Belgrado

SERBIA: Proteste a Belgrado contro i brogli elettorali di Vucic

Dopo le elezioni del 17 dicembre, a Belgrado le opposizioni sono scese in piazza per denunciare i brogli e chiedere l’annullamento del voto. Migliaia di persone si sono radunate negli ultimi giorni dell’anno, e non sono mancati momenti di tensione con la polizia.

Le elezioni tenutesi in Serbia lo scorso 17 dicembre hanno portato, nei giorni seguenti, migliaia di persone in piazza per chiedere l’annullamento dei risultati: l’accusa al governo e al presidente Aleksandar Vučić è di brogli prima e durante il voto.

Le elezioni hanno riguardato sia il parlamento nazionale sia l’elezione di alcuni sindaci, tra cui quello di Belgrado, e governatori di regione. Il Partito Progressista Serbo (SNS) del presidente Vučić ha vinto largamente a livello nazionale (46% dei voti) andando anche oltre i già favorevoli pronostici della vigilia. Nella capitale, dove l’opposizione sembrava in grado di contendergli il primo posto, SNS ha ottenuto il 39% dei voti superando la coalizione di opposizione di 4 punti percentuali.

Le opposizioni scendono in piazza

A rovinare i piani di Vučić sono state le numerose accuse di brogli riguardanti sia le elezioni nazionali che quelle locali e le importanti manifestazioni di piazza esplose di conseguenza. I moti di piazza a Belgrado sono iniziati il 21 dicembre, le persone presenti sono aumentate di giorno in giorno e il 30 un lungo corteo ha occupato le strade della capitale. La manifestazione del 24 è stata particolarmente accesa e i manifestanti hanno provato, senza successo, ad entrare nella sede del comune di Belgrado. La polizia in assetto antisommossa ha usato spray al peperoncino ed ha picchiato alcuni dei manifestanti presenti.

Tra i manifestanti c’erano anche i leader dei principali partiti di opposizione facenti parte della coalizione europeista “Serbia contro la violenza”, principale avversaria dell’SNS alle ultime elezioni. Tra questi, Radomir Lazović, uno dei leader del Fronte dei Verdi-Sinistra, ha raccontato di essere stato picchiato dalla polizia insieme ad altri presenti.

Sugli scontri avvenuti durante le manifestazioni Filip Ejdus, professore associato presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Belgrado, e tra i fondatori dell’iniziativa civica “ProGlas”, ha commentato: “Questo governo si è servito in passato di gruppi di violenti e hooligans per gettare discredito sulle proteste degli oppositori, non escludiamo che possa accadere di nuovo”.

Le richieste dei manifestanti

La richiesta principale delle opposizioni è per la Corte Costituzionale ed è quella di annullare i risultati , sia a livello nazionale che locale, e di tornare al voto.

Le accuse di brogli elettorali sono state corroborate anche dagli osservatori nazionali ed europei presenti, i quali hanno registrato casi di intimidazione e “gravi irregolarità” tra cui compravendita di voti. Gli osservatori OSCE ha segnalato gravi carenze procedurali, frequenti casi di sovraffollamento dei seggi e di violazioni della segretezza del voto. Per quanto riguarda l’elezione del sindaco della capitale, numerosi cittadini serbo-bosniaci (abitanti della Republika Srpska in Bosnia Erzegovina) sarebbero stati trasportati in Serbia con documenti di residenza falsi per farli votare a Belgrado.

Nelle piazze non sono mancate neanche le generazioni più giovani ed in particolare gli studenti che condividono la protesta e chiedono maggiore spazio di discussione democratica. Il principale movimento studentesco si chiama Borba (Lotta) ed oltre ai blocchi stradali e alla contestazione ha programmato incontri educativi, convegni riguardo i diritti dei manifestanti, ma anche musica ed eventi culturali.

La reazione di Vučić e l’incognita europea

Già durante le manifestazioni il Ministero degli Interni ha diffuso un comunicato in cui invitava i dimostranti ad “astenersi dall’irrompere nel municipio”; poi lo stesso presidente Vučić ha commentato l’accaduto in tv accusando le forze di opposizione di essere loro “ancora una volta i veri delinquenti”.  A difesa dell’attuale establishment politico serbo si è poi schierata anche la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova che ha accusato l’Occidente di “fomentare le proteste di Belgrado e infiammare la situazione in Serbia con le tecniche di Maidan”.

Vučić ed il suo partito governano il paese da ormai dieci anni e nel tempo hanno violato sistematicamente molte norme democratiche e dello stato di diritto. Alcuni esempi eclatanti di tali violazioni riguardano il caso dell’ex candidato d’opposizione Đorđe Miketić che qualche giorno prima delle elezioni è stato infangato mediaticamente tramite la pubblicazione di suoi video privati, o il caso di Nikola Sandulović, leader del piccolo Partito Repubblicano, che, secondo quanto dichiarato dal suo avvocato e dalla figlia, sarebbe stato oggetto di percosse e violenze da parte di membri dei servizi segreti serbi, a causa del suo personale riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo.

Più di una volta a Bruxelles si sono dimostrati accomodanti con Vučić, probabilmente nella speranza di avvicinarlo all’Europa e allontanarlo dalla Russia. Tale strategia ha però permesso al presidente serbo di portare avanti le proprie politiche autoritarie senza incontrare eccessivi ostacoli. Le tante persone e organizzazioni che sono scese in piazza in questi giorni chiamano a gran voce anche l’appoggio dell’Unione europea, che dovrà decidere che posizione assumere verso un regime sempre più repressivo.

Foto: Abc News

Chi è Andrea Mercurio

Ho 26 anni, sono laureato in Scienze Politiche, amo scrivere in ogni modo e in ogni forma. Sono appassionato di Storia e Attualità, da qualche anno mi sono interessato in particolare ai Balcani.

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