ELEZIONI EUROPEE: Non vinceranno gli euroscettici. Ma l'Europa non si ferma a Bruxelles

Chi sono gli anti-europeisti?

I giornali di mezza Europa paventano la vittoria degli anti-europeisti alle prossime elezioni europee. Ma sarà davvero così? Proviamo anzitutto a capire chi sono gli anti-europeisti. I partiti che si oppongono all’UE sono di almeno tre tipi:

  • quelli moderatamente euroscettici, conservatori di destra, raggruppati nel ECR, l’Alleanza dei Conservatori e Riformisti europei. Ne fanno parte il Partito Conservatore inglese, guidato dal premier David Cameron e il polacco Diritto e Giustizia di Lech Kaczynski. Sono a favore del libero mercato ma difendono la sovranità nazionale da ogni progetto di federazione europea.
  • quelli (etno)nazionalisti e apertamente euroscettici raggruppati nell’ELD (o EFD in inglese) che sta per Europa delle Libertà e della Democrazia. Ne fanno parte il britannico UKIP, di Nigel Farage; la Lega Nord; i Veri Finlandesi; il Partito Nazionale Slovacco; il lituano Ordine e Giustizia; il greco LAOS. Sono partiti tradizionalisti, nazionalisti o etnonazionalist che sostengono la costituzione di una Europa dei Popoli, contro il centralismo burocratico e a favore dell’indipendenza delle nazioni.
  • gli antieuropeisti “indipendenti”, cioè non raggruppati in nessun partito europeo o, più correttamente, i “non iscritti”. Ne fanno parte il francese Front National; l’inglese British National Party; lo Jobbik ungherese, l’FPO austriaco (quello che fu di Haider); il partito nazionalista fiammingo Vlaams Belang; partiti in buona misura neofascisti o ultranazionalisti. Ci sono poi formazioni come ANO, il partito di centro-destra del miliardario ceco Andrej Babiš,  e l’italiano Movimento 5 Stelle che presentandosi per la prima volta non fanno parte di alcun partito. E’ però possibile che cercheranno alleanze dopo il voto.
A Bruxelles nessuno teme nulla

Di questi tre gruppi quello più “pericoloso” per l’Unione Europea è il secondo, l’ELD, poiché l’ECR è comunque moderato e composto da partiti che fino a ieri stavano con il Partito popolare europeo (PPE); mentre gli indipendenti, non essendo raggruppati in partito, sono privi di quasi tutti i poteri procedurali. Infine: né i conservatori dell’ECR, né gli indipendentisti di ELD hanno espresso un candidato presidente. Questa è infatti la novità di queste elezioni: ogni partito europeo può esprimere un candidato, una faccia, un nome, da spendere in campagna elettorale. Per i popolari è Jean-Claude Juncker, per i socialisti Martin Schultz, per la sinistra radicale è Alexis Tsipras, per i verdi la giovane Ska Keller. Gli euroscettici non hanno però saputo esprimere un candidato mostrando da un lato l’assenza di un reale coordinamento politico e dall’altra la volontà di limitarsi all’opposizione.

“L’Europa ci teme”, gridava dal palco Beppe Grillo solo la settimana scorsa ma, se guardiamo ai sondaggi, l’Europa non teme proprio nessuno. Tantomeno il M5S che, coi suoi 20 deputati, non potrà fare nulla contro Bruxelles (l’europarlamento conta 750 deputati). L’ultimo sondaggio sulle elezioni europee, realizzato dall’istituto PollWatch2014 lo scorso 23 aprile, mostra lo scarso successo degli antieuropeisti a livello continentale.

I sondaggi a livello europeo

I non iscritti, tutti insieme, raccoglierebbero 94 seggi su 751, pari al 12,6% complessivo.

Gli euroscettici di ELD, tutti insieme, raccoglierebbero 36 seggi su 751, pari al 4,8% complessivo.

Gli euroscettici moderati di ECR raccoglierebbero 41 seggi su 751, pari al 5,4%.

Con queste percentuali gli euroscettici non possono pensare di influenzare in nessun modo la vita del Parlamento europeo né bloccarne l’attività. Se davvero avessero voluto smantellare queste Unione Europea, da loro considerata iniqua, avrebbero dovuto non solo elaborare un programma unitario e condiviso (impossibile data la diversa provenienza politica: neofascisti, etno-nazionalisti; conservatori democratici) ma anche prendere molti più voti. Quello che appare chiaro da questo sondaggio è che in Europa gli anti-europeisti non vanno per la maggiore.

I sondaggi a livello nazionale, la musica cambia

In alcuni paesi però raggiungono risultati importanti. Importanti soprattutto perché esprimono i dubbi, i timori, le contrarietà di parte dell’opinione pubblica di paesi cardine dell’Europa.  Vediamo quali sono:

  • GRAN BRETAGNA: qui l’UKIP è dato al 25,3% dei voti. E’ la seconda forza dietro al Partito Laburista (32%) e davanti al Partito Conservatore, euroscettico moderato, fermo al 22,7%. L’euroscetticismo, moderato o radicale, è la cifra di queste elezioni britanniche. Nel Regno Unito si è sempre mal digerita l’Unione Europea e la crisi economica in corso sta spingendo molti a vedere nell’UE un pericolo per l’economia nazionale e la piazza finanziaria della City. Anche l’immigrazione è uno dei temi caldi e i britannici non vogliono aprire le porte indiscriminatamente a tutti i cittadini comunitari. L’UKIP sarà così la principale forza dell’ELD e potrà far sentire la sua voce in Parlamento.
  • FRANCIA: qui il Front National (“non-iscritti”) è al 22,3% e rischia davvero di vincere. La formazione neofascista è infatti sopra ai socialisti di Hollande (18,8%) e tallonano la destra gollista dell’UMP (23,2%).
  • ITALIA: il Movimento 5 Stelle (“non-iscritti”) formazione del comico Beppe Grillo, è la seconda forza (24,4%) e segue il Partito Democratico (42%) davanti a Forza Italia (19,9%)
  • GERMANIA: qui Alternativa per la Germania, movimento antieuro, registra il 6%, eleggendo così appena 6 deputati all’europarlamento
  • OLANDA: qui il Partito per la Libertà, antislamico ed estremista di destra, guidato da Geert Wilders è al 15% (4 deputati). Stessa percentuale dei Cristiano democratici, dei popolari e dei Democratici 66 (liberali).
  • AUSTRIA: qui i neofascisti del FPO sono la terza forza (20%) ma impegnanti in un testa a testa con il Partito Popolare (24,3%) e quello Socialista (23,3%). L’Austria elegge però pochi deputati: 4 in tutto quelli del FPO.
  • UNGHERIA: i neofascisti di Jobbik stanno al secondo posto (22,2%) seguiti dai Socialisti (21,4%). In testa c’è Fidesz, il partito di Orban, al 46,6%. E’ da notare che Orban non siede con gli euroscettici.
  • POLONIA: gli euroscettici moderati di Diritto e Giustizia sono in testa nei sondaggi (26,6%) in un testa a testa con la Piattaforma Civica di Tusk (26,3%). Il clima di insicurezza che si respira nel paese per l’evolversi della crisi ucraina sta favorendo il partito di Kaczynski.
  • FINLANDIA: qui i Veri Finlandesi sono il primo partito, con il 23,7%, ma eleggono appena 4 deputati all’europarlamento.
  • SVEZIA: il Partito democratico svedese, che malgrado il nome è una forza populista e xenofoba, raccoglie appena il 5%, eleggendo un solo deputato.
  • GRECIA: i naofascisti di Alba Dorata sono dati al 7,5%. In testa c’è Syriza, con il 26,2%, seguita da Nea Dimokratia a due punti di distanza.

Il problema non è l’Unione Europea ma l’Europa

Letti così sono dati che devono comunque far riflettere. Se è vero che a livello europeo questi partiti non saranno in grado di fare alcunché, è altrettanto vero che a livello locale molti si affermano come seconda forza. Un “trionfo” per chi, fino a pochi anni fa, era un paria della politica: neofascisti, populisti anti-islamici o xenofobi, reazionari, fondamentalisti cristiani, etno-nazionalisti, tutte espressioni di quell’anima nera che l’Europa porta con sé. Il loro successo alle europee può essere letto come espressione di una protesta e di un malcontento che non riguardano solo l’Unione Europea ed è per questo che potrebbe essere replicato nelle elezioni politiche nazionali.

La colpa è delle forze democratiche che non hanno forza e volontà sufficiente per affrontare temi controversi, come la sovranità economica e le ricette da applicare in questa crisi, e non sanno ridiscutere in modo costruttivo l’Unione e le sue istituzioni comunitarie. Così facendo lasciano questi temi, importanti, ai populisti e ai neofascisti che attribuiscono le responsabilità della crisi ora alla UE, ora agli immigrati, ora alle politiche sociali, ora alle minoranze etniche, ora alla politica, alla magistratura o persino alla democrazia stessa. Non saper affrontare queste forze condurrà l’Europa verso abissi già noti ma dimenticati. 

Queste elezioni europee servano dunque da monito all’Europa. A quell’Europa che non si ferma a Bruxelles.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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Un commento

  1. Tutto sommato condivisibile … peró é ridicolo indicare AfD, per la Germania, come un partito “neofascisti, populisti anti-islamici o xenofobi, reazionari, fondamentalisti cristiani, etno-nazionalisti”.
    Non dimentichiamoci che l’NPD (i neonazi, per dirla volgarmente) nel 2013 é riuscito, dopo 70 anni, a presentare candidati e liste in tutti i Lander!
    Forse la maggioranza delle persone euroscettiche sono solo €scettiche, ma vorrebbero tenersi l’europa … ancora per questo giro …

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