ROMANIA: Chi controlla il narcotraffico?

Crocevia nel traffico internazionale della droga, grande magazzino delle sostanze chimiche necessarie alla sintesi degli stupefacenti, base operativa per i gruppi criminali turchi e curdi. Tutto questo è la Romania, teatro della competizione tra le nuove mafie per il controllo del lucroso mercato della droga verso l’Occidente

Appare sempre più evidente il ruolo chiave ricoperto dalla Romania come nuova base operativa dei gruppi criminali turchi, curdi e romeni coinvolti nel traffico internazionale di stupefacenti. Le larghe maglie della legislazione nazionale, l’enorme diffusione della corruzione e la disponibilità di manodopera a basso costo hanno creato un terreno particolarmente fertile per lo sviluppo di attività illecite, in grado di assicurare guadagni considerevoli a fronte di rischi relativamente contenuti.
La nuova proposta di legislazione romena contro il traffico di stupefacenti ed il riciclaggio del denaro sporco procede a fatica, rimbalzando da un ministero all’altro, senza concrete prospettive di essere rapidamente tradotta in legge. La diffusione della corruzione a più livelli, dalle amministrazioni locali fino ai massimi vertici governativi, gioca un ruolo decisivo.

Bucarest, la cassaforte della droga. La lentezza delle burocrazie romene nell’adottare efficaci politiche di contrasto alla criminalità genera tra l’altro molteplici conseguenze, alcune della quali paradossali. A partire dal 1992 sono state sequestrate circa 22 tonnellate di sostanze stupefacenti; l’enorme quantità di droga viene attualmente custodita nei magazzini dell’Ispettorato Generale della Polizia, dove non si procede alla sua distruzione “perché — affermano le autorità romene – la legge non chiarisce quale procedura utilizzare”. Il più grande magazzino di narcotici di tutto il mondo occidentale si trova dunque nel centro di Bucarest, assicurato dalla protezione delle guardie contro gli assalti della criminalità.
Ogni settimana la quantità di stupefacenti sequestrati aumenta costantemente in virtù delle intercettazioni effettuate sulla rotta dei Balcani, lungo la via da Istanbul alla Germania attraverso Sofia, Bucarest, Budapest, la Slovacchia e la Repubblica Ceca. Per avere un’idea della mole del traffico illegale vanno però inclusi anche i sequestri effettuati lungo il confine romeno con l’Ungheria: nel 1998 ben 700 chilogrammi di eroina sono stati intercettati lungo questo versante. Gli agenti della dogana ungherese alla frontiera di Gyula, all’inizio di settembre, ne hanno scoperti 40 chili nascosti in un camion turco proveniente dalla Romania. Un’altra via di accesso verso l’Europa occidentale attraversa Ucraina e Polonia mentre un’ulteriore variante prevede il passaggio in nave da Istanbul a Costanza, in Romania, attraverso il Mar Nero. Il metodo di gran lunga più utilizzato per il trasporto della droga è costituito dai camion a lunga percorrenza: si calcola che tra 500 e 1000 di questi attraversino la Romania ogni giorno e non più del 10% di questi viene raggiunto dai controlli della polizia doganale.

A scuola di narcotraffico. Attualmente esistono in Romania numerosi magazzini segreti gestiti dalle organizzazioni criminali che, dopo aver ricevuto un “ordine”, preparano le partite di droga per esportarle. Secondo fonti della polizia romena, la mafia turca ha attecchito così profondamente da trasferire i laboratori per la fabbricazione dell’eroina direttamente in Romania. La nuova strategia dei trafficanti troverebbe una conferma sia nel recente arrivo di nuovi gruppi turchi sia nel grande numero di sequestri di precursori chimici registrato in Romania nell’ultimo periodo. Verso la fine di ottobre circa 15.000 litri di anidride acetica sono stati scoperti in un magazzino appartenente al criminale siriano Mannon Daud. Nello stesso periodo sono stati arrestati due turchi dopo il ritrovamento di 5000 litri dello stesso prodotto.
Il trasferimento dei laboratori chimici ha inoltre permesso ai leader delle mafie turche di operare indisturbati direttamente in Romania. Tra questi spicca il nome di Sedat Peker, figura chiave nella gestione del traffico di droga, nello sfruttamento della prostituzione e nel gioco d’azzardo nella zona di Istanbul e Kardikoy. Dopo alcuni viaggi in Romania, sempre sotto diverse identità, Peker si è stabilito in una lussuosa villa vicino a Bucarest nell’estate del 1998: qui, nella nuova base operativa, sono state organizzate alcune riunioni, vere e proprie work sessions, con i partner criminali. Il suo arrivo ha coinciso con un aumento degli episodi criminali, primo fra tutti l’assassinio a Bucarest di due uomini d’affari curdi con passaporto turco.
Nonostante il suo arresto, effettuato nel settembre del 1998 dalla polizia turca, gli affari di Peker in Romania continuano a prosperare, grazie alla rete di contatti e di conoscenze che ha saputo sviluppare. Secondo fonti dell’intelligence romena, infatti, durante un precedente viaggio a Sofia, in Bulgaria, sembra che Peker avesse incontrato, oltre al leader della mafia bulgara Boblev, anche agenti dei servizi segreti turchi e un generale romeno.

Dalla Turchia le mafie vincenti. A capo delle organizzazioni criminali operanti nel settore del narcotraffico nell’area turco-romena ci sarebbe il criminale turco Alattin Cakici. Il suo gruppo ha sede a Costanza e vanta diverse centinaia di affiliati. Anche la rete gestita da Cakici utilizza i camion a lunga percorrenza per il trasporto di sostanze stupefacenti – principalmente eroina – verso l’Olanda e la Germania, mentre l’altra importante fonte di profitti è la protezione fornita dall’organizzazione a uomini d’affari turchi e curdi in viaggio a Bucarest.
Cakici è stato arrestato a Nizza, in Francia, nel 1998 ed è stato successivamente estradato in Turchia, su sua richiesta, nel dicembre del 1999, confidando nel favore della polizia e delle autorità giudiziarie del suo paese. Il ministro degli Interni e il vice primo ministro appartengono infatti, come Cakici, all’organizzazione nazionalista di estrema destra MHP, meglio conosciuta come “Lupi grigi”. Anche il suo più importante partner romeno, Mehmet Cakiroglu, è stato recentemente arrestato in Austria per traffico di eroina.
Un altro personaggio nel mirino dei servizi segreti romeni è Mahmut Yldirim, un killer professionista conosciuto con il nome di Yeshil. Di lui si sono perse le tracce dopo un regolamento di conti tra bande mafiose a Bucarest, nel quale è rimasto gravemente ferito.

Il declino dei curdi. Anche i gruppi criminali curdi, così come alcune frange del Partito dei Lavoratori Curdi, il PKK, sono coinvolti nei traffici illegali in Romania. Dopo l’uccisione di quattro persone all’inizio del 1999 è ormai guerra aperta tra le diverse organizzazioni – curde e turche in particolare – operanti sul territorio romeno. La collaborazione tra le autorità turche e romene nella lotta alla criminalità internazionale e l’aumento della violenza nella competizione tra le bande criminali hanno progressivamente relegato le organizzazioni curde in secondo piano, specialmente nel trasporto degli stupefacenti con i camion, un tempo di loro assoluta competenza. Esistono molti segnali del peggioramento delle relazioni tra i diversi gruppi: il più potente trafficante di droga curdo, Nizametin Bazbaydar, è stato recentemente assassinato (secondo il Dipartimento per l’informazione curdo “l’uomo d’affari è stato ucciso dalla mafia turca, organizzazione di cui faceva parte”). La stessa sorte è toccata a Sahin Cemil, proprietario del ristorante Golden Falcon, noto per essere uno dei principali punti di incontro per i mafiosi curdi.
La rivalità tra le diverse bande criminali si è progressivamente inasprita. In seguito alle rivelazioni di appartenenti alle mafie romene sono state effettuate molte perquisizioni in luoghi segreti di ritrovo dei criminali curdi, che hanno portato alla scoperta di veri e propri arsenali di armi e scorte di anidride acetica. La competizione per il controllo del mercato degli stupefacenti ha assunto i toni di una vera guerra, sullo sfondo di uno Stato incapace di contrastare l’espansione dell’illegalità.

a cura de l’Observatoire géopolitique des drogues

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