La fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno sono stati segnati, in Albania, da continue proteste contro il governo guidato da Edi Rama. I manifestanti, perlopiù sostenitori del Partito Democratico (PD) e del Movimento l’Albania Diventa (LSHB), chiedono le dimissioni del premier in seguito a due scandali di corruzione che hanno coinvolto la numero due del governo, Belinda Balluku, e i vertici della Agenzia nazionale per la tecnologia dell’informazione (AKSHI).
Il contesto
Fresco di riconferma dopo le ultime elezioni, il premier Edi Rama, alla guida del Partito Socialista (PS), domina la scena politica albanese. I due principali partiti di opposizione rimangono il Partito Democratico (PD), guidato da Sali Berisha, e il Partito delle Libertà (PDL) capeggiato da Ilir Meta. A questi partiti “storici” si aggiunge “Movimento l’Albania Diventa” (LSHB), movimento della società civile divenuto poi partito, fondato nel 2023 dall’attivista Adriatik Lapaj.
L’opposizione “storica”, politicamente molto debole, non è nuova a strumentalizzare il lavoro della magistratura albanese ed in particolare della Procura speciale anti-corruzione (SPAK), per attaccare il governo di Rama. Per esempio, nell’autunno del 2024 dopo la condanna del deputato del PD Ervin Salianji a un anno di carcere per aver falsificato un audio nello scandalo “Babale”, ci sono state violente proteste contro il governo guidate dai due maggiori partiti di opposizione che ritenevano la condanna politicizzata.
Se parte dell’opposizione strumentalizza il lavoro della magistratura, è anche vero che esiste un problema di corruzione e scarsa trasparenza da parte dell’esecutivo. Proprio a inizio novembre 2025, la Corte Costituzionale ha annullato la sospensione dall’incarico del sindaco di Tirana (molto vicino a Rama) Erion Veliaj, disposta in seguito al suo arresto lo scorso febbraio per riciclaggio e corruzione. Il premier ha dichiarato, contraddicendo una sua precedente dichiarazione, che non convocherà elezioni anticipate a Tirana, mentre Veliaj continua di fatto a governare la capitale dal carcere.
Le inchieste
In questo clima, le proteste delle ultime settimane scaturiscono da due inchieste.
La prima e più impattante è legata all’accusa di corruzione rivolta alla vice-premier e ministra delle Infrastrutture, Belinda Balluku, indagata dalla SPAK per presunte irregolarità nella gestione di due appalti di cui uno del valore di circa 190 milioni. Nella breve storia della SPAK è la prima volta che viene indagato un membro del governo di questo livello. A novembre il Tribunale Speciale per la Corruzione e la Criminalità Organizzata ha sospeso Balluku dal suo ruolo, ma la decisione è stata impugnata dal governo davanti alla Corte Costituzionale che il 12 dicembre scorso ha ammesso il ricorso e reintegrato temporaneamente la vicepremier, riservandosi di decidere nel merito. Rama ha dichiarato che è “normale” che la SPAK sbagli, trattandosi di una “istituzione appena nata” cui il premier imputa già “numerosi errori”. La numero due del governo ha invece bollato le accuse contro di lei come “insinuazioni”, “mezze verità” e “bugie”, dichiarandosi tuttavia disponibile a collaborare.
La seconda inchiesta, di minore impatto ma che ha comunque contribuito ad aumentare la tensione, riguarda invece l’Agenzia nazionale per la tecnologia dell’informazione (AKSHI) che amministra il portale per i rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e-Albania. La direttrice dell’Agenzia, Mirlinda Karcanaj, e la sua vice, Hava Delibashi, sono agli arresti domiciliari con l’accusa di aver favorito la manipolazione di alcune gare d’appalto.
Le proteste
All’interno del parlamento la tensione è culminata in scontri verbali e fisici tra deputati dell’opposizione e della maggioranza. A dicembre, l’opposizione ha tentato di non far sedere gli avversari ai loro posti e in aula sono stati lanciati fumogeni e bottiglie di acqua rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Berisha ha dichiarato che “non ci può essere un parlamento con chi ruba e evade” e che “solo la legge deve prevalere”. Il leader del PD ha anche pubblicamente invitato i cittadini alla mobilitazione, con l’obiettivo di ottenere le dimissioni di Rama e dell’intero esecutivo.
Qualche giorno dopo, il 22 dicembre, migliaia di albanesi hanno partecipato a Tirana a una manifestazione organizzata dal PD davanti all’ufficio del primo ministro, chiedendone le dimissioni. Alcuni manifestanti hanno scagliato molotov e le autorità hanno arrestato quattro partecipanti, mentre sette sono indagati. Su questa scia, il PD ha organizzato una manifestazione il 24 gennaio che Berisha ha definito come la “manifestazione più grande che Tirana abbia mai visto” che sarà “l’inizio della fine” del governo.
Anche il Movimento l’Albania Diventa, il cui programma si concentra proprio sulla lotta alla corruzione, ha organizzato numerose proteste contro l’esecutivo nelle ultime settimane. Il leader del movimento ha avviato l’8 dicembre una protesta solitaria davanti all’ufficio del premier, accusandolo di ostacolare la giustizia rispetto al caso Balluku. Lapaj ha spiegato di voler iniziare una protesta simbolica “con una sedia”, dichiarando che sarebbe rimasto sul posto 24 ore al giorno e invitando altri cittadini a fare altrettanto.
Da allora, i manifestanti hanno piantato tende e installato generatori davanti all’ufficio di Rama e ci sono stati scontri con le forze dell’ordine, accusate di utilizzare metodi violenti ed intimidatori nel tentativo di rimuovere i dimostranti. Il 20 dicembre si è tenuta una manifestazione, cui ne è seguita un’altra il 4 gennaio. Da ultimo, lo scorso 17 gennaio, centinaia di sostenitori del movimento hanno dimostrato scandendo slogan contro il premier o “Edi Rama il ladro”.
La posizione di Rama
Mentre Rama resta saldo al potere, forte del successo elettorale dello scorso maggio, e’ innegabile il malcontento presente in una fetta importante della popolazione albanese, stanca del susseguirsi di casi di corruzione, e il crescente contrasto tra l’esecutivo e le istituzioni giudiziarie.
In questo senso, dopo alcune delle dichiarazioni rese sul caso Balluku, l’Associazione dei giudici albanesi ha espresso “la propria preoccupazione e indignazione per l’approccio che il capo dell’esecutivo ha scelto di adottare su questa questione, che rientra nella competenza del potere giudiziario”.
Se è vero che parte dell’opposizione strumentalizza le inchieste per delegittimare il governo, rimane che queste sono sintomo di una corruzione diffusa che richiede reazioni adeguate dell’esecutivo per mantenere gli impegni assunti con l’UE, ma soprattutto con i propri elettori.
Crediti: Foto AP/Armando Babani da Euronews.
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