TURCHIA: L’attentatore all’ambasciata americana ha un volto, ma il movente resta torbido

Il responsabile dell’attacco terroristico del primo febbraio all’ambasciata americana di Ankara ha ora un volto ed un nome. Gli esami del DNA condotti dall’istituto di medicina forense hanno individuato Ecevit Sanli, attivista del partito DHKP-C.

Il Fronte rivoluzionario popolare di liberazione (questo il nome per esteso del partito di estrema sinistra) aveva già rivendicato l’attentato come un atto di sacrificio contro gli Stati Uniti che “sono gli assassini dei popoli di tutto il mondo”. Il sacrificio è costato la vita, oltre a Sanli – entrato in ambasciata con sei chili di tritolo e una bomba a mano – anche alla guardia di turno all’ingresso della sede diplomatica USA.

L’attentatore, originario di Ordu sulla costa del Mar Nero, era già stato arrestato per  precedenti attacchi ad una stazione di polizia e ad un collegio militare ad Istanbul nel 1997 e rilasciato poi nel 2001 per motivi di salute, anno in cui ha lasciato il paese. Secondo la stampa tedesca Sanli avrebbe vissuto in Germania, dove ha presentato richiesta di asilo politico, rifiutata per mancanza dei requisiti. Nel mentre,  i servizi segreti di Berlino hanno fatto in tempo a schedarlo come “estremista”. Ritornato in Turchia con un documento falso, pare che abbia utilizzato l’identità fittizia di Irfan A. anche per introdursi nell’ambasciata in cui poi si è fatto esplodere.

Profilo del Fronte rivoluzionario popolare di liberazione

Il movimento DHKP-C è riconosciuto come gruppo terrorista sia dall’Unione Europea che dagli Stati Uniti.  Formatosi nel 1978, secondo i dati forniti da Ankara, da allora si sarebbe reso responsabile della morte di dozzine di soldati e ufficiali di polizia, oltre a più di 80 civili.

Inizialmente chiamato solo Dev-Sol (Sinistra rivoluzionaria) ha poi cambiato nome nel 1994 nell’attuale DHKP-C. Se nei primi anni di attività il partito riscontrava un’alta popolarità tra universitari e liceali, successivamente ha creato le proprie basi di consenso soprattutto tra le fasce più povere della popolazione urbana. Nel 2000 decine di attivisti del DHKP-C incarcerati nelle prigioni turche sono morti in seguito ad un massiccio sciopero della fame iniziato come protesta contro l’introduzione del carcere di massima sicurezza.

Negli ultimi mesi la polizia turca aveva incarcerato 85 persone collegate al Fronte rivoluzionario popolare di liberazione. Gli esperti sottolineano una caratteristica essenziale nell’evoluzione del movimento, che durante l’ultimo decennio ha agito sempre più con tattiche simili ad Al- Qaeda.

I rapporti internazionali: quale collegamento con la Siria?

Contestualmente all’attacco contro l’imperialismo statunitense, il partito rivoluzionario DHKP-C non ha risparmiato parole amare per il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, accusato di essere un “pupazzo” nelle mani di Washington. La Turchia è nota per essere un fedele alleato degli Stati Uniti e della NATO nella regione. La rimozione dei missili Patriot dal suolo turco – previsti in azione a partire da questi giorni  – è stata una delle principali richieste del  DHKP-C al nemico americano.

Ankara è in prima linea nel contrastare il governo siriano di Al-Assad e il movimento di estrema sinistra ha sempre criticato tale posizione come sottomissione agli interessi del potente d’oltreoceano. Allo stesso tempo, si insinuano i sospetti su una potenziale complicità siriana con l’attacco all’ambasciata USA dello scorso venerdì. Potrebbe prospettarsi uno scenario di guerra silenziosa tra i due ex-alleati per la destabilizzazione reciproca. Erdogan schierato con i ribelli siriani e Assad con gli estremisti turchi?

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