SERBIA: Tracce in vendita, annullati gli esami di terza media. E i risultati erano pessimi

Difficilmente i giornali si occupano di scuola; eppure proprio la scuola è lo specchio più fedele di una nazione. Il sistema di istruzione e le vicende inerenti al mondo dello studio svelano spesso, più di un trattato di geopolitica, i (mal)costumi di uno Stato. Anche chi voglia capire in che direzione stiano andando i paesi nati dall’implosione della ex-Jugoslavia non può prescindere da un approfondito studio del sistema scolastico di questi stessi paesi. Si prenda, a questo proposito, la Serbia, la quale, a giudicare dalle recenti vicende in campo scolastico, sembra essere completamente allo sbando.

All’esame di licenza della scuola elementare (che qui dura 8 anni e che corrisponde all’esame di terza media), a giugno di quest’anno, una professoressa ha sorpreso uno studente con le soluzioni del test di matematica in mano. La notizia ha suscitato scalpore e la polizia ha presto appurato che le tracce dei test erano in vendita già da alcuni giorni. Erano state trafugate da un’impiegata dello Službeni Glasnik, la casa editrice di stato, e messe in vendita per una manciata di dinari (1000, circa 10 euro). Nei giorni scorsi gli inquirenti hanno scoperto che anche le tracce del test di lingua serba erano note. La compravendita delle tracce è stata un fenomeno di massa, ed è ormai impossibile appurare quanti studenti fossero in possesso delle soluzioni ai test. Il governo ha allora deciso di annullare gli esami: gli studenti potranno iscriversi alla scuola superiore soltanto in base alla media dei voti e ai risultati totalizzati nelle gare interscolastiche di serbo e matematica.

L’esame che si sostiene all’ultimo anno della scuola ottennale (che in Serbia chiamano “mala matura”, piccola maturità) è stato finora l’unico modo per accertare in maniera obiettiva le conoscenze degli studenti, dato che la scuola elementare serba presenta grosse differenze nella valutazione da istituto a istituto. Solitamente, il numero degli studenti che arrivano all’esame con il massimo dei voti è alto in tutto il paese; dopo gli esami, però, solo pochi ottengono risultati eccellenti. Questi pochi possono poi iscriversi ai licei. I presidi dei licei hanno già lanciato l’allarme, per il prossimo anno prevedono un boom di iscrizioni, dato che tutti coloro che hanno avuto una buona media alla scuola elementare potranno iscriversi alle scuole superiori più prestigiose. I presidi non hanno nulla in contrario a iscrivere più persone, ma mancano docenti e aule. 

La delusione da parte degli studenti che hanno onestamente sostenuto il test è enorme e rafforza ulteriormente il clima di sfiducia nelle istituzioni serbe.

Non è finita qui. La società ha reagito con indifferenza e rassegnazione alla notizia dell’annullamento della piccola maturità: la corruzione è in Serbia cosa normale. Solo alcuni giornali hanno aperto un serio dibattito sulla questione e hanno evidenziato – oltre alla questione morale – un altro dato sconvolgente: i risultati degli esami, nonostante molti conoscessero già le domande, sono stati in generale pessimi, soprattutto quelli di lingua serba. Ecco le dichiarazioni che Ivan Ivić, professore universitario in pensione e il maggior esperto di istruzione in Serbia, ha rilasciato al quotidiano “Danas”:

Il metodo di studio che domina nelle nostre scuole è la ripetizione a memoria senza comprensione: lo studente ripete a pappagallo ciò che il professore ha detto o quello che c’è scritto sul libro. I professori dovrebbero mettere da parte l’egocentrismo e capire che quello che è chiaro per loro, non lo è per gli studenti. Devono creare un’atmosfera in cui l’allievo si senta in diritto di interrompere e di chiedere spiegazioni e all’interrogazione bisognerebbe insistere di più sulla comprensione, non sulla ripetizione. La concezione che esiste da noi, secondo la quale non bisogna scrivere sul libro di testo e tantomeno sottolinearlo, rende ancora più difficile lo studio. (…) L’ultimo test PISA ha evidenziato che il 38% degli allievi rientra nella categoria dell’analfabetismo funzionale: è in grado di leggere il testo, le immagini e i grafici, di dire qual è il tema e alcuni singoli fatti a cui si accenna nel testo, ma non riesce a estrapolarne il messaggio centrale”.

Foto: Margita Perecca, Flickr

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2 commenti

  1. Se in Serbia mancano docenti, potremmo fornirgliene noi qualche manciata di quelli costretti al precariato, visto che i cervelloni del MIUR considerano che un insegnante possa agevolmente seguire bene una quarantina di allievi.

    • I libri vanno “arati”. I discenti devono interrogare i docenti. La cosiddetta corruzione è argomento troppo sofisticato per trattarlo in pochi enunciati; si può azzardare che è retaggio di politici più stupidi che ignoranti : chi sa fa. Chi non sa, insegna o fa il politico. Il rimedio è “l’ astuzia della ragione scientifica”, ma ci vuole un po’ di tempo. Lo scandalismo è fuori luogo. Intanto, esortiamo i giovani colle parole di d’ Alembert : “Allez en avant, et la foi vous viendra !” : si riferiva alla inconsistenza semantica del calcolo differenziale e integrale standard, tuttavia sintatticamente consistente. Stringete i denti e olio di gomito. OK Leonardo. Giancarlo

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