LETTONIA: Il soft power delle televisioni russe allarma i paesi baltici

In Latgale, al confine fra Lettonia e Russia, per molti il presidente è Putin, non Bērziņš. I russofoni nel baltico vivono nello spazio informativo russo, dove la propaganda del Cremlino passa senza filtri.

Recarsi in Latgale, la regione orientale della Lettonia ai confini con la Russia, e chiedere chi è il presidente russo e chi è quello lettone. Tutti sanno rispondere che quello russo è Putin, ma molti non sanno dire il nome di quello lettone, Andris Bērziņš. E’ quanto ha mostrato il programma di TV3 “Nekā personīga”. E’ il soft power russo, che attraverso i canali televisivi russi e il vasto uso della lingua russa nella regione del Latgale, come in varie altre zone dei baltici, di fatto monopolizza lo spazio della comunicazione e dell’informazione.

Nei villaggi di frontiera, ma anche nelle città più grandi, le tantissime parabole sulle case sono indirizzate verso i canali russi e bielorussi, dove Putin e Lukashenko esercitano un potere di controllo dell’informazione pressoché totale.

La troupe di TV3 dopo aver visitato i villaggi e le cittadine di frontiera del Latgale quattro anni fa, torna in questi luoghi, dove niente è cambiato. Del resto qui siamo a 300 km. da Riga, ma sulla porta del confine con la Russia e la Bielorussia.
La gente qui guarda solo canali russi e bielorussi, e le informazioni che arrivano spingono la maggior parte delle persone, anche in questa situazione di crisi in Ucraina, a schierarsi apertamente dalla parte di Putin: “Putinam ir taisnība! Taisnība!”(Putin ha ragione! Ha ragione!) dicono in molti.

Qualcuno che vorrebbe guardare anche televisioni diverse dai canali russi e bielorussi c’è, ma non è così facile. Il sistema radiotelevisivo lettone si è fatto molto complicato negli ultimi anni e non ha favorito la diffusione dei canali lettoni, né quelli in lingua lettone ma neanche tanto quelli in lingua russa.
I canali pubblici lettoni, LTV1 e LTV7, praticamente gli ultimi due canali generalisti che si possono vedere in chiaro senza decoder, si prendono male, il segnale non sempre giunge bene e soprattutto molte persone russofone in queste zone non li guardano perché non capiscono il lettone, pur vivendo in Lettonia da anni.

Gli altri canali privati, sia in lingua lettone che in lingua russa, sono ormai visibili solo in digitale con un abbonamento. Molti in questa regione, la più povera della Lettonia, non possono permettersi l’abbonamento a Lattelecom, l’azienda pubblica che offre il pacchetto più ampio di canali televisivi privati in Lettonia.

Lattelecom, azienda pubblica, ritrasmette più canali russi che lettoni

Del resto anche Lattelecom è da mesi al centro di polemiche molto dure. Diversi partiti politici lettoni la accusano di contribuire alla diffusione del soft power del Cremlino, ritrasmettendo nel suo pacchetto molti canali russi.
Nel pacchetto di Lattelecom sono presenti 33 canali free, di cui solo cinque in lingua lettone (fra cui le due reti pubbliche LTV1 e LTV7 che comunque offre anche notizie e telegiornali in lingua russa) e il resto per la maggior parte in russo, fra cui tutte le tv di informazione russa come PBK, RTR Planeta, NTV Mir.
Nel pacchetto aggiuntivo a pagamento ci sono altri nove canali, di cui quattro in lettone, le tv di proprietà del network svedese MTG.

Non bisogna poi pensare che le decine di tv russe visibili in Lettonia siano seguite solo in Latgale. Anche a Riga la popolazione russofona è molto estesa e segue abitualmente le tv in lingua russa, che propone show molto popolari e personaggi dello spettacolo noti da anni, fin dai tempi sovietici, al pubblico lettone. Il problema è che insieme agli show di intrattenimento e ai serial, le tv in lingua russa diffondono la propaganda del Cremlino spesso senza alcuna mediazione giornalistica e senza dare spazio ad altre voci.
Del resto quanta importanza la Russia ponga sulla diffusione delle proprie televisioni come potente arma di propaganza, lo dimostra una delle prime misure che ha preso in Crimea in questi giorni, il blocco delle ritrasmissioni nella regione delle televisioni ucraine

Le pressioni per ridurre l’impatto delle tv russe nei baltici

Ci sono state forti pressioni in questi mesi, aumentate ancora di più nelle ultime settimane a causa della crisi ucraina, perché Lattelecom, che è pur sempre una società pubblica lettone, togliesse dal suo pacchetto alcuni canali russi, quelli che sono più attivi nella propaganda del Cremlino.
L’azienda di telecomunicazioni ha reagito invece proponendo alcune modifiche al suo pacchetto. Dallo scorso novembre nel suo pacchetto è visibile anche un canale ucraino, Inter+, in regime di test di prova, mentre da questi giorni è entrato in regime di test anche la diffusione di altri canali come BBC World e CNN International in lingua inglese e anche Doždj TV, la tv russa di opposizione a Putin.

Il problema maggiore per la NEPL, l’agenzia pubblica che regola il sistema delle telecomunicazioni in Lettonia, è quello dei canali russi che sono stati registrati in paesi della UE, in particolare Svezia e Gran Bretagna, e che poi vengono ritrasmessi in Lettonia. E’ il caso ad esempio di NTV Mir e di “Rossjia RTR”. Su questi canali, proprio perché registrati in paesi membri della UE e non al di fuori dei confini europei, la possibilità di intervento da parte dell’agenzia di controllo lettone è praticamente nullo. Dovrebbe essere creato un sistema di controllo coordinato fra i vari paesi europei, una misura che è già stata chiesta dai media dei paesi baltici.

Le preoccupazioni della Lituania.

Anche in Lituania del resto nutrono le stesse preoccupazioni. Per Mantas Martišius, della commissione Radio TV lituana la situazione è grave: “Sì, siano molto preoccupati per le informazioni che vengono trasmesse in Lituania dalle tv russofone. Sono spesso fuorvianti ed incitano alla guerra. Giustificano sistematicamente l’aggressione all’Ucraina. Abbiamo chiesto alla procura generale lituana di valutare se questo comporti la violazione della legge del nostro paese, perché altrimenti non abbiamo poteri di intervenire”.

Fonti: TV3, Delfi.lv, Tvnet.lv. Foto: ANDREY SMIRNOV/AFP/Getty Images

Chi è Paolo Pantaleo

Giornalista e traduttore, Firenze-Riga. Jau rīt es aiziešu vārdos kā mežā iet mežabrāļi

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12 commenti

  1. Francamente non ho capito bene dove vuole andare a parare l’autore, e la frase: “dove la propaganda del Cremlino passa senza filtri”, mette leggermente i brividi. A proposito di propagande, poi, meglio sorvolare sulla dizione softpower (russo); se penso al bombardamento mediatico che ha preparato e giustificato la guerra nella ex jugoslavia – chi non ricorda le 12.000 (sic!!!) donne violentate dai serbi a Gorazde?-, se penso al Powell delle Nazioni Unite con la prova delle armi chimiche iraquene e conseguente vulgata televisa, se penso alla fantomatica rivoluzione natalizia romena che avrebbe – così i media occidentali – abbattuto il tiranno comunista Caucescu per aprire la strada al sol dell’avvenire democratico, mi chiedo se chi utilizza queste dizioni è consapevole del fatto che vive in quel presunto superiore mondo occidentale abile a fare del softpower una componente basilare della propria azione politica.

  2. Luca De Angelis

    Si penso che l’autore sia consapevole di dove vive e. come me, se ne rallegra assai. Da anni vivo tra Lituania e Ucraina e conosco molto bene le realta’ di questi giorni e il travisamento con cui vengono servite ai nostalgici in Italia.

  3. Già dal tono del Suo post non avevo alcun dubbio sulle Sue sicurezze e/o certezze. Permetta solo di dire che nostalgico sarà Lei, perché 1) non mi conosce, quindi un po’ di cautela cartesiana è il minimo; 2) non mi sono permesso d’etichettare nessuno; 3) l’argomento trito del vivere in quei posti è il vecchio ritornello con cui si cerca di squalificare chi la pensa diversamente senz’altri motivazioni – e infatti i dubbi che ho posto sono rimasti senza risposta, ma La capisco. In ogni caso, durante il suo soggiorno “epistemologico” nel Baltico all’educazione aggiungo l’apprendimento delle opinioni altrui.

  4. Guardo RTR planeta, anche belorus tv. Nessuna discriminazione o critica verso Lettonia e suo presidente.
    Quello che non mancano: il rispetto e danno l’appoggio a loro presidente ,non nego è cosi.
    Meglio criticare e offendere il governo e loro presidente?
    E la tv americana? Com’è?
    Mi ricordo Lettonia nei tempi di Unione Sovietica. Il popolo era sempre orgoglioso di loro paese e della loro nazione. Non vedo nessun pericolo

  5. Effettivamente, da parte di un giornalista (o di un pubblicista, immagino), l’espressione sui filtri all’informazione non è tra le più felici possibili. Permetettemi la bonaria provocazione: a proposito del caso ucraino, per esempio, di quali filtri fa uso East journal, nel preparare le sue “edizioni”? Ho notato con un certo stupore che la conversazione intercettata della Ashton in merito alle responsabilità su chi abbia aperto il fuoco in piazza Maidan ha trovato nel giornale poco spazio. Sarebbe forse il caso di ragionarci sopra meglio – per altro non ho nessun dubbio sul fatto che non si è trattato di una vosta omissione o di un filtro scattato nei confronti di un’informazione interessante.

    • salve Andrea, provo a rispondere. Paolo Pantaleo è un traduttore, vive in Lettonia da molti anni e ci fa da corrispondente. Non è un giornalista, è una persona attenta e ponderata, e in questo articolo come in altri non esprime la minima opinione personale né invoca filtri per le TV russe. Su East Journal non scrivono solo giornalisti (non faccio distinzione tra professionisti e pubblicisti) proprio perché spesso i giornalisti non sanno di cosa parlano. Come potrà vedere alla voce “redazione”, East Journal è un gruppo variegato, e credo sia la sua ricchezza. Fine dell’apologia.

      Sull’intercettazione della Ashton: ne abbiamo molto discusso in redazione. Alla fine è prevalsa l’intenzione di non commentarla per due motivi: 1) non si è sicuri che quanto detto sia vero 2) nella guerra di propagande in corso vogliamo dare spazio solo a notizie certe senza rincorrere scoop che si rivelino poi delle baggianate. La notizia è stata ampiamente diffusa e commentata altrove e noi non avevamo un valore aggiunto da offrire (questo è soprattutto un sito di analisi), per cui abbiamo deciso di astenerci dal commentare la notizia, pur tra molte incertezze. Dalla fine delle dittature comuniste ad oggi ne abbiamo viste di tutti i colori: non mi sorprenderebbe se quanto detto nell’intercettazione fosse vero. Ma non abbiamo certezze quindi, al momento, preferiamo tacere in merito.

      Filtri non ne abbiamo, decidiamo tutto insieme. Non abbiamo capi perché non abbiamo soldi. Qualche notizia viene “bucata” anche perché, essendo tutti volontari, non abbiamo il tempo materiale per fare di più.

      Un cordiale saluto

      Matteo

  6. Qualunque persona che abbia un minimo di cervello e che non sia ideologica pensa che Putin abbia ragione nella crisi ucraina. O almeno che non abbia tutti i torti. E poi, cosa dovremmo dire della televisione italiana che dà ampio risalto alle sparate della Clinton su Putin e Hitler e ai minimi segnali di malcontento in Crimea contro la svolta filorussa ma che praticamente non ha nemmeno accennato all’intercettazione della telefonata tra Catherine Ashton e il Ministro degli Esteri estone sui cecchini di Maidan? Anche questa è disinformazione.

  7. ottimo pezzo. i fanatici putiniani dovrebbero riunirsi alla madrepatria o spostarsi in Crimea per sostenere fraternamente l’invasione (e la conseguente riunione alla madrepatria)

    • I miei suoceri, che hanno superato la settantina, originari dell’Ucraina, abitano da quando erano bambini in Riga, Lettonia. Essi sono considerati “alieni” non cittadini ed in quanto tali non possono esprirere il loro voto. L’obbiettivo è chiaro, impedire all’etnia russa di esprimersi democraticamente in libere elezioni. Nonostante questo il sindaco di Riga Nils Usakov è di etnia russa. Il tentativo di impedire la ricezione delle tv russe, oltre che essere antidemocratico, è economicamente maldestro. Ma quali sanzioni potrà mai fare una Latvija che riceve gas, energia ed è stazione di transito delle merci destinate alla Russia? Quando sento parlare di Ukraina da persone, atodefinitesi esperti, che probabilmente non saprebbero indicare questa realtà geografica sul mappamondo, mi fa riflettere molto. L’Ucraina è un’insieme di regioni molto diverse tra loro, la Halicia e la Volinja, mai state ucraine se non dopo la seconda guerra mondiale, di religione cattolica uniate. La parte nordoccidentale dove si parla l’ucraino e/o il surgik, ed il sud-est russofono, pravoslavie -ortodosso. La miglior soluzione, quaella più indolore è l’esempio della Ceco-Slovakia

    • C’è un nome per quello che tu proponi. E questo nome è pulizia etnica.

  8. Gentile Matt, ti ringrazio per la risposta. Ripeto che non avevo, e non ho nessun dubbio sul fatto che East Journal non applichi filtri. Sulla telefonata intercettata è interessante quello che scrivi, perché il dubbio critico va utilizzato sempre. Una vostra investigazione che faccia luce sull’episodio sarebbe, però, davvero utile a noi lettori, di questo ne sono convinto. Spiace, invece, leggere post come quelli di Giovanni, in cui l’invettiva prende il posto della discussione ponderata. Ma fate bene a pubblicarli. Grazie per il vostro lavoro e grazie per lo spazio che lasciate a chi non la pensa come voi.

  9. Sono contento che i lettori conoscano la realtà e non si lascino ingannare. “Chi non è con noi, è contro di noi” diceva Bush jr. Si è chiesto l’autore perché ai russi della Lituanica, Lettonie ed Estonia non piace la “democrazia baltica”? La russofobia è il male dell’Occidente che non è abituato avere un interlocutore con cui trattare alla pari. Invece di parlare dei diritti negati ai russi, l’autore propone la censura dei canali russi. Meno male. in Ucraina qualche giorno fa alcuni parlamentari della Rada sono entrati in ufficio del capo della televisione di Stato e l’hanno picchiato (per aver trasmesso il discorso di Putin)costringendolo alle dimissioni. Questa è la democrazia che noi stiamo esportando nel mondo. Guardatela.
    http://video.corriere.it/ucraina-parlamentari-estrema-destra-picchiano-capo-tv-stato/f24822ac-aff7-11e3-a027-9deb5b03f50b
    Speriamo che non inizi la caccia alle streghe.

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