Il 28 dicembre scorso in Kosovo si è tornati a votare per il rinnovo del Parlamento, la seconda volta nello stesso anno. Questa volta il vincitore della tornata elettorale è molto più chiaro e si chiama Albin Kurti, che dunque si appresta a rimanere alla guida del governo.
Il partito di Kurti, Vetëvendosje (VV), ha ottenuto il 51% dei voti e ha migliorato il proprio risultato rispetto a febbraio di circa 7 punti percentuali. Lo stesso Kurti è stato il politico più votato di sempre. Con questi numeri, addirittura migliori rispetto al risultato del 2021, quando aveva ottenuto il 50,2%, VV otterrà 57 seggi sui 120 totali.
Tra le opposizioni il Partito Democratico del Kosovo (PDK) è l’unico che ha tenuto, ottenendo il 20%, mentre la Lega Democratica del Kosovo (LDK) ha registrato un netto calo dei consensi, dal 16% al 13% e ha perso circa 53.000 voti rispetto al voto di febbraio. Rimane in parlamento anche l’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK) di Ramush Haradinaj, che ha di poco superato la soglia di sbarramento del 5%. Più o meno stabile il risultato della Srpska Lista, il maggior partito dei serbi del Kosovo, che gode dell’appoggio di Belgrado. La Lista ha ottenuto 9 dei 10 seggi riservati alla minoranza serba, mentre l’ultimo se lo è aggiudicato il partito di Nenad Rašić, Per la Libertà, la Giustizia e la Sopravvivenza (ZSPO), molto vicino al premier uscente Kurti.
In virtù di questi risultati VV per dare vita ad un nuovo esecutivo necessita dell’appoggio di quattro parlamentari esterni al proprio partito, ma è praticamente certo che tale aiuto arriverà da diversi parlamentari tra quelli che rappresentano le minoranze non-serbe, oltre che da Rašić.
I motivi della vittoria, interni ed esterni
La netta vittoria di VV nasce da vari fattori. Tra questi certamente la debolezza delle opposizioni ha influito sul risultato finale: da anni queste accusano il governo di aver allontanato il Kosovo dai partner occidentali, soprattutto gli Stati Uniti, ma senza proporre una politica realmente alternativa. Durante i lunghi mesi di stallo post-voto del febbraio 2025, inoltre, la scelta della LDK di rifiutare l’offerta di VV di governare in coalizione non sembra essere stato apprezzata dall’elettorato e non è probabilmente un caso se è proprio il partito di Lumir Abdixhiku, che si è dimesso dopo il voto, quello ad aver perso il maggior numero di voti rispetto a febbraio scorso.
Dall’altro lato, le politiche promosse da Kurti nei precedenti quattro anni di governo hanno ricevuto l’apprezzamento di una fetta importante di popolazione. Da un lato, politiche volte ad aumentare i redditi minimi e a sostenere le famiglie con vari bonus. Dall’altro, il modo netto e spesso unilaterale con cui Kurti ha affrontato i rapporti con la Serbia e l’influenza di Belgrado sui serbi del Kosovo, soprattutto nel nord del paese, hanno convinto l’elettorato, nonostante abbiano evidentemente peggiorato le relazioni con gli storici alleati, in primis gli Stati Uniti e l’Unione Europea.
I rapporti con l’Unione Europea e il dialogo con la Serbia
Proprio l’Unione Europea ha spesso criticato l’atteggiamento del governo kosovaro verso la minoranza serba: in particolare a Bruxelles non è piaciuta la decisione del governo Kurti, nel maggio del 2023, di insediare i sindaci di etnia albanese nei quattro comuni a maggioranza serba del nord. Una decisione che arrivava dopo che i serbi del Kosovo avevano deciso di boicottare le elezioni comunali di quell’anno. In quell’occasione, che aveva portato a violenti scontri che coinvolsero manifestanti serbi e soldati della NATO, Pristina venne privata di importanti finanziamenti che gli erano stati destinati, furono sospese le visite istituzionali ad alti livelli e rinviate le riunioni del Consiglio di stabilizzazione e associazione, il principale canale politico tra Bruxelles e Pristina. Tuttavia, i rapporti con l’UE sono migliorati nell’ultimo anno, soprattutto grazie allo svolgimento ordinato delle elezioni locali ad ottobre ed il ritorno senza problemi di sindaci serbi nei comuni del nord, e a dicembre la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha confermato di voler revocare le misure punitive, un punto sicuramente a favore del governo Kurti.
Una prima prova dell’avvenuto disgelo nei rapporti tra Bruxelles e Pristina è arrivata negli scorsi giorni con la visita ufficiale in Kosovo di Peter Sorensen, confermato lo scorso anno nel ruolo di Rappresentante speciale dell’Unione Europea per il dialogo tra Kosovo e Serbia. L’ex diplomatico danese ha incontrato sia Kurti che la Presidente Vjosa Osmani, prima di volare a Belgrado. Lo scopo è provare a riaprire il dialogo tra Kosovo e Serbia e riprendere quel percorso diplomatico, interrotto dal 2023, che possa portare ad una normalizzazione dei rapporti diplomatici tra i due paesi.
Al termine dell’incontro, Kurti ha sottolineato come Pristina sia sempre impegnata nel favorire un dialogo costruttivo con Bruxelles, ma ha anche ribadito alcuni punti che ritiene fondamentali per il buon proseguo del dialogo con Belgrado. Tra questi la firma dell’Accordo Base di Bruxelles e dell’Annesso firmato ad Ohrid, i due documenti dei primi mesi del 2023 su cui fu trovato un accordo generale tra i due governi ma che non furono mai firmati, soprattutto per volere del governo di Belgrado, e l’estradizione di Milan Radoičić, il criminale serbo responsabile dei violenti fatti di Banjska del 2023, che ancora oggi gira indisturbato in Serbia.
Le prime sfide
In attesa dei passaggi formali per la costituzione del nuovo governo, si intravedono già quali saranno le prime sfide per il nuovo esecutivo targato VV. Per quanto riguarda gli esteri abbiamo detto dei rapporti con UE e Serbia, mentre dal punto di vista economico il paese è attualmente in esercizio provvisorio poiché non ha ancora approvato la legge di bilancio dello Stato per il 2026. La bozza, da circa 4 miliardi di euro, è stata presentata da Kurti nell’ottobre del 2025, ma non è mai stata approvata dal Parlamento e le elezioni hanno ovviamente rimandato tutto il procedimento. Fino a marzo le spese correnti dello Stato possono essere coperte dal bilancio precedente, ma la priorità del nuovo governo dovrà essere quella di approvare una nuova legge di bilancio.
A livello politico il 2026 vedrà il nuovo Parlamento impegnato anche nell’eleggere un nuovo Presidente della Repubblica poiché il mandato di Vjosa Osmani scade ad aprile. Come in Italia, anche in Kosovo l’elezione del Presidente spetta al Parlamento e necessita di una maggioranza qualificata, per questo saranno necessari degli accordi tra partiti. Un passaggio politico per il momento assolutamente non scontato.
Se l’obiettivo di questa seconda tornata elettorale del 2025 era regalare al paese maggiore stabilità politica, la scommessa di Kurti è sicuramente riuscita, uscendo ancora più forte e con opposizioni ridotte al minimo. Tuttavia, le sfide non mancano, ne’ sul fronte interno ne’ su quello dei rapporti con la Serbia e con i partner occidentali, vero banco di prova per quello che ad oggi appare un leader incontrastato e sempre più solido.
Foto: Eunews
East Journal Quotidiano di politica internazionale