Ucciso a Sloviansk il fotogiornalista Andrea Rocchelli

Il fotogiornalista Andrea Rocchelli è stato ucciso a Sloviansk insieme al suo interprete, Andrei Mironov. La notizia è stata confermata dalla Farnesina anche se manca il riconoscimento ufficiale delle salme. Andrea Rocchelli era piacentino, aveva trent’anni, ed era tra in fondatori di Cesura Lab, un collettivo indipendente di fotogiornalisti.

Non era uno sprovveduto, dopo avere documentato gli abusi sui civili in Inguscezia, Cecenia e Daghestan,  nel 2011 ha testimoniato gli avvenimenti legati alle Primavere arabe in Tunisia e Libia. Nel febbraio scorso era dove un giornalista doveva essere, a Kiev, tra le barricate a due passi dai cecchini. Poi il trasferimento verso l’est del paese per raccontare con le sue immagini questo inizio di guerra civile. Immagini che dicono più di mille analisi, fatte dai nostri comodi salotti, e che raccontano al mondo verità che non si possono trovare tra i commenti degli esperti di turno.

La morte di un giornalista è, sempre, l’omicidio della verità. Poiché a spingere un giornalista verso il pericolo, esponendosi in prima persona, è la necessità di essere testimone, il bisogno di vedere con i propri occhi e capire, e far capire, quanto succede nel mondo. Non è retorica. E’ davvero un bisogno interiore quello che spinge fino alla linea del fronte, una linea da cui a volte non si torna indietro.

Poi c’è il giornalismo, quello in cui è più facile copiare i pezzi di altri, quello che ti pagano una miseria per una foto, un video, un reportage, quello che è anche un lavoro e che per mangiare devi fare sempre qualcosa in più, spingendoti più in là, correndo dei rischi. Quello che i lettori non vogliono pagare, gli editori non vogliono retribuire, e ti devi arrangiare, ti inventi un collettivo, unisci le forze, e sei indipendente sì, ma anche solo.

E’ morto così Andrea Rocchelli, per bisogno di verità, per passione, per un mestiere bistrattato. E’ morto come muore un giornalista. Suoi lavori sono stati pubblicati su Newsweek, LeMonde, Wall Street Journal, ForeignPolicy, Novaya Gazeta, Panorama, Espresso, Sportweek, Zurich Zeitung, Kommersant. Perché era bravo Andrea Rocchelli. Bravo da morire.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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3 commenti

  1. Mi unisco a voi nel dolore per questa grave perdita, il suo coraggio non venga dimenticato!

  2. onore a chi ha il coraggio di rischiare…perché la verità delle cose ha un prezzo sempre molto alto

  3. Giornalista italiano Andrea Rokkelli ucciso in Sloviansk ( regione di Donetsk ) in causa di colpi di mortaio da membri di gruppi armati illegali.
    Lo ha detto il Vice Primo Ministro Vitaly Yarema in un briefing nella notte di Domenica, Interfax -Ucraina.

    “Nel periodo 16,00-20,00 24 maggio nel villaggio vicino al Sloviansk un cittadino italiano … durante l’attacco di mortaio da parte dei terroristi subito ferito da scheggia nella testa e nel corpo causando decesso, è stato ucciso anche il suo interprete, un cittadino russo Mironov.

    Tuttavia, queste persone non hanno concordato presenza nella zona di operazione antiterrorismo con la parte ucraina.
    Come riportato sotto il fuoco di mortai sono stati colpiti giornalisti stranieri.

    Secondo l’Ambasciata di Francia a Kiev, in Sloviansk era colpito anche un giornalista francese. Ministero degli Esteri italiano ha chiesto che la parte ucraina di a investigare l’incidente.

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