Disordini nell'Ucraina orientale mentre Mosca invita i fascisti europei in Crimea

Mentre il Segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si incontrano a Londra per un ultimo decisivo colloquio sulle sorti della Crimea, scoppiano disordini in molte città dell’est dell’Ucraina. A Kharkiv, seconda città dell’Ucraina, il “Movimento russo” invoca l’invasione dell’esercito del Cremlino perché altrimenti “la popolazione russa rischia di essere vittima di un genocidio”. Come racconta Fausto Biloslavo in un reportage pubblicato da Il Giornale, la popolazione scende in piazza al grido di “Putin vieni a salvarci” anche se la compattezza nel chiedere la secessione da Kiev non è la stessa che si è vista in Crimea. “I filo russi presidiano la statua di Lenin sventolando bandiere con la falce e martello, ma pure gli stemmi degli utranazionalisti che vedono Mosca come loro capitale” scrive Biloslavo, mettendo a fuoco la contraddizione di questi movimenti che, al di là delle falci e martello, esprimono un nazionalismo non diverso da quello che imputano alla Maidan di Kiev.

Da oltre frontiera, racconta Biloslavo, ogni giorno arrivano in autobus i picchiatori e gli agitatori come i membri di Oplot, (Baluardo), “un’organizzazione che prende il nome da un carro armato. Qualche centinaio di palestrati, esperti di arti marziali, che secondo il loro capo Evgeny Zhilin, ricercato dalla procura ucraina e riparato in Russia, si preparano ad una possibile guerra”. Non mancano gli estremisti di Pravy Sektor (l’ala destra) che a Kiev sono stati cruciali nelle battaglie di piazza. Gli ingredienti per un cocktail esplosivo ci sono tutti e Mosca aspetta solo l’occasione buona per invadere.

A Donetsk, caposaldo di Yanukovich, si sono registrati violenti scontri tra militanti filo-russi e filo-ucraini. Il risultato è stato di due morti e un aggravamento delle tensioni. Anche qui la miccia è accesa.

A Vienna è stato arrestato Dmytro Firtash, uno dei più potenti oligarchi ucraini, finanziatore del deposto presidente Viktor Yanukovich. A capo di un gruppo che controllava televisioni, istituti bancari e compagnie energetiche, era uno di quei “pezzi da novanta” su cui si fondava il potere di Yanukovich. Il suo arresto segna l’inizio dello scontro tra Mosca e Bruxelles: l’Unione Europea non ha un esercito, è vero, ma prima che i cannoni cantino può assestare qualche colpo doloroso agli interessi economici russi. L’arresto di Firtash è stato interpretato, in Russia e in Europa, come un avvertimento. La temperatura dello scontro sale anche così. Nel dubbio la Russia ha ripreso le esercitazioni militari lungo il confine ucraino.

In Crimea il prossimo 16 marzo andrà in scena il referendum per l’annessione alla Federazione Russa. Un referendum di cui nessuno potrà provare la validità mancando osservatori internazionali. Quelli dell’OSCE sono stati rimandati indietro a colpi di fucile (sparati in aria, s’intende) ma Mosca si è detta disposta a fare entrare degli osservatori nella penisola. Chi? I rappresentanti dei partiti neofascisti e neonazisti europei.

Ma non era quella di Mosca una guerra contro i fascisti di Kiev? Però i fascisti europei vanno bene. Non deve sorprendere: Russia Unita, il partito di governo in Russia, ha stretto negli ultimi anni importanti legami con il Front National francese, con l’FPÖ austriaco (quello che fu di Haider, per intenderci) e si è avvicinata a Jobbik e persino alla Lega Nord. Durante una seduta al Parlamento europeo Marine Le Pen ha reso pubblico l’invito di Mosca dichiarando di non avere ancora deciso se accettarlo o meno. Il segretario del FPO austriaco ha già declinato l’invito. Restano in dubbio il PVV olandese di Geert Wilders e il Vlaams Belang in Belgio. Qualunque cosa decidano, questo “invito” mette a nudo le retoriche del Cremlino: quella di Mosca non è una battaglia contro il fascismo. 

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Foto: REUTERS/Anton Golubev (2011 – manifestazione dei nazionalisti russi)

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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13 commenti

  1. Notizie da far tremare i polsi…. però lo stesso tono irridente sarebbe da esercitare anche nei confronti dei golpisti di Maidan. Poi sull’arresto dell’oligarca, che dire? che se davvero è reale quello che scrivete sulla UE, ci state dicendo che il DIRITTO è a geometria variabile e che chi ieri era onesto oggi può essere arrestato per mandare un segnale a Mosca? Un’alta concezione del diritto, se non sbaglio, ma insomma, ci sono esempi molto più calzanti in questo senso da parte di chi sta dalla parte giusta della storia (evito gli esempi tanto li conoscete da voi, e soprattutto vi fa comodo ometterli). Sbaglio o oramai East Journal ha deciso di schierarsi apertamente per una delle due fazioni in lotta? Peccato, tale logica penalizza parecchio le capacità di comprensione. Ma non importa evidentemente, quando si è talmente vittime della propria opinione di rappresentare il BENE, tutto scivola via.

  2. Oh, stamattina la corrispondente di Radiodue “”dalla”” Crimea ha fatto iniziare il suo servizio con il canto del muezzin. Ma questi Crimeani sono proprio incoreggibili !! Non solo Russi e filoputiniani, ma pure fascisti e musulmani !!! Non c’è proprio speranza (ce lo dice la corrispondente)

  3. I Crimeni sono nella stragrande maggioranza Russi, e non solo linguisticamente, ma di etnia. Se voteranno per l’indipendenza dall’Ucraina e/o per l’annessione alla Russia, con la quale hanno ben altre (e sicure) prospettive, non riesco proprio a cogliere alcuna contraddizione.

  4. lasciate ai crimei il diritto all’autodeterminazione ! !
    devono essere liberi di decidere di stare con la russia piuttosto che con la sgangherata europa delle banche distruggitrice della dignità e della sovranità dei popoli ! ! !

  5. Dal tono dei commenti pare proprio che il verbo democratico urbis et orbi officiano dall’Occidente non entri in testa a noi filo-russi crimeiani-fascisti-musulmani feccia dell’umanità e che altro? avanti un altro da East Journal a prometterci di cacciarci a pedate e a spiegarci che non capiamo Putin e la Russia, e non siamo consapevoli della sua minaccia. Avanti un altro a spiegarci com’è bella la democrazia di Maidan e com’è bello il mondo dorato della UE. Ci scuserete, ma anche noi saremmo tentati di pensare che il mondo è pieno di superconsapevoli inconsapevoli di non esserlo affatto.

  6. mi sembra meraviglioso il convergere degli stalinisti e dei fascisti italiani sulla figura di Putin e sulla Russia. mancavano davvero degli esempi così fulgidi da ammirare. ora li hanno trovati.

  7. A me sembra straordinaria l’ignoranza con cui si continua a squalificare chi non la pensa come quelli dalla parte giusta dells storia. Questo è il modo di argomentare dei profeti, nessun ragionamento solo l’invettiva. Fascista e staliniano sarà lei, anche se è così totalitario nelle sue ridicole pretese idee democratiche (alias = Interessi americani ovunque nel mondo!) che nemmeno se ne accorge, troppo preso ad autocompiacersene. Salutiamo oggi la formazione di un nuovo Stato in Europa che nasce sull’onda di un voto poplolare e non a seguito delle bombe americane sganciate su Kosovo e Jugoslavia. Uno stato senza spargimenti di sangue così cari ai democratici missionari della libertà. Prima di dare dei fascisti e degli stalinisti agli altri si chieda come può lei, caro amico democratico, digerire da mane a sera la trasformazione dei terroristi e trafficanti di droga dell’UCK in patrioti. Meravigliosa è l’ottusità con cui con occhi vecchi e fermi agli anni ’80 si guarda al mondo di oggi.

  8. Andate dietro il bellissimo Duomo di leopoli a vedere che piccoli e imboscati musei ci sono – o forse adesso lo avranno tolto per non dare troppo nell’occhio? Idem, consiglio una visita al cimitero di Leopoli. poi di fascisti, di stalinisti e di Waffen SS Galizia ne riparliamo. Ok?

  9. Avere opinioni ed idee contrarie non solo è lecito, è assolutamente essenziale. Quello che non si può accettare, è quel punto di vista che dipinge le proprie opinioni di una pretesa assoluta di verità a propria volta fondata su una altrettanto presunta superiorità morale. Così diventa impossibile stabilire ogni dialogo costruttivo, poiché nullo può emergere di sintesi tra chi si ritiene nel giusto senza ombra di dubbio e chi si viene ritenuto nell’errore. Così i fautori della verità non riconoscono affatto la relatività della propria posizione (relatività contingente storica e situazionale), e non si avvedo del paradosso costitutivo della loro posizione: non riconoscere agli altri un ruolo di degno ed equiparabile partner poiché troppo accecati dalla propria pretesa di non essere ideologici (quando lo sono al massimo grado); non avvedersi che nella difesa della “democrazia” in realtà sono sempre al servizio di un potere politico ben preciso Questa semplice banalità che come un filo rosso unifica troppe filosofie politiche occidentali, oramai messa in luce in decine di studi e da autori che, non casualmente, non appartengono a quel mondo occidentale come Said, Bhabha e Asad, è ciò che emerge da troppi commenti di East Journal. E’ vero, come ha scritto Zola, che un abuso è sempre un abuso. Ma degli abusi passati resta memoria ai soggetti a cui si vuol riconoscere una dignità di dialoganti – certo, se invece, si preferisce fare il contrario il discorso è già chiuso a priori. Si potrebbero fare e sono stati fatti mille esempi in proposito (Kosovo, guerre preventive, politiche USA all’ONU in tema di Palestina, casi africani, ecc. ecc.). Io mi limiterò ad una osservazione, giusto per non essere tacciato di putinismo e filorussismo: quando la Russia di Eltsin massacrava i ceceni e radeva al suolo Grozny non c’è stato nemmeno l’1% delle mobilitazioni così rumorose che si riscontrano oggi tra i fedeli della “democrazia”. Soprattutto, nessun governo o istituzione politica ha sentito il bisogno di squarciare il velo delle omissioni e dei silenzi. Perché? Perché all’epoca i valori dei valorosi democratici erano meno valorosi di oggi? Perché una vita cecena vale meno di una vita ucraina? Perché il responsabile dei massacri, il presidente Eltsin, nello stesso tempo stava svendendo il suo Paese agli occidentali a cui faceva comodo assopirsi sui propri incorruttibili valori? Ecco, temo che i valori occidentali e con i loro servi sciocchi, finiscano per essere proprio questo: una legittima real politik che ha però la pretesa di essere “dalla parte giusta della storia” – una dizione di per sé già folle e significativa dello spirito da missionari che pervade i politici “democratici” dell’Occidente.

    • “Essere dalla parte giusta della storia” , oltre ad essere una dizione folle, è un concetto completamente vuoto di ogni senso compiuto. Come se si potesse inquadrare e comprendere la Storia, addirittura quando essa è in pieno svolgimento sotto i nostri occhi. Questi sono termini propagandistici e la propaganda potrà essere talvolta molto furba, ma non sarà mai per definizione né intelligente né onesta.

  10. E’ necessario ricordare alla signora Merkel che nello scorso secolo la Germania è stata la protagonista in negativo di due guerre mondiali che hanno causato milioni di morti in Europa. “Era dalla parte giusta della Storia”? Nella firma di resa della Germania a Potstam il 09 maggio 1945 era previsto lo smembramento della Germania in quattro zone di influenza. Per riunificarsi era necessario il nulla osta di tutte le quattro potenza vicitrici della 2a guerra mondiale. Nel 1989 nello Stato DDR erano ancora presenti n. 120.000 soldati russi. L’allora Presidente Gorbaciov per venire incontro alle istanze di ricongiunzione del popolo tedesco diede il nulla osta alla riunificazione. Negli ultimi anni si è assistito a diverse “rivoluzioni colorate” e “primavere arabe”, tutte sponsorizzate, alle quali non è seguito poi nessuna estate. Su quali basi giuridiche si fonda la cessione della Crimea da parte di Kruschev – ucraino – dalla RFSS Russa all’Ucraina? E lo scioglimento dell’Unione Sovietica nel ’91 dopo che un referendum popolare che col 65% dei voti aveva riconfermato la statualità dell’URSS?

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