CAUCASO: Karačaj-Circassia, benvenuti sulla Luna

di Enzo Nicolò Di Giacomo

Nel villaggio caucasico di Arkhiz, i cavalli vengono noleggiati a tutti i fanatici della montagna o dell’alpinismo, che vanno in escursione sulla Polyana Lunaya o sul Monte Sophia. Arkhiz si trova nella Repubblica Autonoma della Karačaj-Circassia, una repubblica caucasica (non indipendente) della Federazione Russa, di circa 430mila abitanti. Confina internazionalmente soltanto a sud, con Georgia ed Abkhazia. I suoi confini interni, ossia quelli amministrativi sono: ad est con la vicina sorella Cabardino-Balcaria; a nord e ad ovest con i territori di Stavropol e Krasnodarsk. Fu costituita in epoca sovietica quale distretto autonomo, per accorpare ed amministrare congiuntamente i circassi (islamici, di lingua caucasica) con i karakaj (anch’essi islamici, ma di lingua appartenente alla famiglia turco-mongola).

I Circassi e i karakaj (dei quali è difficile anche la traslitterazione in italiano) si differenziano tra essi, sia etnicamente, sia linguisticamente, a tal punto che per comprendersi sono costretti a parlare in russo. I primi, assieme ai cabardini, costituiscono una parte delle tribù circasse stanziatesi in queste terre sin da epoche remotissime. Vivono nella parte nord, più pianeggiante, e si occupano del settore industriale. I karakaj invece hanno colonizzato le alture del sud soltanto negli ultimi secoli: fieri guerrieri, allevatori di bestiame, islamici tolleranti, oggi non vivono più nel totale isolamento di prima. Qualche decennio fa hanno ritenuto più redditizio fare affari coi vacanzieri che continuare a condurre esclusivamente o in prevalenza la durissima vita di montanari. Questa repubblica non è stata ancora toccata dall’odio etnico o religioso. Merito forse di quell’islam permissivo professato da queste genti, che di certo non nascondono la loro genesi guerriera.

A Khurzuk, in direzione sud-est, il tempo viene ancora scandito dal bioritmo degli animali. Questo piccolo abitato si sveglia come ogni mattina nell’assoluto silenzio, interrotto soltanto dal ritmo incessante dei campanacci delle mucche e dal tintinnio leggero dei campanellini delle capre. Le sue microscopiche fattorie sono attrezzate quasi sempre con abbeveratoi per i cavalli e per le greggi. Sparse sui terreni, numerose arnie sembrano lillipuziane casupole dove le api producono un eccellente miele d’alta montagna. Nel centro di Dombaj (ultimo insediamento umano vivibile a ridosso dei “grandi monti”), al contrario, sorgono hotel e confortevoli resort di montagna, con tanto di nomi suadenti tipo“Hotel Cristal”, in mezzo ad impianti sciistici di ultima generazione. Molti di essi verranno ultimati in occasione delle Olimpiadi invernali di Soči, del 2014. Tutto ciò è stato ideato, per dare maggiore impulso al “settore affaristico della neve”.

Sul monte Pastukhov, nei pressi di Zelenčukskaja, nel 1975 venne costruito un innovativo Osservatorio Astronomico, con all’interno un gigantesco telescopio chiamato BTA-6 (Bol’shoi Teleskop Azimultal’nyi). Tale scelta è stata sicuramente determinata dall’assoluta armoniosità di questi monti, lontani dalla contaminazione delle luci artificiali. Qui esiste ancora la città scientifica con i vari alloggi, spazi commerciali e servizi, riservati alle famiglie degli studiosi e dei tecnici dell’impianto.

Oggi come ieri, queste montagne non sono affatto un eden caucasico; non sono immuni da mille derive nazionalistiche o islamiste. Ma rispetto alle altre repubbliche vicine, qui sembra esserci davvero l’unico pezzo di Caucaso simile a quel “mare della tranquillità”, che si trova però sulla Luna.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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7 commenti

  1. Vorrei dire che mi fa piacere leggere sulla mia patria. Ma non mi piace per niente che l’autore non aveva abbastanza l’esperienza la’. Per esempio in Karachay-Cirkassia abitano non solo circassi e karachay, ma anche tanti russi, noghai, abazini, ossetini e anche greci! Nessuna parole di questo fatto. E per me e’ chiaro che l’autore ha parlato solo con i circassi, ma non con altri se dice che solo circassi abitavano la’ da sempre. Secondo i karachay loro sono i discendenti di Alan, origini d’Iran che sono venuti in Caucaso verso 3 mille anni fa. Ma dopo l’invazione dei nomadi loro hanno preso la sua lingua e la usano fino oggi.

    • Gent. lettrice

      capisco la sua critica, mi lasci però dire che non sono in molti a occuparsi di quei posti e che delle semplificazioni sono necessarie parlando a un pubblico che, generalmente, non sa nemmeno cosa sia la Circassia. Semplificare è necessario, magari facendolo si compie qualche errore, ma è l’essenza del nostro mestiere: parlare a tutti. Non c’è quindi cattiva volontà da parte dell’autore cui, credo, va il merito di scrivere di posti così distanti e ingiustamente dimenticati dalle cronache. Cordialmente

      Matteo Zola

  2. Gentile Shakhmirza,
    Ha ragione in un fatto: in Karacaj-Circassia non vi sono solo Karacaj e Cirkassi, ma tanti altri gruppi !!! Solo che c’è un piccolo particolare che forse Le sfugge: questo è un giornale online, non è una Enciclopedia Online! Per una questione di Sintesi, sono stato costretto a contenere entro dei limiti editoriali, degli argomenti, che di per sè meriterebbero un’attenta analisi etno-antropologica ed etno-linguistica! Se potessi scegliere di scrivere pezzi più lunghi e complessi, sulla geografia umana di quei posti, io potrei scrivere volentieri e tranquillamente un intero TRATTATO sul CAUCASO, ma capirà che in questa sede non è affatto possibile!
    Non ho voluto trattare delle minoranze nogai, degli abazini ecc ecc, perchè altrimenti, sarei uscito fuori i limiti imposti dalla redazione, e soprattutto da impostazioni di carattere Tecnologico-Tecnico!
    Capirà che non si può scrivere un Trattato!!!! Non è la sede, non è il blog adatto, non è opportuno ed è anche scriteriato!
    Mi scusi, ma : sono stato costretto a fare una sintesi, ed un riassunto, perchè QUI scrivo dei “pezzi” o articoli, MA Non dei LIBRI !
    Avrei voluto parlare, delle Chiese disperse sulle montagne….di Chalet di Montagna, di Lapidi e Momoriali sui caduti della seconda guerra (ad esempio il “Memoriale dedicato ai difensori del Caucaso” di Ordzhonikidzevskiy) o delle due citta’ Karachaevsk o Cherkessk , ma non ho lo Spazio adatto! Spero di essere stato chiaro.
    Per ciò che riguarda il discorso sugli antichi abitatori del Caucaso, beh si figuri….il discorso andrebbe così lontano, che dovremmo darci un appuntamento in Biblioteca o in un Antico Archivio Museale, per poter parlare esaustivamente, di Karacay o Balkari di, Nogai, “di Iron”, Chemguj, Beirugh, Kabardey, Apshua ecc ecc!!!
    Con riguardo.
    Enzo Nicolò D.G.

    • Enzo, capisco bene che cos’e’ il limito, anche io sono giornalista. Ma in ogni caso questo non va bene.

      Certo che non mi piace leggere l’articolo dalla mia regione e non dite niente della mia etnia. Nessuna parola! Lo dico come la minoranza noghai.

      Come per la persona dal Caucaso non mi piace che non e’ scritto che in Karachay-Cirkassia almeno 30% di popolazione sono russi. Forse per gli altri non frega niente chi abita la’, ma e’ importante da sapere che i russi stanno a casa e non vogliono andar via. In altre regioni non e’ cosi. E questo fatto e’ un’altra conferma che non c’e nessun odio religioso e etnico.

      Come una musulmana manca il fatto che nel capitale Cherkessk ci sono tre chiese proprio al centro di citta’ e non c’e la mosqea.

      Come per la persona che si occupa nei problemi del dialogo interetnico si vede che l’autore ha parlato solo con una parte e non ha nemmeno sentito un altro punto di vista. Lei sa tanti dettagli su cirkassi, ma non sa niente dei altri.
      Forse ci sono i limiti di blog, ma Lei ha trovato lo spazio per spiegare da quanto tempo la’ vivono i cirkassi, ma solo per dire che Karacay-Cirkassia e’ il posto dove ci sono tanti altri Lei non ha trovato nessuna riga.
      Prego perdonarmi per l’asprezza della critica, ma se Lei non sa abbastanza, meglio non parlare delle cose allegate con le etnie. Senza l’esperienza, la conoscenza della situazione, dei fatti e della storia nessun giornalista e anche blogger non si puo dire niente. NIENTE! Perche lui ha influenza per gli altri e se lo capiscono male succedono cose brutte.

      Nei ultimi 20 anni noi russi in generale e noi caucasici in particolare abbiamo visto come mass-media si cambiano tutti fatti solo per far attraente un piccolo reportage.

      Ci sono altre cose da scrivere: la natura, le montagne, l’ospitalita e i piatti tipici. Anche c’e l’acqua famosa Arkhyz.

      • Gent. lettrice

        sono la persona che dirige East Journal, le scrivo per ringraziarla del suo commento e per dirle che faremo il possibile per migliorare. L’articolista si è attenuto a mie direttive, la responsabilità di eventuali imprecisioni è la mia. Cerco sempre di fare in modo che gli articoli non siano troppo specialistici, lei contesta che semplificando abbiamo dato una visione parziale delle cose. Faremo il possibile in futuro per essere più completi ed esaustivi. Spero lei possa comunque apprezzare il nostro lavoro. La saluto cordialmente e spero di rileggerla in calce a prossimi articoli.

        Matteo Zola

  3. * correggo la parola Beirug con Bjedugh

  4. Enzo Nicolò D.G.

    Gent. Shakmirza
    “Mi spiace che mi si accusi di inesattezze e di poca completezza nelle informazioni che ho fornito sulla sua Karacaj-Circassia. Se osserva attentamente, io parlato molto più dell’etnia Karakaj che dell’etnia Circassa,,,e non il contrario!
    Se guarda attentamente,inoltre, mi sono limitato a parlare dei caracaj e dei circassi, cercando di non confondere il lettore, in mille specificità antropologiche ed etnolinguistiche, che porterebbero l’utente medio italiano, a non comprendere quasi nulla della vasta composizione etnica del Caucaso!
    Ho fornito un breve ritratto della “Karacay-Cerkassia”, soffermandomi sugli aspetti più immediati e meno complicati di questa terra, non volendomi soffermare su tanti altri aspetti, che ci impegnerebbero in un lavoro complicato ed articolatissimo per essere totalmente esaustivi.
    In ogni caso, lei stessa può dire, che non vi sono nè inesattezze nè Romanzi o Storie inventate !!!….E di ciò, può darcene conferma!
    A presto.”

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