UCRAINA: Ultimatum di Kiev ai rivoltosi filorussi ma Mosca avverte: "si rischia la guerra civile"

Il governo di Kiev ha lanciato un ultimatum ai filorussi di Lugansk, Donetsk e Kharkiv dopo che questi hanno occupato, l’8 aprile scorso, le sedi delle istituzioni locali chiedendo l’annessione a Mosca.  Il ministro dell’interno Arsen Avakov ha dato 48 ore di tempo per mettere fine ai disordini dopodiché si passerà all’uso della forza. A Lugansk, nell’est dell’Ucraina, gli insorti filorussi occupano ancora la sede dei servizi segreti e rinforzano le barricate rifiutando il dialogo con il governo di Kiev.

Per evitare un altro scenario come quello della Crimea, l’esercito ucraino è già intervenute a Donetsk strappando la città ai ribelli e arrestando i capi della rivolta. La “repubblica di Donetsk”, come è stata ribattezzata dai separatisti, non è durata più di un giorno ma la tensione resta alta: Mosca ha intimato al governo di Kiev di fermare la repressione dei separatisti o “sarà una guerra civile”. A Mikolaiv, nel sud del paese, scontri tra manifestanti pro-Maidan e filorussi sono avvenuti senza che la polizia intervenisse a dividere le due parti: ad avere la peggio i filorussi, costretti ad abbandonare le sedi delle istituzioni locali occupate. A Kharkiv, infine, il palazzo della regione occupato dai filorussi è stato liberato con un blitz delle forze dell’ordine.

Resta ancora da trovare una soluzione a Lugansk, anche se le tensioni nelle altre città non possono dirsi sopite. Lugansk, che si trova nella parte orientale del paese al confine con la Russia, è “l’ultimo baluardo” della rivolta, come dichiarato dagli attivisti. E a difendere il baluardo sono arrivate anche soldati russi, questo almeno secondo il Pentagono che intima a Mosca il ritiro delle truppe da tutti i territori occupati, Crimea compresa.

Dal Cremlino, Vladimir Putin avverte “i facenti funzione del governo di Kiev” di “non commettere azioni irreparabili” o “sarà difficile evitare una guerra civile” Fino a che punto il Cremlino sarà disposto a spingere in avanti la situazione? In questa guerra di posizione, in cui Mosca e Washington misurano la propria disponibilità all’intervento armato, la situazione nell’Ucraina orientale resta tesa. La prossima settimana è previsto un nuovo incontro tra le diplomazie americana e russa, tutti si dicono pronti al dialogo ma gli Stati Uniti alzano la posta: se Mosca non lascia l’Ucraina e la Crimea, subirà un grave isolamento internazionale”. Fra meno di 24 ore scadranno i termini dell’ultimatum di Kiev, forse gli eventi precederanno la diplomazia.

Foto: Genia Savilov, AFP. Dimostrante filorusso

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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5 commenti

  1. Sinceramente non vedo quale alternativa abbia il governo di Kiev se non l’impedire l’occupazione delle sedi pubbliche. A meno che non si pensi che l’Italia sia una nazione altamente repressiva per aver impedito l’azione dei serenissimi (o in passato quelle dei sardi e dei sud tirolesi).

  2. Lo stesso metro di giudizio non lo si è usato quando a governare era il legittimo governo eletto di Yanucovich. Perché? Allora andavano bene i blocchi dei palazzi istituzionali, adesso invece non si capisce perché Kiev non dovrebbe intervenire. Oltre che privi di qualsiasi morale e logica, siete anche ridicoli.

  3. Veramente Yanukovich era, almeno formalmente, ucraino. Se avesse represso la rivoluzione (o quel che è stata) forse sarebbe stato criticato. Ma la cosa si sarebbe risolta in un affare interno. Nessuno a Piazza Indipendenza chiedeva l’annessione dell’Ucraina a qualche stato straniero. Qui si tratta di gente che occupa le sedi pubbliche e chiede l’annessione alla Russia. A questo punto per Kiev ci sono solo due strade. La prima è sgomberare le sedi pubbliche occupate. La seconda è accettare la disgregazione della nazione ucraina entro la fine del 2014. Credo siano quasi obbligati ad optare per un tentativo di salvare la sovranità nazionale. Non vedo quali siano le altre vie d’uscita.

    • La via d’uscita è la prima che hai detto, la disgregazione dell’Ucraina. Staranno tutti meglio, ognuno padrone a casa sua e libero di allearsi con chi preferisce. Tutto è meglio che continuare a tenere in piedi una nazione finta dove metà popolazione è in guerra con l’altra metà

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