ALBANIA: Il ritorno della Cina, tra affari e cultura

La Cina è molto più vicina se vista da Tirana. La Repubblica popolare cinese si sta preparando a rientrare in Albania, solo che questa volta non attraverso un’alleanza ideologica comunista come nel 1960, ma con investimenti economici e impegni finanziari, firmando contratti cospicui. Mentre la Cina espande la sua presenza in Europa dell’Est, Tirana sembra essere consapevole che l’ex “grande fratello” ha lo scopo di utilizzare l’Albania per perseguire i propri interessi ed espandere la sua influenza economica e strategica.

Secondo il New York Times con l’apertura dell’Istituto cinese Confucio nell’università di Tirana si può parlare di un’amicizia ritrovata tra i due paesi. Nel 1960 il dittatore stalinista Enver Hoxha avvicinò l’Albania alla Repubblica Popolare Cinese in seguito alla crisi sino-sovietica, compromettendo le relazioni con Mosca negli anni seguenti. L’Albania  diede il suo contributo alla riammissione della Cina alle Nazioni Unite guidando la risoluzione che sanciva “che i rappresentanti del Governo della Repubblica Popolare Cinese sono gli unici rappresentanti legali della Cina alle Nazioni Unite”.

Tuttavia l’evento presso l’università della capitale d’Albania non ha fatto molto scalpore. Ma se considerati sullo sfondo della storia del dopoguerra, la creazione di un centro di scambio culturale cinese in un paese ritenuto uno degli alleati più sicuri di Washington assume un nuovo significato anche per il New York Times.

Questa settimana una folta delegazione cinese è atterrata a Bucarest ufficialmente per partecipare al Forum Economico e Commerciale Cina – Europa Centrale dove erano presenti primi ministri, alte cariche istituzionali e imprenditori provenienti da Romania, Bulgaria, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Serbia, Montenegro, Croazia, Bosnia, Estonia, Albania, Lettonia, Lituania e Macedonia.

Secondo i media, durante l’incontro del premier cinese Li Keqiang con i primi ministri dei 15 paesi dell’Europa centrale e orientale, così come in un incontro speciale con Edi Rama, nuovo premier dell’Albania, si è discusso della cooperazione bilaterale nel settore dell’energia nucleare, ferroviario, energia termica, agricoltura, ecc. In particolare con il premier albanese Edi Rama si sarebbe discusso della possibilità di un accordo per l’affitto di una parte del porto di Shengjin e per la privatizzazione dell’azienda statale “Albpetrol” che gestisce i giacimenti di gas e petrolio su tutto il territorio nazionale.

La Cina sta tenendo un occhio puntato sulle irresistibili opportunità economiche offerte dalla crisi finanziaria non solo in Grecia, ma su tutta l’Europa dell’Est. L’affare del porto di Shengjin in Albania potrebbe essere un altro mattone del progetto cinese nei Balcani dopo l’affitto di due terminal nel porto del Pireo in Grecia.

La Cina è sedotta dal sud-est dell’Europa grazie alla manodopera a basso costo ma ben specializzata, perché lo vede come un hub per il mercato unico europeo e nella tecnologia. Inoltre, il governo cinese è sempre più focalizzato su acquisizioni nel settore energetico europeo, guidato dalla sua inestinguibile sete d’energia, come incentivo per la crescita economica della Cina.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

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