SLOVACCHIA: Un muro contro i Rom

Imbarazzo in Slovacchia dove in un villaggio di circa 1.600 abitanti, Ostrovany, è stato costruito un muro per tenere separati i rom dal resto della popolazione. L’episodio è salito alla ribalta internazionale perché negli ultimi giorni è giunta a Ostrovany una delegazione della commissione per i Diritti umani del Parlamento slovacco. Infatti la costruzione – una barriera di cemento alta due metri e lunga 150, costata 13mila euro e pagata con i soldi del Comune – è stata eretta qualche mese fa. “La gente era stanca di continuare a subire furti nei propri giardini – si è difeso il sindaco, Cyril Revak, al cospetto dei commissari. – La frutta e la verdura sparivano con regolarità. Non è certo con questo muro che li escludiamo dai pubblici servizi o dalla possibilità di utilizzare, per esempio, le strade comunali”.
L’episodio è ora al vaglio del governo europeo. La Slovacchia, infatti, è paese membro della Ue dal 2004 e i frequenti casi di intolleranza nei confronti della minoranza rom (500mila persone su una popolazione di poco più di cinque milioni di abitanti, che vivono in condizioni di particolare degrado) sono tenuti sott’occhio da Bruxelles.

Nel villaggio di Ostrovany, però, la situazione si complica. Diversamente da quanto accade di solito, in questo caso il muro non viene costruito per separare una minoranza, bensì la maggior parte della popolazione, visto che i rom costituiscono i 2/3 degli abitanti di Ostrovany. Particolare non indifferente. Attenzione, tuttavia, ad utilizzare termini quali segregazione, piuttosto che ghettizzazione. Il sindaco del piccolo villaggio slovacco, Cyril Revak, è stato chiaro e ha affermato che “il muro non segrega i rom, né limita il loro accesso alle principali strade o ai servizi”. Il primo cittadino ha poi spiegato che l’innalzamento della barriera è stato un passaggio obbligato. I contadini slovacchi, al confine con l’insediamento rom, vedevano di continuo sparire dai loro orti frutta e verdura. Difficile, tuttavia, non pensare che il muro, alto due metri e venti e lungo 150, non possa essere scavalcato con facilità dai nomadi. A chi chiede, perché, invece, della barriera, non sia stato messo in atto un altro strumento di integrazione e convivenza più efficace, il sindaco ha risposto di non accettare rimproveri. “L’unica critica che potrei accettare – ha detto Revak – riguarda l’utilizzo dei soldi pubblici per proteggere la proprietà privata. Ma il denaro pubblico viene anche usato per aiutare la comunità rom. Aiutiamo alcune persone un giorno, altre il successivo”.

L’atteggiamento del primo cittadino di Ostrovany è, comunque, in linea con quello del primo ministro slovacco, Robert Fico, che ieri si è fatto promotore di un’iniziativa che ha attirato molte critiche. Soprattutto da parte dei difensori dei diritti umani. Secondo Fico, per risolvere i problemi della minoranza nomade, l’unica soluzione possibile è la creazione di istituti per i bimbi rom. “Il principale obiettivo del prossimo governo – ha affermato il premier – dovrà essere quello di inviare il maggior numero possibile di bimbi rom nei collegi e staccarli gradualmente dalla vita che conducono nei campi rom. Altrimenti alleveremo un’altra generazione di gente incapace di essere utile alla società”.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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