INTERVISTA: L'Europa contro il crimine organizzato, intervista a Sonia Alfano

di Gianluca Palma

Se in Italia il governo non ha finora speso nessuna parola riguardo alla lotta alle mafie, con la quale si potrebbe risanare buona parte dell’economia del Paese, dall’Europa invece, negli ultimi tempi stanno arrivando segnali più chiari.

E’ lo stesso Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) che all’articolo 3 dice chiaramente che uno degli obiettivi primari dell’Unione è quello di creare uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia dove il crimine venga prevenuto e combattuto e dove si mettano in atto tutte le misure necessarie di cooperazione fra istituzioni, autorità giudiziarie e forze di polizia per contrastare la criminalità organizzata.

Oltre alla direttiva in materia di confisca dei beni, allargata a livello europeo, recentemente il Parlamento Europeo ha votato con un’ampia maggioranza l’istituzione di una Commissione Parlamentare Europea Antimafia.

A tale progetto ha lavorato l’europarlamentare Sonia Alfano, membro della Commissione LIBE (libertà civili, giustizia e affari interni) eletta nel 2009 da indipendente nelle liste dell’Italia dei Valori.

On. Sonia Alfano, come si è arrivati all’istituzione di una commissione parlamentare europea antimafia?

Circa un anno e mezzo fa la “Commissione LIBE”, che si occupa di sicurezza e giustizia e di cui faccio parte, mi ha assegnato un compito di analisi e monitoraggio delle mafie a livello europeo. Per cui dopo un anno di lavoro su una serie di questioni come le norme sul riciclaggio, la corruzione, la tracciabilità dei flussi finanziari, ho stilato una relazione nella quale si prevedono una serie di contromisure da estendere a livello europeo, effettuando un avvicinamento delle varie legislazioni nazionali. La relazione è stata votata il 25 Ottobre scorso dal Parlamento Europeo in seduta plenaria con una forte maggioranza e prevedeva entro tre mesi appunto anche la costituzione di una Commissione Parlamentare Europea che contrastasse le organizzazioni criminali, e che è infatti stata istituita nella prima plenaria dopo Natale.

Quindi si può dire che l’Europa sta cercando di dotarsi di strumenti di lotta alle mafie?

A livello europeo si sta facendo un buon lavoro. L’ambizione è quella di arrivare a un testo unico antimafia per tutti i Paesi membri, cosa che un anno fa era utopia, invece, quando ho presentato la mia relazione ho registrato stupore tra molti colleghi che non pensavano che si potesse mai arrivare a un risultato simile. In Italia abbiamo la migliore legislazione antimafia al mondo, ce lo riconoscono gli altri Paesi europei e bisogna partire da alcune norme del nostro codice penale come gli articoli 41 bis e 416 bis, che puniscono l’associazione mafiosa e prevedono il carcere duro per alcuni tipi di reati. Ma non bisogna dimenticare che ci sono anche delle lacune per quanto riguarda i testimoni di giustizia e gli imprenditori antiracket.

E poi cercheremo di mettere a punto anche un piano teso a un nuovo approccio verso i Paesi terzi, infatti, non vanno trascurate la mafia cinese, quella russa e quella dell’area balcanica.

Non dimentichiamo che, inoltre, proprio in questo periodo la Commissione Europea sta lavorando al “pacchetto confisca”. Insomma l’Unione Europea non sta a guardare.

Come sarà costituita questa commissione?

Fra due giorni andremo a votare i 45 membri che la comporranno, i quali saranno a loro volta proposti dai vari gruppi politici. Poi faremo delle audizioni ascoltando ovviamente i magistrati, le forze di polizia e tutte le organizzazioni che si occupano di contrasto alla criminalità organizzata. Lavoreremo in sinergia, cosa che peraltro già avviene, con agenzie come Eurojust, Europol, Frontex. Recentemente sono anche andata a incontrare Europol e abbiamo stabilito una buona collaborazione.

Secondo lei che ruolo hanno le mafie nella crisi economica che stiamo attraversando?

 Basti pensare alle cifre che riguardano il fatturato di tali organizzazioni mafiose:140 miliardi di euro all’anno in Europa, di cui più di 60 miliardi solo in Italia (quasi il 7 % del Pil nazionale, ndr).

Purtroppo incidono pesantemente sulla nostra economia.

Come si sta comportando l’Italia in materia di lotta alle mafie?

Il grave problema è che nel nostro Paese, il contrasto alle organizzazioni criminali viene demandato alla magistratura e alle forze di polizia e poi ci sono anche ministri che ogni tanto si prendono meriti che non gli spettano. Il governo precedente inoltre ha varato una serie di misure che rendevano ancora più facile la vita a queste organizzazioni, come lo scudo fiscale.

Purtroppo anche da parte di questo governo c’è scarsa attenzione al problema delle mafie. Si definisce “governo tecnico” ma ritiene che il problema delle mafie sia secondario. Poi non è stato ancora introdotto il reato di auto riciclaggio e siamo l’unico Paese in Europa con questo primato negativo.

Il parlamento italiano inoltre è pieno di criminali, siano essi condannati con sentenza definitiva o in attesa di giudizio

Purtroppo si registra anche un forte calo di attenzione della società civile, in Italia la gente pensa che per il solo fatto che non si spara più vuol dire che le mafie non esistono e nessuno si rende conto del forte potere economico che detengono.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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Un commento

  1. “In Italia abbiamo la migliore legislazione antimafia al mondo, ce lo riconoscono gli altri Paesi europei e bisogna partire da alcune norme del nostro codice penale come gli articoli 41 bis e 416 bis, che puniscono l’associazione mafiosa e prevedono il carcere duro per alcuni tipi di reati. ”

    Questo è decisamente un over-statement. Il Consiglio d’Europa e la Commissione Onu sulla prevenzione della tortura hanno più volte richiamato l’Italia al rispetto dei diritti dei detenuti in regime di 41bis. Tutti amici dei mafiosi? Probabilmente il 41bis è adeguato a combattere il nostro crimine organizzato, ma dobbiamo tenere conto che si tratta di una norma-limite, certamente non applicabile a livello europeo e da migliorare.

    http://www.lettera43.it/attualita/20762/italia-al-7-posto-per-abusi-sui-diritti-umani.htm
    http://www.maurizioturco.it/dossier/41bis_dossier/

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