UCRAINA: I filorussi occupano Horlivka. Continua la rivolta nell'est del paese

Attivisti filo-russi hanno assaltato la stazione di polizia di Horlivka, nell’oblast di Donetsk. Non si ferma la rivolta nell’est del paese, che ormai va avanti da diversi giorni e ha visto nella giornata del 12 aprile il suo momento più drammatico con l’arrivo, a Sloviansk, di un gruppo armato di kalashnikov e armi automatiche che ha dato assalto alla locale stazione di polizia. Proprio a Sloviansk i filorussi hanno ignorato l’ultimatum di Kiev e hanno anzi occupato un altro edificio amministrativo e l’aeroporto. Riporta la BBC come l’intero oblast di Donetsk sia ormai in mano a migliaia di rivoltosi, alcuni armati e ben equipaggiati. “Milizie di autodifesa” dietro cui si cela il Cremlino, pronto a occupare la regione con soldati senza mostrine, come nel caso della Crimea.

Kiev non può reagire: “Si scatenerà una guerra civile” ha messo in guardia Mosca e la minaccia è credibile. Non sarebbe difficile per il Cremlino infiltrare uomini e armamenti organizzando una rivolta armata. Le truppe russe intanto restano stanziate al confine con l’Ucraina.

Il presidente ad interim ucraino Oleksandr Turcninov non esclude la possibilità di tenere un referendum nazionale sull’ordinamento statale del Paese – federale o meno – nello stesso giorno delle presidenziali, fissate per il 25 maggio. Una riforma costituzionale in senso federale è quanto richiesto da Putin. Finora Kiev non aveva voluto considerare questa opzione poiché preludio a una più semplice futura secessione della parte orientale ma sotto la minaccia di Mosca, e senza l’appoggio degli Stati Uniti, Kiev si trova sola ad affrontare una situazione esplosiva.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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17 commenti

  1. Chiaro che non sono miliziani improvvisati, si tratta di una vera e propria Gladio filo-russa organizzata da tempo. Sicuramente sono diffusi in tutta l’Ucraina e mi sa che a tempo debito li vedremo apparire nella stessa Kiev.

  2. magari alla fine verrà fuori che è stato Putin ha inventarsi la rivolta di Maidan…

    • Sarebbe come dire che gli Stati Uniti si sono fatti da soli l’attentato dell’11 settembre.

  3. In realtà chi in questa crisi sta peggio di tutti non è né l’Ucraina, né l’UE, né tantomeno Obama, bensì il Cremlino. Se intervenisse ci sarebbero nuove sanzioni, e forse scoppierebbe una vera e propria guerra tra la Russia e il governo provvisorio ucraino nella quale probabilmente la Russia rimarrebbe impantanata per anni. Se abbandonasse il Donbass al suo destino e accettasse le proposte di Turchynov, le potenze occidentali riammetterebbero Putin nel club dei Paesi “civilizzati”, gli perdonerebbero un pò di cose e magari gli darebbero anche il Nobel per la Pace, ma in patria Putin verrebbe accusato di debolezza e di tradimento delle speranze dei “fratelli” del Donbass, e può anche dire addio ai record di popolarità degli ultimi mesi. In quanto basato sull’emotività e non sulla razionalità, dopotutto, il nazionalismo è molto pericoloso, e una volta aizzato frenarlo diventa un’impresa. E a questo punto mi viene quasi da pensare: non è che ciò rientra nelle macchinazioni degli strateghi della NATO e della Casa Bianca?

    In ogni caso, non dimenticatevi quello che sto per dire: tanto meglio andranno le cose nel Donbass, tanto peggio andranno per Mosca.

    • Se il top della comicità ! Putin sta giocando al gatto col topo con il “governo” ucraino e i suoi improvvidi sponsor occidentali. Finirà con la disfatta totale dell’America, come in Georgia.

      • Sì, vorrei vedere se dalla parte del topo (l’Ucraina) dovesse intervenire il cane (l’America)! Non credo che arriverà ad intervenire militarmente, ma io sono convinto che il topo stia facendo di tutto perché il gatto intervenga, cosicché può guadagnarsi un’aura di vittima agli occhi del cane, che a quel punto potrebbe introdurre sanzioni serie contro il gatto. E allora sì che ne vedremo delle belle su entrambi i fronti. Sul fatto che alla fine è molto più probabile che ad uscire vincente sia la Russia, comunque, sono d’accordo con te: per la Russia, dopotutto, l’Ucraina è un fratello oltre che il Paese dove tutto ebbe inizio, mentre la maggior parte degli yankees non sa neanche dov’è l’Ucraina. Inoltre una Russia eccessivamente indebolita e tagliata fuori dall’Occidente diventerebbe un boccone prelibato per la Cina.

  4. Michele Bettini

    Kiev deve accettare con lungimiranza la situazione che si sta profilando. Nessuno vuole una guerra e non deve esserci una guerra. L’Ucraina ha le sue colpe. Primo il mancato sviluppo del territorio che aveva sotto il suo controllo fino a poco fa; secondo che avrebbe già dovuto provvedere a creare uno stato federale. Non può pretendere la totale sovranità sulla parte orientale del paese se è a maggioranza russofona. Terzo: in questi anni non ha fornito alcuna collaborazione di tipo statistico e geografico al paese maggiormente colpito dall’incidente di Chernobil, che non è l’Ucraina, ma la Bielorussia. Quarto: l’Ucraina, in senso stretto, non può un giorno essere filorussa e al cambio di un governo diventare il giorno dopo filoEuropea., in odore di alleanza con la NATO. Quinto: il paese è disastrato e non può aspettarsi un piano Marshall da una Europa che ha già fin troppi problemi e dove i prezzi stanno salendo, come in Polonia, dove sono stato pochi giorni fa.

    • Gent. Michele

      ma l’Ucraina che ha mancato lo viluppo dell’area russofona era quella filorussa. Non mi dirà che l’arretratezza del paese si deve a quattro anni di governo “arancione” su ventidue di indipendenza? Uno stato federale non è mai stato richiesto né mai in Ucraina si è parlato di spartizione. Se ne è parlato, e molto, in Russia fin dal 2001. Lo stato federale è una richiesta di Mosca perché faciliterà future (eventuali) secessioni. Gli ucraini russofoni si sono svegliati a chiedere l’annessione con Mosca proprio quando quest’ultima ha visto il suo controllo sul paese venire meno. Una strana coincidenza, non trova? Poi sono d’accordo che l’Ucraina è tristemente oggetto del contendere da parte di potenze cui non interessa nulla della gente ma solo del loro tornaconto economico. Comunque vada a finire, saranno gli ucraini – russofoni o ucrainofoni – a perdere.
      Un saluto

      Matteo

      • Guarda che l’Ucraina è nell’orbita occidentale fin dal 1993, lo stesso Yanukovic si è sempre rifiutato di entrare nell’unione doganale con la Russia e stava firmando con l’UE, se ricordi bene. Questo dei governi “filorussi” è un’altra invenzione, non ce ne sono mai stati, al massimo ci sono stati governi neutrali. Uno stato federale non è mai stato richiesto perchè mai finora erano andate al potere le forze nazionaliste di estrema destra. A proposito ieri un candidato alle presidenziali è stato quasi ammazzato a Kiev, questa è la “libertà” di maidan

  5. Quel governo che non è in grado, sul terreno, di controllare gruppi armati che scorrazzano per le proprie province è un governo destinato alle seguenti poco allegre alternative:

    1. A dover accettare la secessione di fatto di una parte del territorio stesso
    2. A dover vedere la disgregazione dell”intera nazione
    3. A vedere la nazione, annessa o come protettorato, nelle mani di una potenza confinante
    4. Ad essere rimosso dalle stesse milizie che scorrazzano

    Se il governo in carica a Kiev non è in grado di opporsi sul terreno vedremo quale di queste ipotesi sarà vera per l’Ucraina. Comunque questa crisi conferma ciò che la storia ci ha detto varie volte e ci disse 70 – 80 anni fa. Pensarono che si potesse lasciar fare in Austria. L’Austria non bastò. Pensarono che si potesse evitare di morire per i Sudeti. I Sudeti furono una tappa. Pensarono che per Memel si potesse lasciar fare. Memel fu un passaggio. Non volevano morire per Danzica. Dovettero morire per Parigi. Naturalmente la storia non si ripete mai. Però anche questa volta l’illusione che bastasse lasciar fare in Crimea si è appunto rivelata per quello che era. La Crimea non basta. Non basteranno neanche Lugansk e Donetsk. L’obbiettivo è TUTTA l’Ucraina.

    • Michele Bettini

      Se l’obiettivo è tutta l’Ucraina, da parte di chi? Non credo che Putin miri a Kiev, perché in tal caso la guerra sarebbe inevitabile e Kiev non si troverebbe da sola. Il governo in carica a Kiev non è in grado di opporsi sul terreno perché evidentemente là ci sono troppi galli a cantare. Io penso che si potesse lasciar fare in Austria. Ovviamente non si poteva lasciar fare dopo che la Germania oltrepassò i confini dei Sudeti.
      Per quanto riguarda la Polonia, questa non accettò la richiesta di Hitler di concedere una autostrada tra la Prussia Occidentale e la Prussia Orientale. L’ascesa di Hitler fu consentita dal fatto che aveva promesso alla nazione di sanare il bilancio, cosa che poi fece. Le potenze occidentali si guardarono bene dal lanciare la proposta di creare un mercato comune, perché ciò avrebbe significato il collasso anticipato del colonialismo. E sotto sotto, evitando compromessi politici e militari con Stalin, speravano tanto che la Germania gli desse la mazzata finale.

    • Massimo:
      5. A vedere l’Ucraina divisa in due come lo è di fatto!

      Vi ricordo ancora una volta (e lo ri-proclamo a chi ha scoperto l’esistenza dell’Ucraina, del Mar Nero, dei “Tartari di Crimea”, o del Caucaso, o della città di Sochi da meno di un mese o solo da qualche annetto!) che l’Ucriana è stata la più florida e la più prosperosa tra tutte le repubbliche dell’ex Urss!
      Erano “moderne” le sue strade i suoi porti, i suoi aeroporti, le sue industrie pesanti e persino le sue centrali: l’incidente del 1986 che conosciamo tutti, scaturì da un errore “di simulazione” e non da un errore dovuto alla mancanza di “tecnologia” o dovuto all’ obsolescènza dell’apparato tecnico!
      Persino il Calcio dava un posto di rilievo alle sue squadre e ai suoi giocatori (basterebbe sfogliare un almanacco calcistico per aver contezza di ciò!), tanto è vero che più della metà dei “nazionali” dell’Urss, erano composti da giocatori ucraini!
      Chi conosce l’Ucraina, chi ha vissuto lì, chi ha vissuto “sotto l’Urss”, sa che è così!
      La Russia è nata dall’Ucraina, così come la Crimea è Russia. E queste sono le uniche cose vere: il resto sono solo chiacchiere.
      Metà Ucraina non vuole stare più con “il Popolo delle Libertà” ossia con Kiev: pertanto è giusto che questa metà segua l’ovest. L’altra metà è giusto che segua Mosca.

      • che l’Ucriana è stata la più florida e la più prosperosa tra tutte le repubbliche dell’ex Urss!

        permettimi di dissentire 😀
        la Bielorussia stava certamente meglio (nel 1987 ho potuto constatare di persona la maggiore prosperità almeno rispetto alla RSFSR cioè la Russia), e ciò spiega anche la fortissima nostalgia sovietica fra i bielorussi che rese possibili gli avvenimenti del 1994
        l’Estonia era, per certi versi, ancora più avanzata…e di sicuro più “liberale” (anche il KGB estone aveva fama di lassismo tanto che talora, per colpire i dissidenti, Mosca doveva ricorrere al più duro KGB lettone)
        riconosco che l’Ucraina (URSR, Ukrajins’ka Radjans’ka Sovets’ka Respublika) tuttavia era da includere nelle Repubbliche “sviluppate” dell’ex-URSS e non in quelle “arretrate” (Moldova, Armenia, anche Georgia, Asia centrale)

  6. Beh può darsi! IO naturalmente ri-dissento!
    Ucraina-Bielorussia-Estonia ed ex repubbliche sorelle vicioniori (con eslusione della Moldavia, ed in questo hai totalmente ragione!) in ogni caso erano paesi confinanti e reciprocamente influenzati dalle loro rispettive “economie” e dai loro rispettivi terriotori.
    Di certo con la de-sovietizzazione e con la de-russificazione l’Ucraina ha perso tutto. In ogni caso a me risulta altro, ciò spiega “la nostalgia” e la voglia di ritorno a “casa” dell’altra metà degli ucraini-russofoni.
    Ma qui il thema è sempre e comunque un altro: ci si ostina a ritenere, infatti, che i “disordini” dell’est Kievano, abbiano come causa promotrice solo ed esclusivamente la politica putiniana.
    E’ notizia recente -e finalmente viene fuori- che il capo della Cia e che molti esponenti “guerrafondai del west” siano stati realmente presenti sul suolo ucraino nei “giorni delle rivolte” della “pacifica Majdan”!
    Però tutto questo , in ogni caso, non basta a convincere molti osservatori a dare un volto reale ai veri “ficcanaso delle vicende ucraine”!

  7. Scusate, ma forse abbiamo perso di vista delle elementari considerazioni storiche, quasi che le mosse di Putin nascano da quello che è successo in Ukrajna negli ultimi mesi, dalla rivoluzione arancione, da qualcosa che hanno fatto o non fatto gli ukrajni, gli USA o la UE, o,al massimo, dalla implosione della vecchia Unione Sovietica. Putin è la versione moderna e rivisitata dell’imperialismo zarista e dell’affermazione di potenza del settantennio sovietico. Incarna precisamente il desiderio di revanche nei confronti della situazione di “decadenza imperiale” creatasi con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, pilotata da Gorbačëv (non a caso qualcuno a chiesto proprio ora di incriminarlo….) che aveva portato la Russia negli anni 90 alla situazione di Grande Malato d’Europa. Mi sembra che quanto stia facendo Putin si inquadri in un piano di riassetto generale dei confini e delle aree di influenza più o meno strette che cancellino la condizione di inferiorità, in cui molti russi pensano (araldo Putin !!!) fosse caduta la Santa Madre Russia. Per di più, evidentemente, la dirigenza del Kremlino, si era stufata della sostanziale inaffidabilità dei satrapi locali e ha pensato che era venuto il momento di riportare le risorse economiche della Krimea e magari anche del Donbass sotto il diretto controllo imperiale. Le altre sono chiacchere e esercizi accademici delle varie cancellerie.

  8. Michele Bettini, quando dico che l’obbiettivo è tutta l’Ucraina non intendo certo che i tank sfileranno per le strade di Kiev. Forse a Mosca pensano che la destabilizzazione prodotta dalle infiltrazioni nell’Est e dalla spaccatura di fatto del territorio nazionale faccia saltare il governo ucraino. In seguito, magari con una repubblica federale, una certa influenza russa si ristabilirebbe sul governo centrale e quindi su tutto il territorio. Mi sembrerebbe invece strano che alla Russia interessasse una spartizione con il sud est nelle sue mani e e una repubblica Ucraina occidentale affacciata sul Dnepr e a quel punto membro della NATO con tanto di basi americane. Credo che questa soluzione sarebbe un successo per gli USA e non per la Russia. Penso che per la Russia questa ipotesi sia quella da realizzare in presenza della certezza di non avere più alcuna possibilità di influenzare le scelte di Kiev. Comunque vedremo, augurandoci sempre che non si vada ad una follia come in ex Jugoslavia. Ho avuto oggi occasione di scambiare brevemente (spero incontrarlo con calma nei prossimi giorni) due impressioni con un ex membro della Rada; molti qui a Kiev pensano che dopo la Pasqua i russi intensificheranno le infiltrazioni (si parla addirittura di invasione) in tutta l’area ad Est del Dnepr. Molti pensano anche che l’azione si arresterebbe sul Dnepr . Questo produrrebbe di fatto la situazione evocata da Enzo Nicolò. Staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi giorni e mesi.

  9. Concordo con Massimo: una spartizione brutale dell’Ukrajna sarebbe alla lunga un disastro per Putin. Oggi la minoranza russa in Ukrajna conta poco più di 8 milioni su un totale di 46 milioni, ad essere pignoli, bisognerebbe sottrarre i quasi 2 milioni della Krimea già “riuniti” alla Russia, per cui i russi rappresentano circa il 16% della popolazione. Se ribaltassimo il dato demografico sulla geografia politica di una Ukrajna divisa su basi etniche, potremmo pensare ad una spartizione 75% / 25% (i carri armati subito al di là del confine, possono valere un 10% !). A questo punto la Russia si troverebbe un paese di circa 450.000 Kmq e 39 milioni di abitanti nel cortile di casa, con un governo ed una opinione pubblica incarogniti se non dichiaratamente ostili, sulla strada dell’adesione alla UE e alla NATO con conseguenti basi nei porti del Mar Nero e aeroporti a meno di 500 km da Mosca. Senza contare l’effetto domino su Moldavia e Georgia e magari sull’exclave di Kaliningrad o sulla “repubblica” canaglia della Transnistria. Certo se dimenticassimo la sbandierata tutela dei russi etnici e considerassimo confini “naturali” (Dnepr) la situazione si modificherebbe quantitativamente ma non qualitativamente. Per cui a Putin sembrano rimanere poche opzioni: occupare militarmente tutta l’Ukrajna o sperare in (e contribuire attivamente a) un ribaltone a Kiev. Giustamente vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane.