KOSOVO: Assolto Haradinaj, resta l'amaro in bocca

Ramush Haradinaj, ex premier ed ex membro dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uçk), è stato assolto per la seconda volta dal Tribunale penale internazionale dell’Aia per crimini commessi durante la guerra di indipendenza del Kosovo (1998-1999). Questa sentenza, alla pari della recente assoluzione del generale croato Ante Gotovina, lascia l’amaro in bocca.

I fatti

Nell’aprile 2008, Haradinaj era stato assolto, dal Tribunale dell’Aja, da ben trentasette capi d’accusa tra cui quello di aver assassinato e torturato  58 persone, principalmente di etnia serba, nell’area di Decani e nel campo di prigionia di Jablanica. Dopo una prima assoluzione in primo grado la procura ha chiesto che Haradinaj venisse riprocessato. Il Tribunale ha acconsentito a che si ripetesse parte del processo. Perché? Secondo l’accusa diversi testimoni a carico di Haradinaj sono stati minacciati, alcuni sono misteriosamente rimasti coinvolti in incidenti d’auto mortali o più semplicemente uccisi a colpi d’arma da fuoco. Dopo ventisette mesi il Tribunale ha accettato il ricorso dell’accusa facendo riferimento a Scefqet Kabashi, un ex membro dell’Uçk che ha tenuto la bocca chiusa in seguito alle minacce ricevute e nonostante il programma di protezione testimoni offerto dal Tribunale: “La protezione non serve a nulla oltre le mura di questa Corte”, ha risposto Kabashi rifiutando il programma, ritenendo preferibile essere processato per reticenza o oltraggio alla Corte, piuttosto che parlare e rischiare la vita. Sono dieci i testimoni uccisi fin qui. Il processo è quindi arrivato in Corte d’Appello, dei trentasette capi d’accusa si è provveduto a ri-processarlo “solo” per sette, tutti ascrivibili a crimini di guerra, ma Haradinaj è stato nuovamente assolto.

La storia

Haradinaj era uno dei leader dell’Uçk, il partito armato di liberazione del Kosovo che tra il 1998 e il 1999 combattè contro la Serbia di Milosevic. Gli albanesi del Kosovo subirono, nell’era Milosevic, notevoli persecuzioni e riduzioni di diritti. La reazione fu dapprima pacifica e capeggiata da Ibrahim Rugova ma a seguito degli accordi di Dayton, che assegnavano il Kosovo alla Serbia di Milosevic, molti giovani kosovari si convinsero che la via non violenta era inutile. Nel 1997 Rugova fu rieletto presidente del Kosovo ma con l’approssimarsi della guerra fu posto in condizioni di un virtuale arresto domiciliare da parte dell’Uck, guidato da Hashim Thaçi.

L’Uçk fu subito considerato dal Congresso americano una organizzazione terroristica. La linea mutò quando a Washington decisero di cavalcare l’onda insurrezionale al fine di porsi in posizione di potere nei Balcani, dove già la Bosnia era de facto divenuto un protettorato Nato. Nel 1999 la presidenza Clinton decise di intervenire a favore dell’Uçk e il 31 marzo di quell’anno i repubblicani al Senato presentarono un’interrogazione dal titolo eloquente: “Da terroristi a partner” in cui viene mostrato come l’Uck avesse finanziato la sua battaglia attraverso il traffico di droga. Gli americani, a guerra finita, trasformeranno il Kosovo in una loro colonia, costruendovi la più grande base militare europea, ideale testa di ponte per il controllo dei Balcani. In questa partita molto fu concesso all’Uçk: il controllo della “via balcanica” al traffico di eroina gonfiò le casse dell’Uçk. Quei soldi finirono anche in un conto privato di Haradinaj recentemente scoperto grazie all’arresto, nel 2011, di Jahja Lluka, braccio destro di Haradinaj, che gestiva un fondo di circa 10 milioni di euro presso Kasabanka. Secondo il procuratore dell’Aja, Carla Del Ponte, quel denaro sarebbe il frutto di fondi neri, illeciti proventi di guerra, ottenuti da Haradinaj con traffici di droga.

L’Uçk criminale?

A conferma del fatto che l’Uçk si dedicò al controllo del narcotraffico ci fu anche un rapporto, redatto da Dick Marty, relatore speciale sugli affari legali e i diritti umani del Consiglio d’Europa, secondo cui Hashim Thaçi era alla guida di un gruppo criminale di stampo mafioso che gestiva il traffico di stupefacenti, armi, e organi umani in Kosovo. Sotto accusa è il cosiddetto “Gruppo di Drenica” che comprende, oltre a Thaçi e Haradinaj, alti dirigenti dell’Uçk poi divenuti, con l’indipendenza, leader del mondo politico ed economico del Paese. Marty accuserà Thaçi di essere “il più pericoloso padrino d’Europa” e il gruppo dirigente dell’Uçk una “organizzazione criminale mafiosa” dedita addirittura al traffico d’organi.

Le ombre della guerra e dei crimini dell’Uçk hanno portato alcuni a ritenere che l’indipendenza kosovara fosse il riconoscimento della legittimità dell’élite criminale che vedeva in Thaçi e Haradinaj i suoi capofila. Tra i due, tra l’altro, non sarebbe corso buon sangue al punto che la condanna di Haradinaj avrebbe fatto comodo al clan politico di Thaçi, attuale primo ministro. Vedremo se e come il ritorno dell’eroe Haradinaj in patria muterà gli equilibri di potere. Il Kosovo di oggi non smette di essere l’Eldorado europeo del narcotraffico, grazie alla sostanziale impunità che deriva dallo status di protettorato dell’Unmik. La mafia kosovara, se non direttamente collegata al potere politico, è certo favorita se la leadership di Pristina è in mano a criminali.

La sentenza

Ma il condizionale è d’obbligo, poiché la sentenza che assolve Haradinaj per insufficienza di prove (e non per non aver commesso il fatto) smonta tutte queste accuse in un sol colpo. La sentenza di oggi riconosce infatti che i crimini sono stati commessi ma non ha le prove per condannare nessuno. Secondo quanto comunicato dall’ufficio stampa del Tribunale dell’Aja, l’accusa avrà trenta giorni per presentare ricorso, trattandosi non già di un secondo grado ma di una ripetizione di parte del processo di primo grado. Restano le ombre sulla nascita di un paese fortemente voluto dagli interessi geopolitici ed energetici americani, e su una classe dirigente lambita dalle peggiori accuse. La più infamante, quella che voleva Haradinaj omicida e torturatore di civili serbi, è ora decaduta.

L’impunità dei capi militari delle guerre che insanguinarono la Jugoslavia lascia però l’amaro in bocca. Mentre a Pristina si festeggia con fuochi d’artificio, i morti restano senza giustizia. Perché l’assoluzione dei macellai dei Balcani lascia le vittime senza responsabili: chi le ha uccise? Nessuno. Pagheranno forse solo Mladic e Seselj, lasciando ricadere le colpe storiche di un conflitto cui molti hanno messo mano (americani, tedeschi, francesi e russi) su un unico popolo, quello serbo, per nulla innocente ma, secondo noi, non il solo colpevole.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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11 commenti

  1. Molto interessante

  2. E’ frustrante avere queste informazioni. E’ frustrante che Clinton, Fule e troppi altri riconoscano il Kosovo non serbo. E’ frustrante e amaro vedere Clinton, Fule e troppi altri aspettarsi che Serbia, Russia e altri accettino il compromesso. Il Kosovo è gestito da tali persone perchè con la forza hanno cacciato i serbi. Il prezzo che paga la Serbia è troppo alto per le sue colpe. Il Kosovo è Serbia.

    • E’ un diktat ingiusto e insopportabile.

    • 1) il kosovo non è serbia e mai lo sarà ai serbi interessa solo una città per le risorse che ha: mitrovica
      2) dovevi vivere sotto dominio serbo di allora per capire cosa vuol dire libertà e se vuoi davvero vedere ciò che i serbi hanno fatto in guerra io ho documenti registrati che possono vedere solo persone forti di cuore quindi ti prego non dire che la serbia paga un prezzo troppo alto per le sue colpe. Per carità non dico che tutti siano cosa fondamentalisti perchè non si può fare di un erba un fascio e lo stesso ragionamento vale per il kosovo se c’è chi ha sbagliato pagherà.
      3) haradinaj è innocente e in kosovo tutti lo sanno. Non posso giurare per altri individui di cui non faccio nome ma si vedranno presto.

    • Cari lettori

      avete tutto il diritto di esprimere il vostro punto di vista, solo dispiace quando è affermato accusando noi di essere ignoranti o “servi” di qualcuno. Come noi rispettiamo voi, sarebbe gradito voi faceste altrettanto. Su East Journal abbiamo più volte dibattuto del caso kosovaro. Che il Kosovo sia oggi, e lo sia stato ancora di più in passato, uno “stato mafia” è palese per tutta la stampa internazionale. Sono tutti “amici dei serbi”? Non credo, mi sembrano osservazioni infantili.

      Su East Journal abbiamo però sempre detto che, malgrado l’indipendenza del Kosovo sia assai discutibile sotto molti punti di vista, essa è ormai una realtà e non ha senso contestarla. L’unica cosa che possiamo tutti sperare è che il Kosovo, nei prossimi decenni, si normalizzi e avvii un sostanziale percorso democratico. Allo stesso modo c’è da augurarsi che la Serbia accetti la sconfitta e guardi all’Europa invece che al Kosovo.

      La Serbia non è l’unica ad evere combattuto la guerra in modo criminale, croati e kosovari sono pure responsabili di crimini di guerra. Ma la Serbia ha scatenato la guerra, e l’ha persa. Paga per questo il prezzo più alto. Ma crediamo che solo smettendo di guardare al passato, solo smettendo di credere alla “grande Serbia”, essa possa finalmente diventare grande. Diventare adulta.

      un saluto a tutti
      matteo z.

  3. La versione fornita ricalca in tutto e per tutto la demagogia e la disinformazione serba.
    Nessun testimone è stato ucciso!
    Il traffico di droga è avviene in Kosovo come ovunque ma meno di quanto avviene in Serbia o perfino nella nostra amata Italia.
    La grande bugia che vuole il Kosovo come stato nato per interessi geopolitici ed energetici americani é una favola della sinistra radicale italiana contraria a qualsiasi guerra combattuta dalla NATO a prescindere, dimenticando che gli Americani li tirammo per la giacca noi europei con D’Alema in testa quando ci terrorizzammo dall’idea di un’altra srebrenica e di 2.000.000 di profughi o peggio ancora un’estensione a macchia del conflitto.
    Ebbene si! Che vi piaccia o meno c’è un unico popolo colpevole ed è quello serbo. Come lo fu quello tedesco o italiano durante la seconda guerra mondiale malgrado il bombardamento di Dresda. Perché la storia giudica la causa, l’ideologia e il giusto o sbagliato e non i singoli episodi. 5 guerre e tutte e cinque cominciate dai serbi.
    Il nostro dovere é dirlo tutti i giorni e non alimentare il loro falso vittimismo.
    Se avessimo fatto lo stesso con i tedeschi dopo la WWII oggi avremmo il nazismo come teoria alternativa.
    Vergogna al pseudogiornalista.
    Quanto ai serbi e il loro grido Kosovo é Serbia invece dico solo che siete patetici.
    Kosovo non é mai stato serbo ne storicamente ( se non durante i due secoli dopo Dusan il Grande che era imperatore di serbi, albanesi, bulgari etc. È come se i tedeschi dicessero Italia é Germania perché Carlo magno … O Istanbul è Italia perché era impero Romano), ne culturalmente ( quelle chiese e monasteri erano pressoché tutte cattoliche e albanesi e lo dimostrano le missive papali dell’epoca dove si protesta veemente contro la loro conversione in ortodosse) e nemmeno demograficamente perché i serbi mai sono stati maggioranza in quel territorio.

    Citazione: Una bugia troppo grande é più facile che se la bevano, specie se la ripeti spesso.
    Ps. Specie se i giornalisti sono ignoranti come i nostri o peggio ancora ideologicamente accecati.
    A voi l’ardito compito di scegliere a quale categoria appartiene quello di cui sopra.
    Sempre meglio dell’inviato Rai a Belgrado durante la guerra, tale Remondino del quale perfino i vertici Rai dissero che fosse nelle buste paga dei servizi segreti serbi

    • I kosovari non sono un popolo, perchè in Kosovo abitano solo Albanesi e Serbi, tutti gli altri sono minoranze. A questo punto tanto vale annettere il Kosovo all’Albania e così la frittata sarà completa, e scommetto che solo Serbia, Russia e pochi altri sarebbero contrari. Gli albanesi hanno distrutto chiese CRISTIANE prima che serbo-ortodosse. Gli Albanesi hanno compiuto un’invasione etnica legalizzata, senza riguardo per nessuno. Il Kosovo non è mai stato indipendente e non lo sarà mai, perchè non ci sono i presupposti etnici, culturali, politici, storici e molti altri. La giustizia internazionale nei confronti della Serbia assomiglia di più a una vendetta legalizzata sostenuta dal più forte. Ripeto, il Kosovo albanese ha un’amministrazione artificiale basata sull’odio interetnico. L’indipendenza del Kosovo non è un dato di fatto e non potrà mai esserlo.

    • Vergognati tu!I testimoni sono stati uccisi e in Kosovo c’è una quantità incredibile di stupefacenti!Inoltre gli affreschi e le icone nelle chiese testimoniano che sono chiese serbo-ortodosse(affreschi del 1200)..gli albanesi hanno invaso il kosovo e l’uck è una formazione di criminali che spacciano e vendono organi.E il kosovo fa comodo agli stati uniti nei balcani(proprio come israele nel medioriente) pensa che l’uck era giustamente considerato un organizzazione terroristicadagli usa ma quando poi li hanno considerati utili li hanno armati.

  4. Rappresaglia per ammissione della Palestina all’Onu.

  5. Concordo con il commento di Nikola !!!

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