ROMANIA: Elezioni presidenziali, candidati e sondaggi. Verso una Grande Romania?

Il 2 novembre la Romania andrà al voto per eleggere un nuovo presidente dopo 10 anni di amministrazione Băsescu, esponente del Partito Democratico Liberale (PD-L centrodestra), che non potrà candidarsi per un terzo mandato, secondo quanto stabilito dalla Costituzione.

Caratterizzata da un forma di governo semipresidenziale, la Romania è stata coinvolta nell’ultima legislatura da un forte braccio di ferro istituzionale tra il Presidente della Repubblica e il primo ministro Victor Ponta (Partito Social Democratico, centrosinistra), incentrato sulla ripartizione dei poteri tra le due cariche (ad esempio nell’ambito della rappresentanza del Paese in seno ai vertici europei o la nomina del candidato alla Commissione), culminato con la sospensione del Presidente da parte del parlamento nel 2012, il quale ha avviato la procedura di impeachment contro la massima carica dello Stato, con l’accusa di aver ecceduto i propri poteri attraverso intercettazioni telefoniche e di aver fatto uso dei servizi segreti contro i propri avversari politici. Sebbene i sondaggi stimassero l’opinione dei romeni a favore della deposizione di Băsescu, il referendum confermativo venne poi invalidato dalla Corte costituzionale, poiché non fu raggiunto il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto, risultato ottenuto grazie alla generale astensione da parte dei sostenitori del Presidente.

Candidato della coalizione governativa è lo stesso primo ministro Victor Ponta: la sua campagna elettorale ha ripreso alcuni valori nazionalistici quali l’essere di etnia romena e di fede ortodossa (a differenza del principale candidato del centrodestra) o il tema della Grande Romania, per cui si dice certo di poter riuscire nella realizzazione del processo di riunificazione della Repubblica di Moldavia con la Romania, temi ben espressi dallo slogan “Orgoglioso di essere Romeno”.

Ponta, nello scorso marzo, ha affrontato una breve crisi di governo, legata alla rottura con lo storico alleato Partito Nazional Liberale (PNL) che è stato poi sostituito dall’UDMR, il principale partito che rappresenta la minoranza ungherese residente in Romania e che presenta un proprio candidato alle presidenziali, Hunor Kelemen, la cui campagna elettorale è incentrata sul rafforzamento del ruolo delle regioni e sul fatto che il suo partito non ricerca l’indipendenza dei territori abitati dalla comunità magiara, ma rivendica solamente una maggiore autonomia.

Dopo la fuoriuscita dalla coalizione di governo il PNL si è avvicinato al PD-L, tanto da abbandonare il gruppo parlamentare europeo dell’Alleanza del Liberali e Democratici Europei a favore di quello del Partito Popolare Europeo (a cui il PD-L appartiene). Il tutto è culminato con la decisione di fondere i due partiti in un unico soggetto denominato Alleanza Cristiano Liberale, entro la fine dell’anno; nel frattempo PNL e PD-L si sono accordati in modo tale che il candidato congiunto per le elezioni presidenziali sia scelto dal primo partito, mentre al secondo spetterà la nomina del primo ministro non appena sarà necessaria la formazione di un nuovo governo. A essere scelto è stato il leader del PNL, Klaus Iohannis, sindaco di Sibiu ed esponente della minoranza tedesca che vive in Romania. Durante il suo mandato è riuscito a trasformare completamente la città, rinnovando le infrastrutture e restaurando il centro storico, favorendo il turismo internazionale tanto da essere nominata Capitale Europea della Cultura nel 2007.

Altri candidati sono Elena Udrea, leader del nuovo partito di centrodestra Movimento Popolare che gode del sostegno di Băsescu, Monica Macovei, europarlamentare che candidandosi come indipendente propone una soluzione al conflitto istituzionale, e Călin Popescu-Tăriceanu, ex Primo Ministro e fondatore del Partito Liberal Riformatore, distaccatosi dal PNL per la contrarietà alla decisione di abbandonare il governo Ponta e di unirsi al PD-L.

Secondo i sondaggi elettorali Ponta dovrebbe riuscire ad arrivare in prima posizione al primo turno, attestandosi al di sopra del 40%, seguito da Iohannis, intorno al 28%. Il secondo turno si terrà il 16 novembre con una probabile vittoria del leader del PSD.

Chi è Nicolò Bondioli

Studia Scienze politiche, studi internazionali e governo delle amministrazioni, curriculum in Politica e Integrazione Europea, presso il dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell'Università degli Studi di Padova. Lavora a una tesi sulla tutela delle minoranze etnico-linguistiche in Romania e per questo motivo svolge un Erasmus di un anno a Cluj Napoca, in Transilvania. Parla inglese, spagnolo e francese.

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