BALCANI: Bacia un serbo, bacia un croato. I muri contro il nazionalismo

L’essere umano ha sempre utilizzato gli spazi verticali, dentro cui vive, come espressione dei propri amori e disamori, delle proprie inquietudini artistiche o sentimenti politici. Ve ne sono diversi esempi nella storia, dalle pitture rupestri alle iscrizioni romane nelle catacombe, dalle pareti di Ercolano a quelle di Pompei. A volte, però, il pubblico può non essere d’accordo con il messaggio, e quindi lo altera, o addirittura lo sovverte per trasmettere l’esatto contrario.

Oggi si diffondono sui nuovi “muri” postmoderni del XXI secolo, quelli delle reti sociali, frasi d’amore che provengono dalla trasformazione di un messaggio che, originariamente, conteneva solo odio. La ripercussione del messaggio è potenzialmente globale e, come vedremo, può ottenere un effetto moltiplicatore.

In questi ultimi giorni, molti mezzi d’informazione dei paesi dell’ex-Jugoslavia hanno rilanciato alcune foto pubblicate da una ragazza di Spalato (Croazia) sul proprio profilo facebook. Nelle immagini la ragazza appare a fianco di un muro su cui si legge la frase Ubi srbina, che si può efficacemente tradurre come “Morte al serbo” (anche se letteralmente sarebbe “Uccidi un serbo”). Alla ragazza non piaceva questo messaggio, così ha preso il suo rossetto e ha aggiunto alcune lettere in modo da trasformare “ubi” (“uccidi”) in “poljubi” (“bacia”). La parete porta adesso il messaggio di Bacia un serbo.

La facilità di trasformare il messaggio con l’aggiunta di poche lettere per trasformare “ubi” (uccidi) in “ljubi” o “poljubi” (bacia) è stata utilizzata anche in Serbia per cambiare analoghi messaggi d’odio scritti sui muri, ma diretti alla popolazione croata. Grazie alla portata globale dei social network, si è diffusa la foto di questo muro nella città di Zrenjanin (nella Vojvodina serba), in cui la scritta in cirillico “Uccidi un croato” è stata modificata da ignoti in “Bacia un croato”.

Vista la facilità che la lingua croata, o serba, o serbocroata, bosniaca e montenegrina offrono per modificare l’ “uccidi” in “bacia”, e grazie alla potenza dei social network, rimane la speranza che il messaggio si diffonda. C’è da sperare che i cittadini si impegnino ad appropriarsi dei propri muri, e ad alterare quelle scritte con rossetti, pennarelli e spray. Perché all’odio e all’intolleranza non si possono opporre la passività o l’indifferenza.

(Articolo pubblicato su Balkanidades)

Chi è Alfredo Sasso

Dottore di ricerca in storia contemporanea dei Balcani all'Università Autonoma di Barcellona (UAB); assegnista all'Università di Rijeka (CAS-UNIRI), è redattore di East Journal dal 2011 e collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso. Attualmente è presidente dell'Associazione Most attraverso cui coordina e promuove le attività off-line del progetto East Journal.

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2 commenti

  1. Bellissimo! Grazie per queste belle immagini!

  2. La bellezza di questo gesto non si puó esprimere a parole… brividi!

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