LETTONIA: Riga festeggia il più lungo periodo d'indipendenza e si dice pronta a combattere chi la minaccia

Il conto lo ha fatto il ministero della difesa: 7884 giorni consecutivi dall’inizio della seconda indipendenza lettone, il 21 agosto 1991. Nel primo periodo di indipendenza del paese, dal 18 novembre del 1918 fino all’invasione dell’Armata rossa nel 1941, la Lettonia aveva vissuto libera e indipendente per 7883 giorni.

Il ministro della difesa Artis Pabriks sottolinea l’importanza di questo passaggio storico, che dovrebbe ricordare ai lettoni l’importanza di vivere in uno stato libero e indipendente: negli ultimi cento anni infatti i periodi di indipendenza del paese sono stati meno lunghi dei periodi in cui la Lettonia è stata privata della propria libertà.

Gli storici sono però divisi sul calcolo delle date: alcuni infatti calcolano i giorni della seconda indipendenza a partire dal 4 maggio 1990, che è il giorno della proclamazione transitoria di indipendenza lettone nei confronti dell’Urss, divenuta poi ufficiale e riconosciuta il 21 agosto 1991. Per questi storici dunque il traguardo dei 7883 giorni di fila della prima indipendenza era già stato superato da tempo.

Pabriks: “Nel 1940 fu un errore non opporre resistenza contro l’avanzata dell’Armata Rossa”

E’ l’episodio più controverso e dibattuto della storia lettone del Novecento: la decisione dell’allora presidente della Lettonia, Kārlis Ulmanis, nel giugno del 1940 di non opporre resistenza all’ingresso delle forze di occupazione dell’Armata Rossa, che in base al patto Molotov-Ribbentropp, invadevano le repubbliche baltiche.

Oggi l’attuale ministro della difesa, Artis Pabriks, afferma che la decisione di Ulmanis fu un errore. Ulmanis decise di non opporre resistenza per evitare un inutile spargimento di sangue, dato lo strapotere dell’esercito russo su quello lettone.

Pabriks sostiene che invece sarebbe stato necessario opporre resistenza, come ad esempio fece la Finlandia. Indipendentemente dal risultato finale, lo scopo doveva essere quello di dimostrare al mondo intero che quella del Cremlino era un’aggressione e non un tacito accordo, come poi fu sostenuto dall’Urss.

“A quel tempo la Lettonia, che aveva un governo autoritario (Ulmanis nel 1934 aveva sciolto il parlamento e istituito un governo extraparlamentare ndr), ha commesso un errore strategico che mi auguro non venga mai più ripetuto. Era necessario cercare di resistere, anche se la guerra sarebbe stata sanguinosa. Ma almeno oggi non saremmo ancora costretti a spiegare a tutti la storia del nostro stato. In fin dei conti, anche senza aver opposto resistenza, abbiamo perso comunque decine di migliaia di vite” ha affermato Pabriks.

Il ministro della Difesa lettone ha sostenuto che la Lettonia oggi è pronta a combattere in ogni modo e in ogni luogo per difendere la propria libertà e l’indipendenza, riferendosi non solo a minacce dirette ai confini nazionali, ma anche ad eventuali attacchi di altro tipo, dal terrorismo alle minacce informatiche.

Foto: Balticanews

Chi è Paolo Pantaleo

Giornalista e traduttore, Firenze-Riga. Jau rīt es aiziešu vārdos kā mežā iet mežabrāļi

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2 commenti

  1. La Lettonia è già di fatto una colonia russa, tutti gli asset strategici del paese sono in mano a imprese russe o a cittadini lettoni di etnia russa dietro i quali c’è il Cremlino. Contro chi dovrebbero resistere i lettoni ? Se i russi se ne vanno fanno la fine di Cipro, tornano a vivere di pastorizia.

  2. Bonaiti Emilio

    Se oggi i Lettoni si opponessero a una invasione russa che io considero assurda, inverosimile i pacifisti, quelli che odiano la guerra “senza se e senza ma”, come si comporterebbero?

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