UCRAINA: Fallita l'offensiva ucraina. Separatisti russi accolti da eroi

Tre separatisti russi sono stati uccisi durante scontri avvenuti nella notte tra il 16 e il 17 aprile a Mariupol, nell’est dell’Ucraina, nella parte meridionale dell’oblast di Donetsk, dove circa 300 uomini hanno attaccato i militari ucraini con bombe molotov. Le truppe di Kiev hanno risposto aprendo il fuoco e uccidendo tre separatisti, secondo quanto riferito dal ministro degli Interni ucraino, Arsen Avakov. Secondo le fonti ministeriali, altri 13 separatisti sono stati feriti e 63 arrestati.

E’ il più grave fatto di sangue dall’inizio della cosiddetta “operazione anti-terrorismo” lanciata da Kiev contro i separatisti filorussi che da due settimane occupano i punti chiave di molte città dell’Ucraina orientale. Per una cronaca completa dei fatti si legga qui.

Nella giornata di ieri, 16 aprile, le forze ucraine sono state disarmate dai separatisti russi che hanno loro sequestrato sei mezzi blindati con i quali sono poi entrati in Krematorsk, altra città dell’oblast di Donetsk, accolti trionfalmente dalla folla dei cittadini. Resta un mistero su dove si trovino i soldati ucraini di scorta ai blindati: fatti prigionieri o passati al nemico? A Kramatorsk i filorussi mantengono ancora il controllo del municipio, del commissariato e della sede locale dei servizi segreti.

Il 16 aprile a Sloviansk, trecento soldati ucraini si sarebbero arresi tra gli applausi della folla, lo riferisce l’agenzia russa Interfax.

Le forze filorusse stanno respingendo i male organizzati attacchi ucraini grazie all’aiuto di uomini di Mosca (si dice che il capo dei filorussi di Sloviansk, Igor Strelkov, sarebbe un ufficiale dei servizi segreti militari russi) e a truppe che avrebbero passato il confine indossando divise senza mostrine. Tra i separatisti ci sarebbero anche ex-agenti dei Bekrut, la polizia antisommossa responsabile della repressione delle proteste di Maidan e sciolta dal nuovo governo di Kiev.

L’insuccesso delle truppe di Kiev si deve alla scarsa organizzazione dovuta ai molti cambi della guardia avvenuti nell’esercito all’indomani della presa del potere delle forze pro-Maidan, Ma anche al fatto che sparare sui dei connazionali – poiché tali sono, finché qualcuno non deciderà il contrario con la forza – non piaccia ai soldati di Kiev.

Nella giornata di oggi, 17 aprile, sono previsti colloqui a Ginevra tra le diplomazie russa e americana. Non c’è però da attendersi nulla, le due parti sembrano decise a mantenere la linea dura. E alla minaccia di nuove sanzioni Mosca risponde con nuove occupazioni in Ucraina. Questa escalation tuttavia non può durare e il punto di rottura si avvicina pericolosamente.

 

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

Leggi anche

UCRAINA: Il “servo del popolo” pronto a negoziare con il Cremlino

Il "servo del popolo" e neo-presidente Volodymyr Zelenksy, affiancato dalla sua nuova amministrazione presidenziale, si dichiara pronto ad aprire i negoziati di pace con il Cremlino sulla questione del conflitto nell'est dell'Ucraina. Ma la pace è lungi dall'essere alle porte.

3 commenti

  1. Vorrei porre alcune domande, ma non a Zola di cui stimo (anche quando non sono d’accordo) la competenza e ‘obiettività. 1) Come li chiamiamo i morti filorussi, terroristi? La logica lo suggerirebbe se l’operazione lanciata da Kiev è un’azione anti-terrorismo. Oppure adottiamo il criterio che i media occidentali hanno adottato per i rivoltosi di Maidan, e li chiamiamo quindi libertari caduti difendendo i diritti dei russofoni? 2) Per quanto tempo dobbiamo andare avanti a sentire la balla galattica che dietro le sollevazioni dell’est c’è Mosca (che in effetti c’è) senza alcun supporto locale, dato che poi proprio la popolazione locale (oltre a reparti della polizia) sono i primi a schierarsi contro l’intervento anti-terrorismo di Kiev? Dobbiamo andare avanti a sentir dire che a Kharkhov come a Donetsk a far tutto sono gli agenti dell’FSB e moscoviti in trasferta inviati da Putin, con i residenti che, passivi, assisterebbero a tutto nel silenzio e costretti? 3) Vorrei far notare come Washington ha prontamente avallato l’azione anti-terrorismo di Kiev (loro se ne intendono). Ma detto questo, perch* è assoltamente lecito che il governo americano si schieri a favore dei propri interessi, per quanto dobbiamo ancora legegre su East Journal le parole dei marziani che vengono qua a parlare di democrazia, libertà, rispetto delle vita umana (che non vale in Afghanista, Iraq ecc. ecc.)? Smettiamola, per cortesia, di raccontarci balle. 4) Quanto valgano le vite umane per i difensori della vita (occidentale) è presto detto: quando la Russia agiva massacrando in Cecenia nessuno s’è ricordato tutte le manfrine che si sentono oggi. L’Ucraina è un bel bocconcino per la UE (e per gli USA) e per la Russia; partiamo da questo presupposto e finiamola in questi post con le idiozie sulla superiorità morale dei primi (UE e USA) sui secondi).

  2. L’insuccesso delle truppe di Kiev si deve al fatto che non appoggiano il “governo” golpista. Come ho già pronosticato, alla fine sarà l’esercito (quello ucraino, non quello russo) a fare pulizia a kiev

  3. “Separatisti russi accolti da eroi…” Che strano, non me lo sarei mai aspettato