In apertura del Trieste Film Festival 2026, l’anteprima nazionale del non-biopic sperimentale di Agnieszka Holland su Franz Kafka.
Agnieszka Holland, cineasta polacca appartenente alla generazione di Kieslowski e Zanussi, ha avuto una formazione diversa dai connazionali: non studiò a Łódź ma alla FAMU di Praga, un legame con l’ambito ceco che ha rinnovato negli ultimi anni, con film come Charlatan – Il potere dell’erborista. Ormai da anni aleggiava nell’aria la sua intenzione di dirigere un film dedicato a Franz Kafka, e in occasione dell’anteprima di Green Border, nel 2023, a Venezia (dove noi l’abbiamo intervistata), ha informalmente confermato l’avvio prossimo del progetto. Franz ha avuto un’anteprima al TIFF di Toronto, lo scorso settembre 2025, ed approda in anteprima italiana come film di apertura del Trieste Film Festival, in una doppia proiezione che ha visto una presenza particolarmente massiccia del pubblico.
Come l’ha sottolineato anche la direttrice artistica del Trieste Film Festival, Nicoletta Romeo, Franz non è un biopic, ovvero quel genere radicato che presenta la vita di una personalità attraverso una drammatizzazione più o meno coerente. Certo, il film di Holland racconta Kafka, fa riferimenti a dati biografici, ma assume una forma del tutto frammentaria: la linearità è continuamente spezzata da suggestioni sperimentali o surreali, brevi scene d’infanzia, brecce nella quarta parete. Attraverso l’uso di lenti quasi grandangolari, che distorgono l’ambiente, e l’impiego di improvvisi zoom-in o di riprese a mano libera, ogni scena è straniante. Il montaggio sonoro pervade l’opera di una cacofonia completa, come si scopre presto, intenzionalmente. In un momento si rara quiete, Kafka percepisce il prossimo ritorno del caos che lo tormenta, ed afferma: “hanno rubato il mio silenzio.” Franz ha lo scopo, attraverso una forma eterogenea e complessa, di rievocare l’inquietudine, sia interna che esterna, che ha segnato lo scrittore. La grandezza emerge nel fatto che Franz non ricade mai su un’esposizione, su didascalismi, ma riesce ad utilizzare il mezzo audiovisivo per evocare inconsciamente i suoi significati.
Il film evoca ripetutamente l’eredità di Kafka, attraverso la statua di David Černý ed il museo immersivo dedicati a lui, o la mercificazione operata dal turismo di massa sui luoghi da lui frequentati — nel farlo, Franz sembra suggerire un certo disdegno da parte dell’autore. Così, per cogliere al massimo il complessa retaggio dell’autore boemo, Franz stesso ha dovuto assumere una forma che, quasi certamente, avrebbe infastidito il soggetto rappresentato. Come K. è intrappolato in un labirinto burocratico ne Il Processo, Kafka in Franz è intrappolato in una bobina di pellicola, in cui nessuna scena gli permette di respirare.
Franz è però lungi dall’essere un capolavoro: la sua forma è anche la sua condanna. Alcune scelte radicali divengono stonature, la colonna sonora, troppo tradizionale, rischia di rovinare alcune delle scene chiave. Molte delle scelte, che cercano di avvicinare il film, per certi versi, al mockumentary, appaiono fuori posto. Il film, in generale, sembra cogliere gli aspetti più fastidiosi dell’appellativo “kafkiano”, e non riesce a traspirare l’ambiguità dell’espressione. Pur con limiti evidenti, a Holland va il merito dell’ambizione: Franz rimane, nonostante tutto, un film senza compromessi, che reinventa un genere e trova una chiave quanto più innovativa, nella rappresentazione di un autore anch’esso radicale.
In Italia, il film è distribuito da Movies Inspired con un’uscita in sala prevista per il 14 Maggio 2026.
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