ARMENIA: Non solo Kiev. Anche Yerevan scende in piazza

In questi ultimi giorni a Kiev, come del resto in tutte le altre principali città dell’Ucraina occidentale, ma anche orientale, è in atto una protesta su larga scala contro la decisione del presidente Yanukovych di far saltare la firma dell’accordo di associazione all’Unione Europea, accordo che doveva essere siglato in occasione del recente vertice di Vilnius. Nonostante gli ucraini favorevoli a un’associazione con l’UE non siano la maggioranza, le recenti proteste hanno dimostrato che una buona fetta della popolazione non ha accolto di buon grado la decisione di Yanukovych di abbandonare Bruxelles per abbracciare Mosca.

Ma l’ondata delle proteste a favore dell’Unione Europea non si è limitata ad investire la sola Ucraina. Anche se in misura sicuramente ridotta, è arrivata fino in Armenia, dove nei giorni scorsi decine di manifestanti si sono riuniti davanti al palazzo presidenziale di Yerevan per protestare contro la decisione – presa a settembre – del presidente Sargsyan di voler aderire all’Unione doganale euroasiatica.

I manifestanti, capeggiati da Paruyr Hayrikyan, leader del partito Unione Nazionale per l’Autodeterminazione ed ex candidato alle ultime elezioni presidenziali, hanno esortato Sargsyan a rivedere la propria decisione riguardo all’entrata nell’Unione doganale, accordo che, secondo quanto sostenuto da chi è sceso in piazza, assoggetterebbe totalmente il paese caucasico alla Russia (l’Armenia rappresenta tutt’ora una preziosa pedina all’interno dello scacchiere russo).

Oltre a protestare contro la Russia e l’Unione doganale, i manifestanti hanno invitato il presidente armeno a rilanciare le relazioni del paese con l’Unione Europea in occasione del summit di Vilnius; relazioni che però si sono complicate in seguito alla decisione dell’Armenia di firmare a inizio mese un accordo di collaborazione con la Commissione economica euroasiatica, organo dell’Unione doganale comparabile alla Commissione europea.

L’Armenia continua a mantenere una posizione ambigua nei confronti dell’Unione Europea, avvicinandosi sempre di più verso la Russia ma senza volere apparentemente rinunciare all’Europa. Come ribadito tuttavia più volte sia da Štefan Füle, commissario europeo per l’allargamento, che da Linas Linkevičius, presidente di turno del consiglio UE, non è possibile che l’Armenia scelga di voler fare parte allo stesso tempo di due organizzazioni incompatibili tra loro come l’Unione Europea e l’Unione doganale.

Nonostante l’Unione Europea si dica pronta a collaborare – almeno a parole – con l’Unione doganale euroasiatica, sarebbe infatti impensabile che l’Armenia firmasse un accordo di associazione con l’UE che farebbe entrare Yerevan nel mercato libero europeo e che contemporaneamente il paese caucasico aderisse alla creazione di uno spazio economico comune all’interno dell’Unione doganale. L’Armenia però la sua decisione, purtroppo per Bruxelles, sembra averla già presa, e non saranno certo le recenti proteste che ultimamente stanno scuotendo Yerevan a far cambiare rotta al paese.

Foto: azatutyun.am (RFE/RL)

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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