SERBIA: Le "donne in nero" commemorano le vittime di Srebrenica

di Marija Ristic (BIRN/Balkan Insight); trad. Davide Denti

Una performance chiamata “Non dimenticheremo mai il genocidio di Srebrenica” è stata organizzata martedì sera, 10 luglio, dalla ONG serba Donne in nero.

“Siamo convinte che è responsabilità di tutti noi, la società civile, non smettere mai la nostra lotta per i diritti delle vittime, continuare a ricordare chi ha sofferto e lottare perchè l’11 luglio venga riconosciuto come una giornata internazionale in memoria del genocidio“, ha detto Stasa Zajovic, direttrice di Donne in nero.

Zajovic si è rammaricata che non ci sarebbe stata alcun commemorazione ufficiale in Serbia relativa ai crimini di guerra commessi a Srebrenica nel 1995, dove più di 7.000 persone furono uccise dai serbo-bosniaci. Durante il raduno nella piazza principale della città, Trg Republike, sono state proiettate le testimonianze dei familiari delle vittime di Srebrenica.

“Siamo consapevoli che non è stata colpa delle persone comuni in Serbia. Gli autori [del genocidio] non sono stati i serbi con cui abbiamo vissuto. Gli autori erano cetnici. Questo è il motivo per cui vogliamo chiamare tutte quelle persone che condannano il crimine commesso, e di dire loro la verità – la verità delle famiglie delle vittime “, ha detto una delle donne di Srebrenica.

Le donne riunite hanno portato in silenzio l’elenco dei nomi di 8.372 persone che sono state uccise a Srebrenica e nei dintorni. Esse hanno inoltre condannato le recenti dichiarazioni del presidente serbo Tomislav Nikolic che le uccisioni a Srebrenica non sarebbero state un genocidio. L’Helsinki Committee di Belgrado sostiene che in Serbia esiste attualmente una diffusa negazione delle atrocità commesse dai serbi durante la guerra, tra cui il genocidio di Srebrenica.

Secondo l’Helsinki Committee, i media sono in parte responsabile di ciò, citando il caso di un libro su Srebrenica pubblicato da una rivista serba, che la ONG descrive come revisionismo storico. Il libro sostiene che, oltre alle milizie serbo-bosniache, anche i bosgnacchi sono da biasimare per la “caduta di Srebrenica”. Il libro è in vendita in Serbia e in Republika Srpska, ma è vietato nel resto della Bosnia a causa del suo contenuto.

L’Helsinki Committee ha chiesto inoltre al nuovo Parlamento [serbo] di approvare una legge che renderebbe un reato la negazione del genocidio un reato. “Gli eventi degli anni 1990 e la loro interpretazione [in Serbia e Repubika Srpska] rimangono ancora un ostacolo importante per la normalizzazione delle relazioni tra la Serbia e la Bosnia.”

“Il regime di Milosevic ha lasciato una forte eredità di dolore. Tuttavia, i nuovi governi democratici non sono riusciti a raggiungere nemmeno il consenso minimo necessario per una valutazione oggettiva, necessaria a superare il recente passato”, si legge in una lettera pubblica da Sonja Biserko, direttrice dell’Helsinki Committee.

Foto: Beta

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Un commento

  1. Bravissime!

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