UCRAINA: Il convoglio umanitario si avvicina al confine. Quali le vere intenzioni?

Il convoglio umanitario russo partito da Mosca nella notte tra l’undici e il dodici agosto si avvicina al confine ucraino. Le intenzioni del presidente Vladimir Putin restano opache. La televisione russa ha mostrato filmati in cui uomini in maglietta color cachi caricano sui camion acqua, cibo, latte in polvere, gruppi elettrogeni, medicine. Circa duemila tonnellate di aiuti, secondo i media russi. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che non c’è personale armato.

Nella giornata di ieri, 12 agosto, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che c’era un accordo con la controparte ucraina per far arrivare il convoglio a Lugansk passando per il territorio ucraino. I rappresentanti della Croce Rossa internazionale a Kiev, unitamente a quelli dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa), avrebbero dovuto accompagnare il convoglio. Lavrov ha aggiunto che i camion trasportano anche derrate ucraine e che un precedente piano, che prevedeva l’uso di autocarri ucraini, è stato abbandonato di comune accordo a causa dei costi eccessivi.

La domanda è: a che gioco giocano Kiev e Mosca? Lavrov mente spudoratamente o esisteva davvero un accordo? E perché oggi Kiev fa finta di non saperne nulla? Il presidente Petro Poroshenko, in un colloquio con Jose Manuel Barroso, presidente della commissione europea, avvenuto lunedì sera, si è detto favorevole all’invio di aiuti russi purché sotto il coordinamento della Croce Rossa internazionale e dell’OSCE.

L’impressione è che la Russia, se l’accordo c’era, abbia giocato d’anticipo lasciando Kiev nell’imbarazzo di spiegare la situazione ai suoi alleati e approfittando della confusione per inviare un convoglio il cui carico resta un mistero. Finora nessuno ha potuto ispezionarne il contenuto ma l’ora della verità si avvicina: se davvero il convoglio passerà dal territorio ucraino, via Kharkiv, allora sarà difficile impedire agli ucraini di controllare (e scortare) il carico. Se invece il convoglio passerà attraverso i territori occupati dai separatisti, allora sapremo qual’è il gioco di Mosca.

Il sospetto è che quella dell’operazione umanitaria sia una scusa, una sorta di “cavallo di Troia” a copertura di operazioni di intelligence o traffico di armi e carburante per i separatisti.

Al momento la colonna di autocarri russi è diretta verso Voronezh, dove dovrebbe passare la notte. Da lì si diramano due strade: a est c’è quella per Kursk e poi Kharkiv, in Ucraina, verso il territorio controllato dai governativi. A sud c’è quella per Kamensk-Shakthinsky, da cui poi parte la strada per Krasnodon e Lugansk attraverso il territorio controllato dai separatisti. Un bivio per il futuro del conflitto in Ucraina.

 

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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23 commenti

  1. 12 agosto – Il convoglio russo intenzionato a fornire assistenza umanitaria in Ucraina orientale è partito dalla zona di Mosca, fingendo di aver coordinato le proprie azioni con la Croce Rossa. Esso è composto di 280 camion. I russi vogliono attraversare il confine con l’Ucraina sulle loro auto. Nessun convoglio di aiuti umanitari è stato certificato e nessuno ha ricevuto il permesso di entrare sul suolo ucraino, – ha detto il portavoce del Centro Informazioni del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale Andrii Lysenko. Egli ha mostrato un video in cui l’equipaggiamento militare russo viene ridipinto di bianco. La tecnologia preparata dai militari è la tecnologia delle forze armate. Secondo il diritto internazionale, nessun’agenzia armata ha il diritto di accompagnare un convoglio umanitario.

    12 agosto – La Russia ha violato l’accordo con la Croce Rossa, inviando aiuti umanitari per l’Ucraina senza fornire un elenco preliminare di ciò che è contenuto nei camion, – ha detto il rappresentante del Comitato Internazionale della Croce Rossa Andrew Loersch. Secondo Loersch, martedì sarebbe dovuto avvenire un colloqui telefonico del presidente della Croce Rossa con il presidente Petro Poroshenko per “capire cosa sta succedendo”.

    12 agosto – Noi non ammettiamo alcuna possibilità di movimento delle colonne russe suo territorio ucraino, – ha detto il vice Capo di Stato Maggiore Valerii Chalyi. “Alla dogana ci saranno i relativi controlli. È la Croce Rossa che è responsabile dell’assistenza umanitaria; e solo per mezzo della Croce Rossa essa giungerà in Ucraina”.

    12 agosto – La Russia, sotto il pretesto di una missione umanitaria, potrebbe far sbarcare i suoi uomini nel Donbas, – ha detto il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius.

    12 agosto – Non è la prima volta che la Russia utilizza il pretesto del “convoglio umanitario” per introdurre i suoi uomini sul territorio di un altro Paese. L’operazione “convoglio umanitario” è stata utilizzata nel 1992 nel corso dell’occupazione dell’Abcasia. Ancor prima, nel 1991, la Russia era intenzionata ad introdurre un “convoglio umanitario” di veicoli militari e soldati in Polonia. La Polonia non lo ha permesso. Lo scopo di questo genere di operazione è quello di introdurre personale militare o cittadini russi. Poi questi vengono “incidentalmente” uccisi, e per garantire la protezione dei cittadini russi o della proprietà russa, lo Stato invia dei “contingenti di pace”.

  2. Il confuso psicodramma continua, anche se alla lunga potrebbe essere molto meno confuso e senza senso di quanto appaia ora.
    Adesso di colonne sembra che ce ne siano due: una nella zona di Kharkhiv e una più a sud verso Rostov, ma forse molti camion sarebbero ancora fermi a Voronezh. Mentre di sicuro aumentano i mezzi militari e gli armamenti russi sui confini.
    Siamo ovviamente alla fase due del deliberato polverone sugli “aiuti umanitari”: alcuni commentatori si chiedevano perché di questi camion distintamente dipinti di bianco? Nel web girano fotografie di camion simili nella regione degli Urali… cosa ci fanno? La risposta machiavellica potrebbe essere che nel momento che una colonna di “camion bianchi” entrasse “regolarmente” in Ucraina, sarebbe giustificata la circolazione di “qualsiasi” camion bianco carico di qualsiasi cosa nelle zone ancora controllate dai ribelli…
    E apriti cielo se gli ucraini sparassero su un “camion bianco”… i crudeli nazisti che sparano sulla Croce Rossa”… Certo che la cinica speculazione sul dramma della popolazione civile di Luhansk non conosce pudore.

  3. I greci non “liberarono” Troia la distrussero.

  4. Vedo che l’interesse per l’argomento del convoglio non è elevato, personalmente lo considero uno sbaglio perché, temo, sarà il classico grimaldello per consentire l’invasione in piena regola dell’Ucraina da parte della Russia di Putin.
    Il Ministero degli Esteri russo fa la voce grossa e chiede cinicamente il cessate fuoco nell’Est Ucraina, per far passare il “convoglio umanitario” sul territorio ucraino, insistendo fra l’altro nel dichiararlo “sotto l’egida della Croce Rossa” nonostante la Croce Rossa dichiari il contrario.
    Ma nel contempo i passaggi di colonne di mezzi militari e soldati russi avvengono tranquillamente sotto gli occhi di giornalisti stranieri, e border checkpoint vengono assaliti da militari russi dal territorio russo.
    Temo che la “crisi” stia rapidamente precipitando, con piena soddisfazione di quanti, in un vecchio post si auguravano una soluzione stile Georgia 2008, “e in 48 ore sarebbe tutto finito”.

    • O il mezzo per provocare la desiderata invasione del terribile Vladimir Putin, magari dietro suggerimenti da Oltreatlantico. Non sarebbe strano se l’esercito ucraino o le varie milizie filogovernative attaccassero il convoglio al fine di dire che è stato attaccato dai rivoltosi per poter poi dare la colpa ai fascisti al potere a Kiev. Come per il volo MH17, sebbene per fortuna la verità sta venendo a galla (anche se in sordina).
      http://www.lastampa.it/2014/08/12/blogs/underblog/lmh-stato-colpito-da-un-aereo-lo-scrive-la-stampa-della-malaysia-citando-analisti-usa-YqIvBk8AmzrC4WavpYOgeN/pagina.html
      O magari un tentativo di Putin per dimostrare ai nazionalisti (una forza politica di cui ha paura anche lui… e ho detto tutto) e al suo elettorato che non si è dimenticato dell’Ucraina orientale, e agli Ucraini Orientali che la Russia non si è dimenticata di loro.
      O, più semplicemente, Putin & co. sono sinceramente preoccupati della situazione nel Donbass.
      Le ipotesi sono tante.

      • Certo le ipotesi sono tante e ognuno si può sbizzarrire a fabbricarsi quelle che più gli aggradano.
        Rimane il fatto che tutto questo discorso degli “aiuti umanitari” l”hanno tirato fuori i russi, che adesso ci siano “camion bianchi” in ogni luogo, che quelli visti dai giornalisti siano ridicolmente vuoti e che le “giustificazioni” russe per questo fatto siano puerili (http://en.ria.ru/world/20140815/192050851/Ukranian-Military-May-Use-Force-to-Stop-Humanitarian-Aid-Convoy.html), mentre i carri armati, alcuni con già le indicazioni “peacekeeping”, girino liberamente dentro e fuori i confini ucraini.
        A furia di contorcersi con dietrologia e complottismi si arriva alla paranoia pura o si perde il senso della realtà.

  5. Sempre più strano: adesso si scopre che molti dei camion, mostrati ai giornalisti stranieri, sono…. praticamente vuoti!
    http://www.bbc.com/news/world-europe-28802849 soprattutto il video in testa.

    • Un bluff. Non era Lei a dire che Putin è un ottimo pokerista?

      • In verità io dicevo che Putin era un gangster che al tavolo di gioco, per vincere, tirava fuori il revolver…
        Qualcun altro lo definiva un “grande statista”.
        O per bluff intendeva il convoglio degli “aiuti umanitari”: allora dovrebbero spiegare meglio a quello zuccone di Zakharchenko che la colonna dalla Russia non è quella di 120 blindati, 30 tanks e 1200 militari, ma quella con i camion bianchi (semivuoti)…
        Ahh! voce dal sen fuggita…

  6. Adesso i Russi “sono sicuri” che la colonna di aiuti umanitari sarà attaccata dall’esercito ucraino…. che sta già minando la strada.
    A questo punto ovviamente i camion, carichi ad un decimo dello loro capacità, “dovranno” essere scortati dai carri armati russi.
    Le voilà!

    • Mah, se Putin avesse voluto invadere, può stare sicuro che avrebbe già invaso. Non c’è bisogno di pretesti umanitari. L’obiettivo, a mio avviso, è un altro: la coscienza dell’Occidente. Sia che il convoglio arrivi sia se venisse attaccato, per la Russia sarebbe un successo. Nel primo caso dimostrerebbe che Putin ha a cuore il fato degli abitanti del Donbass e che la crisi umanitaria nella regione non è un’invenzione. Ciò, inoltre, rafforzerebbe la posizione di chi ritiene che la Russia sia parte della soluzione. Nel secondo… Le lascio immaginare le bordate di accuse.

      • Forse è per quello che i truck sono semivuoti, comunque per Putin sarebbe un successo….

    • “Alexander Zakharchenko, self-proclaimed PM of the Donetsk rebel area, said on Friday 150 vehicles and 1,200 personnel were approaching their border”
      http://www.bbc.com/news/world-europe-28817347
      Se ciò fosse vero (e non sarebbe strano), mi rendo conto che devo darLe ragione. Gli aiuti umanitari sono stati un diversivo, gli aiuti che contano sono QUESTI. Mi dispiace solo per gli abitanti del Donbass… Per quanto tempo dovranno ancora subire il peggio di Russia e Ucraina?

  7. Purtroppo temo per lungo tempo. Come le varie diplomazie occidentali lasciano chiaramente intendere, Putin è “condannato” a non vincere, ma non può certo perdere … troppi sono alla lunga i legami tra oligarchi russi e mondo degli affari europeo o statunitense. Non si può permettere che tutto vada a carte quarantotto e bisogna trovare una via d’uscita onorevole, dove nessuno perda clamorosamente la faccia, ma nessuno esca vincitore su tutta la linea. Per la Russia è molto più semplice: il controllo del regime sui mezzi d’informazione, web e ora anche i viaggi all’estero sono di gran lunga più stringenti, per i governi occidentali un po’ più difficile, ma non impossibile (vedi lo schizofrenico agitarsi di Hollande che da una parte fa la voce grossa, d’altra consegna navi moderne ai russi…).
    Si, ci sono di mezzo i separatisti filorussi, ma quelli sono carne da cannone: una chiave di lettura del ricambio ai vertici delle “repubbliche” potrebbe essere un formale allontanarsi (niente più cittadini russi, solo locali): quelle poche figure carismatiche della prima ora sono sostituite da oscuri personaggi. D’altronde in questi mesi i locali non hanno prodotto alcun leader riconosciuto o riconoscibile e la loro esistenza è legata sempre di più alla capacità militare sul campo sostenuta dall’esterno, mentre l’appoggio “popolare” è scarso e poco evidente. Idem sul fronte dell’Ucraina dall’altra parte.
    Dove si collocherà il livello di scambio accettabile per i veri attori della crisi, lo vedremo a breve, penso.
    Tutto questo lascerà strascichi immensi e pesantissimi nell’est Ucraina. Di fatto le due città sono al lumicino e non vedo come riusciranno a riprendersi: il tessuto sociale ed economico è ormai al più completo sbando e bisognerà vedere chi vorrà (o potrà) tirare fuori i soldi per una decente ricostruzione. Probabilmente nessuno.
    Da un punto di vista demografico, non vedo la possibilità del recupero dei livelli precrisi: molti degli attuali sfollati cosa ternerebbero a fare? Li aspetterebbe un futuro economico incerto o addirittura nessun futuro. Meglio rimanere dove sono. E le autorità russe delle regioni di confine con l’Ucraina cominciano a preoccuparsi di questi “russi” senza arte ne parte che pesano su assistenza e locali magri bilanci sociali.
    Già perché uno dei “problemi” (non detto) dei profughi dall’est Ucraina è che la maggior parte di questi passano il confine con un valido passaporto russo e quindi tecnicamente sono titolari di diritti al pari di qualsiasi altro cittadino russo.
    Il fenomeno della doppia cittadinanza era stato vezzeggiato dal governo russo (vedi il caso abnorme dell’inesistente Transnistria, in cui poco meno della metà degli abitanti ha il passaporto russo) e ritenuto una specie di assicurazione/facilitazione dai cittadini (soprattutto quelli di origine russa) degli stati postsovietici, che così potevano andare a lavorare in Russia senza alcuna limitazione, ad esempio. Quindi se questi “russi” non desiderassero rientrare in Ucraina, sarebbe difficile costringerli, o le autorità di Kyiv potrebbero legalmente ciurlare nel manico di questi “non profughi”.
    Concordo con lei, quale che sarà l’evoluzione, sicuramenti gli abitanti dell’est Ucraina saranno i perdenti.

    • La chiave di volta per capire vincitori e vinti sarà la Crimea. La probabilità che questa torni all’Ucraina è quasi nulla: la Russia, per fare una cosa del genere, dovrebbe trovarsi nella stessa posizione in cui si trovavano Germania e Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale. E Putin, intervenendo a favore della pace a Yalta, ha subito messo in chiaro una cosa: noi vogliamo cercare una via d’uscita, e non vogliamo annettere altri territori, ma la Crimea ve la potete scordare. D’altro canto, qualora la Crimea venisse riconosciuta dalla comunità internazionale (magari in cambio di un nuovo referendum o di compensazioni in danaro o gas a basso costo per l’Ucraina, come hanno proposto alcuni in Occidente), per Putin sarebbe una chiara vittoria d’immagine, non in ultima analisi perché sarebbe la prova tangibile del fatto che avrebbe costretto l’Occidente – e in particolare gli States – a giungere a un compromesso. Il ritorno di immagine sarebbe assicurato, specie agli occhi di quel “resto del mondo” che non necessariamente vede l’America come la salvezza dei popoli.
      Ma, anche qualora la Crimea fosse riconosciuta come territorio russo (cosa a cui sono tutt’altro che sfavorevole, anche se non mi dispiacerebbe se Dzhemilev e Chubarov potessero tornare in Crimea) alla vittoria morale non coinciderebbe una vittoria materiale: l’obiettivo principale dell’azione di Putin, l’Ucraina, sarebbe ormai perduto (certo, sarebbe un’Ucraina neutrale e privata della Crimea e di un milione di abitanti, ma “neutrale” significa “non-russa”), e questa sarebbe una chiara vittoria per i Kerry e i Brzezinski. E di Donbass non parlerebbe più nessuno: i separatisti, alla fine, servivano soprattutto per richiamare Kiev alla necessità di avere una Russia non ostile e di riconoscere la sua natura di Paese bilingue. In ogni caso, quando la guerra sarà finita, Putin sarà costretto a mettere l’economia e la (ri)costruzione della nazione russa al primo posto.

  8. Ottima analisi Gian Angelo, riguardo i passaporti le confermo che anche in Crimea, conosco molte persone che han sempre avuto passaporto russo DA SEMPRE,rifiutando quello Ucraino, dovendo ogni tre mesi varcare il confine, altre con doppio passaporto molte persone da 23 anni han preso il nuovo passaporto russo al posto di quello sovietico.

  9. Visto che parliamo di passaporti ricordo le recenti disposizioni circa l’obbligo per gli emigrati russi di dichiarare i loro passaporti stranieri o permesso di residenza permanenti se volessero mantenere la residenza in Russia. Tale registrazione ha effetti fiscali e sulla possibilità di possedere immobili in Russia.
    La nuova legge inoltre rende una offesa criminale la mancata di dichiarazione di passaporti stranieri o di permesso di soggiorno. In un primo tempo questa legge, che molti vedono come segno di una crescente mentalità d’assedio del Cremlino, sembrava non riguardare i russi che vivono stabilmente all’estero. Ma ora il Servizio federale di migrazione ha specificato che i russi che mantengono la residenza ufficiale in Russia sono soggetti alla legge, anche se fisicamente risiedono all’estero.
    Questa disposizione oltre ad essere una schedatura di fatto di quanti tra gli emigrati russi (che nel 2013 furono 186.382, nel 2012 122.751, nel 2011 36.774 e nel 2010 33.578 – dati ufficiali russi) hanno optato per la doppia cittadinanza (soprattutto USA), avrà anche conseguenze per quanti negli stati postsovietici avevano optato per la cittadinanza esclusiva russa o per la doppia cittadinanza. Nel primo caso (e per loro esclusiva scelta) si rafforzerebbe la loro estraneità allo stato ospitante, nel secondo caso fatalmente si porrà la scelta tra cittadinanza locale e quella russa, con una forzata semplificazione della situazione della demografia etnica: ovviamente dei cittadini stranieri (che vogliono essere considerati tali) non possono pretendere di avere voce in capitolo nella nazione ospitante.
    Nella vecchia Europa difficilmente i confini politici coincidono con quelli etnici, e da sempre minoranze nazionali hanno dovuto scegliere fra l’accettazione del ruolo di minoranza o l’opzione di modificare, per lo più con le armi, i confino degli stati: qualche volta ha funzionato la prima opzione, talaltra la seconda.

  10. Mha sarà pur vero quello che scrive riguardo le leggi, ma resta il fatto che compresa la mia famiglia ha doppio passaporto come pure le persone che sono in Crimea che conosco chi ha doppio, oppure ha solo e sempre avuto quello russo pur vivendo da sempre in ucraina, ormai ex.
    Criminali o no questo è un dato di fatto.

  11. I camion stanno entrando in ucraina adesso vediamo se sono pieni di grano o di Kalasnikov, come pensano e sperano in molti,o se saranno bombardati dagli stessi russi per giustificare un intervento russo come pensa la stragrande maggioranza.
    Tanto se ci saranno gli aiuti, ci vorrà poco a metterci un po’ di Kalasnikov e dire che era tutta una scusa per invadere l’Ucraina .

  12. Una cosa è certa: cosa ci sia dentro ovviamente non lo sapremo mai: quelli che hanno visto IN RUSSIA diversi giornalisti stranieri erano camion semivuoti, cosa adesso vada in giro per i territori controllati dai separatisti non lo possiamo sapere.
    Lo possiamo sospettare, visto che la Croce Rossa si è chiamata fuori, i camion sono “scortati” da miliziani e non vi è alcun controllo su dove vadano o a chi consegnino che cosa.

  13. Cari lettori

    PER UN PAIO DI SETTIMANE I COMMENTI NON SARANNO PIU’ PUBBLICATI poiché nessuno della redazione sarà presente per farlo. Sappiate quindi che non si tratta di censura ma di una semplice pausa agostana. Torneremo ai primi di settembre per riprendere la normale attività. Grazie a tutti

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