Un altro muro contro i Rom

Argomento caldo quello dei Rom. Con Sarkozy che in Francia reimpatria i gitani, l’Europa sembra ricordarsi improvvisamente di questo pop0lo originario dell’India settentrionale e insediatosi progressivamente nel vecchio continente. I media riportano indignati la notizia, la “società civile” si strappa i capelli ma i Rom sotto casa non li vuole nessuno. A questa ipocrisia collettiva risponde la Slovacchia, già nota per il dilagante razzismo nei confronti degli tziganes. Un muro è infatti appena stato costruito nella località di Vychod nell’abitato di Michalovce (regione di Kosice) da una sessantina di famiglie che hanno contribuito di tasca propria alla realizzazione di un muro in cemento -della lunghezza di 25 metri e del costo di 3000 euro- che separa le loro case da quelle di un insediamento nomade.

Secondo i cittadini slovacchi il muro “impedisce agli zingari di vandalizzare le loro abitazioni e di di utilizzare i loro cortili come discarica e bagno pubblico”. Questo è il secondo muro eretto in zona contro la “minaccia Rom” e si aggiunge a quello costruito sei mesi fa dalle autorità locali con la scusa di limitare il rumore e di consentire ai bambini di giocare a tennis. Già nel mese di marzo riportammo analoga notizia: un muro costruito a Ostovany, villaggio di 1600 anime, divideva i Rom dagli slovacchi. Il motivo? Le sospette e frequenti sparizioni di ortaggi.

Oggi in Slovacchia non governa più il tandem populista xenofobo di Robert Fico e Jan Slota, ma il nuovo premier Iveta Radicova non si sbilancia: ” Ogni muro può essere abbattuto”, dichiara. Al posto di quel “può” era lecito attendersi un “deve“, con tanto di ruspe pronte al distruggerlo. Ma nulla. Il fatto è che gli zingari non piacciono a nessuno, specie in Slovacchia dove non conviene inimicarsi l’elettorato con dichiarazioni pro-Rom. Lo stesso Sarkozy ha puntato sull’operazione reimpatrio per recuperare quel consenso che stava perdendo. E sicuramente avrà successo.

Intanto, mentre i gitani continuano a essere perseguitati -poiché i muri, i rimpatri, la ghettizzazione, cosa sono se non una persecuzione- la “società civile” si straccia le vesti. Salvo votare di nuovo il Sarkozy di turno alle prossime elezioni.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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4 commenti

  1. tutti pronti a difendere i diritti umani, e fin qui siamo tutti d’accordo, ma i diritti dei cittadini onesti, lavoratori con i veri valori della vita chi li difende?perche devo barricare la mia casa la mia vita per paura di essere saccheggiata da determinati individui?ma se fossimo tutti zingari come sarebbe il mondo?esisto delle regole di vita da dover rispettare ….e non facciamo demagogia la parola razzismo oggi è troppo di moda ma di fondo sono convinto che nel ventesimo secolo non esiste il razzismo è tutta una quistione di rispetto che determinati popoli non hanno nei confronti di altri e non riesco a capire come si possa ,ancora oggi vivere in certe condizioni…

    • Sollevi un tema difficile, e non voglio risponderti con frasi fatte. Quello dei Rom è un problema sociale di non secondaria rilevanza. Accanto alle comunità Rom stanziali e integrate ce ne sono -e forse in maggioranza- che vivono ai margini della legalità e, mi vien da dire, dell’umanità. Poiché vivere in baracche di lamiera ed eternit, senza latrine né acqua, con fogne a cielo aperto, è al limite dell’umano. Ma andiamo con ordine. Le domande che sollevi sono due: chi tutela le persone che vivono in prossimità dei campi abusivi e ne patiscono tutti i giorni i disagi? E in secondo luogo: come possono vivere in quelle condizioni? Alla prima questione posso dire che non sempre si presta attenzione ai bisogni della popolazione che vive in prossimità dei campi Rom abusivi, e sono disagi di primaria importanza poiché attengono alla sfera della sicurezza personale, della serenità, della fruibilità degli spazi urbani. Lo sgombero è misura “estrema” ma necessaria, certo dovrebbero seguire politiche di inserimento e integrazione ma mi rendo conto di parlare del mondo della favole.

      Alla seconda domanda non so come rispondere. Anch’io, quando ho visitato i campi Rom della mia città, mi sono chiesto com’era possibile vivere ai margini dell’umano. Non ai margini della società. ma dell’umano. Poiché vivere tra le fogne a cielo aperto, in tuguri di ferro ed eternit, è davvero ai limiti dell’umano. Un diritto umano è non vivere a quel modo. Tu chiedi “perché lo fanno”. Ci sono costretti da una condizione di marginalità millenaria, sarebbe la risposta più semplice. Ma non basta. In fondo tu dici che i Rom vivono volontariamente in quelle condizioni. Anche questo però non è del tutto vero. Io stesso ho difficoltà a comprendere. E ciò che non si comprende è più difficile da accettare. Il rischio però è che questa non accettazione, non comprensione, diventino disprezzo, rabbia, violenza. Il gesto dell’ex poliziotto slovacco credo si possa spiegare proprio così. Parlo di razzismo “passivo”, di una cosa che agisce su di noi -per motivi sociali di varia natura- e che, se debitamente alimentato, può diventare violenza.

      Certo, capire (e quindi accettare) la cultura Rom è assai arduo, poiché è criptica, nascosta, percepita come troppo lontana da noi. Troppo diversa. E qui mi fermo, senza dare vere risposte, ma sollevando pure io altri dubbi.

      Matteo

  2. in Francia i Rom sono stati espulsi perché hanno occupato abusivamente palazzi e terreni. Ho visto anche io in condizioni vivono… però nessuno di loro si rimbocca le le maniche e ripulisce. Se io getto l’immondizia per terra a casa mia, mi trasformo anche io in un rom. Invece la raccolgo, non posso certo aspettare l’assistenza sociale che lo faccia per me! perché non possono farlo anche loro?
    Diciamo che ai Rom non piace molto lavorare. Ho visto un doc. in cui avevano offerto una casa a una famiglia Rom. Dopo qualche mese, l’hanno abbandonata e sono tornati a vivere nelle barracche, perché non riuscivano ad abituarsi. Ovviamente, la casa era in uno stato allucinante… non hanno mai buttato via le immondizie o fatto le pulizie. Saranno anche emarginati, ma se la cercano. E’ gente che vorrebbe il maggiordomo e la servitù, altro che dannati della Terra. Sono dei furbacchioni.

  3. Non mi voglio nascondere dietro alla retorica buonista. Io stesso fatico a comprendere, come ho detto. Come giornalista ho il dovere di raccontare quanto accade, e considero qualsiasi atteggiamento persecutorio come negativo. Ecco perché abbiamo dato spazio alla questione Rom che da Sarkozy in poi ha occupato molti media. Lo abbiamo fatto non dall’inizio proprio perché era difficile non risultare anche noi parte di quel coro di buonisti. E’ un tema difficile. Quella di Sarkozy è un’operazione di polizia legittima, poiché quei campi sono abusivi. Ma sappiamo anche che è finalizzata solo alla ricerca del consenso, è una manovra populista. E’ mia opinione che se si volesse risolvere il problema Rom si dovrebbero cercare altre vie, mettendo in piedi progetti di integrazione anche coercitivi se è il caso. L’espulsione non risolve, poiché i Rom si spostano e torneranno. Allora il politico di turno li caccerà di nuovo guadagnando consensi. Credo che la politica non voglia davvero risolvere la questione sociale legata ai Rom. Ma sono solo opinioni. Sono lieto che EJ possa ospitare un simile dibattito in ogni caso.

    Matteo Z.

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