IRAN: Viaggio nei penitenziari del regime

Evin, Gohardasht, Qazvin, Kahrizak, Shiraz: sono solo alcuni nomi di città iraniane dove hanno sede le più grandi prigioni del paese. Le prime due, tristemente note per le decine di uccisioni sommarie giornaliere, si trovano  poco lontane  da Teheran; le altre rispettivamente nell’Iran Nord Occidentale, Iran centro-settentrionale, e centrale. Il penitenziario di Kahrizak, notoriamente uno dei più duri e con un grande reparto riservato alle detenute di sesso femminile, dopo esser stato chiuso in seguito ad una decisione delle Nazioni Unite, sollecitata dagli appelli di decine di associazioni umanitarie, ha ripreso a funzionare a pieno regime, come se le sanzioni del passato non si fossero mai verificate.

È all’interno di queste buie e immense strutture che si materializza gran parte del programma del terrore, messo in atto quotidianamente da 33 anni, dal regime teocratico dei mullah. Torture, vessazioni, perquisizioni, esecuzioni di massa, sono all’ordine del giorno all’interno delle carceri iraniane e del resto il regime non si è mai preoccupato più di tanto di smentirne la regolare messa in pratica.  I numeri, mai precisi e accertati, sono sempre più allarmanti. Secondo i dati diffusi da Nessuno tocchi Caino, lo scorso anno in Iran sono state uccise 475 persone accusate di vari reati: detenzione di stupefacenti, adulterio, furto, stupro, omosessualità. Il più delle volte tali accuse sono del tutto infondate: ad andare in prigione per crimini mai commessi, sono uomini e donne sospettati di cospirare contro il governo, rei di partecipare o aver partecipato alle decine di manifestazioni che giornalmente si tengono nelle maggiori città del paese. Fabbriche, università, uffici, scuole: le attività di protesta non si sono mai arrestate e con esse purtroppo, anche le repressioni del regime.

Solo nel mese di ottobre 2012, nel carcere di Evin, il numero delle esecuzioni  si aggirava intorno alle 50 unità, ma le cifre esatte non sono state confermate. Quel che è certo è che nell’ultimo giorno del mese, sono stati giustiziati 8 prigionieri, mentre nei penitenziari di Ghazvin e Gohardasht qualche giorno prima erano stati impiccati 16 detenuti. Ogni mese il bollettino dei detenuti uccisi è sempre più numeroso, e si calcola che negli ultimi 2 anni le condanne a morte dei prigionieri iraniani siano raddoppiate rispetto al periodo precedente; a dichiararlo è stato il vice procuratore di Teheran.

Il regime dei mullah, che vive negli ultimi mesi un periodo molto turbolento a causa di forti attriti tra la fazione capeggiata dalla guida spirituale Ali Khamenei e quella del Presidente Ahmadinejad, continua nonostante le divisioni a mostrare compattezza quando si tratta di perpetuare il clima di terrore  tra la popolazione. Tuttavia le pressioni del regime non si fermano dietro le sbarre: non sono solo i detenuti a subire quotidianamente torture e esecuzioni sommarie, ma anche i familiari dei prigionieri sono oggetto di persecuzioni . Sadegh Koohi, studente di 27 anni e prigioniero nel carcere di Gohardasht, è stato giustiziato il 24 Ottobre 2012 dopo aver  trascorso otto anni dietro le sbarre. Ai suoi familiari è stato riservato un trattamento altrettanto “particolare”: continuamente perseguitati, seguiti e vessati dai pasdaran, ai parenti di Koohi non sono stati consentiti incontri con il detenuto, il quale veniva continuamente spostato in diversi penitenziari e i familiari non ne erano informati.

Dopo anni di attese e angosce Koohi, arrestato per aver partecipato a molte manifestazioni studentesche contro il regime nel 2003, è stato mandato al patibolo anche per essersi ribellato alle ripetute torture fisiche e agli insulti verso la sua famiglia. È stata la guardia carceraria a cui Koohi si era ribellato qualche mese prima, Ali Khadem, ad ucciderlo brutalmente nel penitenziario di Gohardasht.

Violenza e brutalità sono all’ordine del giorno all’interno dei penitenziari iraniani: pochi giorni fa il regime ha fatto sapere di essere in procinto di giustiziare circa 1000 prigionieri politici detenuti a Gohardasht, ma di essere in ritardo per pure questioni burocratiche: a dichiararlo è stata una commissione di “giustizia” guidata dal vice procuratore di Teheran Najaf Abadi, e composta da noti torturatori assoldati dal regime. Ai condannati, la commissione ha presto intenzione di consegnare dei moduli da firmare, sui quali saranno spiegate le ragioni del ritardo nell’applicazione delle sentenze di morte che li riguardano. Per accelerare le esecuzioni, le commissioni di morte hanno esortato i querelanti dei detenuti a recarsi nel penitenziario di Gohardasht così da sollecitare le autorità ad applicare le pene prescritte per i reati politici: a coloro che si rifiuteranno la commissione di giustizia imporrà il pagamento di un’ammenda nota come “tassa per il mantenimento del prigioniero”. Ai querelanti che si presenteranno al penitenziario invece sarà consentito di pagare la corda da cui penderà il corpo senza vita del “proprio” condannato.

Nasrin Sotudeh invece è un avvocato, impegnata da anni nella difesa dei prigionieri politici e dei condannati a morte e da sempre attivista all’interno di organizzazioni umanitarie: il regime l’ha fatta arrestare per aver svolto il suo mestiere, e sarà costretta a scontare 6 anni di prigionia ad Evin. Le vessazioni e le torture quando si tratta di detenute di sesso femminile purtroppo risultano essere ancora più brutali. Nasrin è detenuta da 2 anni e ha una figlia di 12 anni che seppur libera e non dietro le sbarre di Evin, subisce continuamente pressioni e sta crescendo nel terrore: a causa delle numerose mobilitazioni organizzate per la liberazione di sua madre, il regime ha vietato l’espatrio alla piccola Metreveh. Inoltre a Nasrin da due anni a questa parte non è concesso di vedere né sua figlia né il resto dei suoi parenti, né le sono stati accordati permessi (in genere specialmente a partire dagli anni ’80, il regime ha iniziato a concedere visite di pochi giorni ai prigionieri politici presso le proprie famiglie, con un intento altrettanto diabolico: i congedi infatti venivano e vengono concessi quando ormai le condizioni psicofisiche dei detenuti sono evidentemente disastrose e irrecuperabili a causa delle torture e delle violenze subite, per questo si rivelano spesso ancora più dannosi e di conseguenza molti prigionieri rifiutavano e rifiutano ancora oggi di ricevere dei brevi permessi n.d.r.).

Da più di 40 giorni Nazrin sta portando avanti uno sciopero della fame che ha reso le sue condizioni di salute molto preoccupanti, tanto da essere trasferita nell’infermeria del carcere, nonostante ciò le speranze di una sua liberazione si fanno sempre più lontane. È in particolare sulle prigioniere di sesso femminile che il regime iraniano continua ad ostinarsi con forte accanimento e questo 2012 si conferma come uno degli anni più sanguinari della storia del regime in termini di repressione. Alla dittatura teocratica dei mullah, ormai sempre più vicina alla caduta su se stessa, non resta dunque che intensificare le misure violente e repressive,  in maniera particolare sui soggetti più deboli della società iraniana,  le donne e gli studenti  che tuttavia rimangono anche gli elementi più attivi nella lotta al suo rovesciamento.

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4 commenti

  1. Valentina preparati a ricevere un diluvio di proteste dalle anime belle che si rifiutano di vedere!

    • Eccomi qua Emilio, pronto come sempre. Prima cosa la protesta contro i brogli elettorali è del 2009 e non del 2003. Anno importantissimo per l Iran. Secondo Ahmadinejad non è un mullah ma un laico. Oltrettutto la frase ” e composti da noti torturatori assoldati dal regime” mi ha fatto sbellicare dalle risate. Aggiungo anche che l Iran non è una dittatura, altrimenti Mohammad Khatami non sarebbe mai diventato presidente dell Iran.

      Per me il problema non è la Repubblica Islamica e nemmeno gli Ayatollah in questo momento, ma Ahmadinejad. E questo gli iraniani lo sanno benissimo. Alle prossime elezioni i conservatori perderanno e Khamenei non puo piu sostenerli come ha fatto nel 2009 facendoli vincere con i brogli per paura dei riformisti. Se dovessero per qualunque ragione vincere i conservatori in Iran scoppia la rivoluzione.
      Gli iraniani si fanno prendere in giro una volta ma non due nella stessa maniera. Il glorioso movimento verde del 2009 è stato una sommossa improvvisata ed è stata immensa. Questa volta gli iraniani sono preparati ed Ahmadinejag puo mettere in prigione tutte le persone che vuole ma non puo imprigionare un intero popolo e questo Khamenei lo sa benissimo.

      In ogni caso mi fa piacere che gli articoli riguardanti l Iran siano aumentati.

  2. Valentina Di Cesare

    Carissimo Pietro,
    mi fa piacere che tu rida, i parenti delle vittime non possono farlo, per non parlare delle vittime stesse.
    Qui si parla di dati di fatto sulle pratiche di tortura, vessazione e sulle frequenti uccisioni di massa nei penitenziari iraniani.
    Da nessuna parte c’è scritto che Ahmadinejad è un mullah. In Iran la “rivoluzione” non si è mai arrestata dal 1979, tutta la gente che faceva parte della resistenza ne è perfettamente consapevole. Ogni giorno ci sono manifestazioni, ma i media non ne parlano, se non in casi eclatanti. Con questo articolo si intendeva far luce sulla brutalità del regime, e sulle pratiche messe in atto nei confronti dei prigionieri e delle loro famiglie.

    • “Il regime dei mullah, che vive negli ultimi mesi un periodo molto turbolento a causa di forti attriti tra la fazionne capeggiata dalla guida spirituale Ali Khamenei e quella del Presidente Ahmadinejad…” Da questa frase si deduce che il regime è composto da mullah ed è diviso in due fazione quella di Khamenei e quella di Ahmadinejad. Quindi o Ahmadinejad fa parte del regime ed è un mullah o non è un mullah e non fa parte del regime. Se ho sbagliato ad interpretare le tue parole mi scuso ma mi pare che questa sia la conclusione logica del tuo ragionamento.
      Per quanto riguarda la rivoluzione del 79 è finita con l avvento di Khomeini al potere. Anche dopo la presa del potere di Lenin in Russia ci sono state continue proteste ed anche con Stalin per arrivare fino a Gorbaciov: non per questo la rivoluzione russa va dal 17 al 90!
      Per quanto riguarda la risata non va certo riferita alle vittime ma alla tua maniera di scrivere l articolo. Quello che dici potra anche essere vero ma non sei certo tu a convincermi dicendomi che sono dati di fatto.
      Comunque dal mio punto di vista la repressione di Ahmadinejad fino ad ora non è niente in confronto a come sarà a maggio e ai primi di giugno del prossimo anno ahimè. Spero per il bene degli iraniani che stiano buoni e non protestino fino al 13 giugno. Poi se Khamenei da la vittoria ai conservatori spero facciano piu casino di quello che hanno fatto nel 79.

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