ASIA CENTRALE: La Via della Spada, l’eroina afghana inquieta Mosca

Uno degli aspetti, forse sottovalutato, legati al ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan è quello della lotta al narcotraffico. La produzione di eroina in Afghanistan risulta, dalle ricerche del Federal Drug Control Service of the Russian Federation (FSKN), in costante aumento e si ritiene che la partenza statunitense del 2014 non farà che peggiorare la situazione.

Il problema investe in pieno l’Asia Centrale, ormai rotta quasi esclusiva per far giungere l’eroina afghana in Europa, e la Russia, che vede una preoccupante crescita del tasso di tossicodipendenza tra i suoi cittadini: sarebbero infatti ormai più di 8 milioni i russi eroinomani. Nel 2012 le forze di polizia russe hanno arrestato 88 mila persone per reati connessi agli stupefacenti, e sequestrato droghe per 85 tonnellate, ma il vero problema resta il confine tra Tagikistan e Afghanistan. La frontiera tra il montagnoso stato centroasiatico ed il paese afghano è assolutamente porosa, vero e proprio corridoio da dove l’eroina si diffonde in tutta l’Asia Centrale, e non solo. Secondo le stesse autorità tagike la crescita dei carichi sequestrati è da mettere in relazione con un vertiginoso aumento delle quantità di droga contrabbandate.

Per far fronte a questo problema Mosca ha deciso di mettere in atto una cooperazione economica con i paesi centroasiatici, stanziando circa 2 miliardi di dollari e creando un progetto di sostegno allo sviluppo della regione, che tra le altre cose dovrebbe portare alla creazione di circa 30 mila nuovi posti di lavoro.  La Russia sta anche stringendo accordi con altri attori della regione, come l’Iran, per contrastare la piaga del traffico di eroina. La lotta al narcotraffico potrebbe essere inoltre un importante strumento per la collaborazione con l’Unione Europea e gli Stati Uniti, sebbene verso questi ultimi le autorità russe non nutrano molta  fiducia.

La corruzione diffusa tra i regimi della regione potrebbe tuttavia vanificare gran parte degli sforzi russi, sebbene gli stessi governanti centroasiatici abbiano tutto l’interesse a combattere il fenomeno. Infatti il traffico di droga si lega strettamente al fondamentalismo islamico, grande paura dell’Afghanistan post-2014, di cui è spesso la principale fonte economica; e proprio in quest’ottica va letta la linea di condotta russa. Un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione renderebbe meno attraenti i profitti derivati dal narcotraffico, in sostanza l’economia interverrebbe dove la religione non riesce ad arrivare dato che, e va ricordato, Afghanistan ed Asia Centrale sono paesi islamici dove la coltivazione e l’uso di droghe sono espressamente proibiti.

Quello del traffico di droga rappresenta un grande tema di confronto nel mondo islamico, di fronte alla sempre più evidente contraddizione di gruppi islamisti che commerciano e si finanziano con qualcosa di haram (ossia di proibito). L’islam centroasiatico, in maggioranza di scuola hanafita, è sempre stato caratterizzato da forme di moderazione – ad eccezione di zone come la Valle di Ferghana – e si connota sempre più come opposizione politica ai corrotti regimi della regione. Se da un lato esiste il pericolo di una crescita del fondamentalismo islamico, dall’altro non va dimenticato il ruolo dei movimenti islamici in quanto opinione pubblica.

In realtà anche nell’Afghanistan talebano si tentò di stroncare la produzione ed il commercio di eroina. Era il luglio del 2000 ed il mullah Omar proibì la coltivazione del papavero da oppio: il risultato fu un veloce ritiro del provvedimento a causa di fortissime proteste dei contadini. L’eroina rende infinite volte più che qualunque prodotto proposto dai programmi internazionali. E questo è il grosso rischio contro al quale possono infrangersi i programmi di Mosca.

Chi è Pietro Acquistapace

Laureato in storia, bibliofilo, blogger e appassionato di geopolitica, scrive per East Journal di Asia Centrale. Cura il blog Farfalle e trincee, e una pagina FB su Mongolia e Asia Centrale. Ha collaborato per varie riviste come Asia Blog e per il bollettino di Soyombo, associazione dedita alla diffusione della cultura mongola. Nel 2011 è andato fino in Mongolia in Panda.

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