NATO SVEZIA

TURCHIA: Ennesimo stallo per la Svezia nella NATO?

Lo scorso 16 novembre 2023 la commissione degli affari esteri del Parlamento turco ha ancora una volta rimandato la votazione riguardante l’ingresso della Svezia nella NATO. La commissione, controllata dal presidente Erdoğan, ha il compito di approvare il disegno di legge prima del voto in Parlamento. Il mese scorso il presidente turco aveva affermato che avrebbe provato a facilitare il processo di ratificazione. Ma cosa sta succedendo di preciso? Dopo l’ingresso della Finlandia nel Patto Atlantico lo scorso aprile ci troviamo dinnanzi all’ennesimo stallo per la Svezia?

La questione curda

La non piena convinzione riguardo l’ingresso della Svezia nella NATO da parte dei membri della commissione è stata utilizzata come giustificazione per il rinvio della votazione. Ali Sahin, parlamentare dell’AKP, ha affermato: “La Svezia è diventato un paradiso per alcune organizzazioni terroristiche. Consideriamo i passi compiuti dalla Svezia considerevoli, ma non sufficienti”. In Svezia infatti hanno trovato storicamente riparo diversi esponenti del PKK e altri movimenti curdi considerati gruppi terroristici da Ankara. Ma nell’ultimo periodo, complice la pressione di Ankara e il desiderio di entrare nell’Alleanza Atlantica dopo l’invasione russa dell’Ucraina, da Stoccolma sono arrivate nuove misure in ambito di anti terrorismo. Con le norme approvate nel 2023, adesso in Svezia risulta perseguibile anche chiunque organizzi viaggi, offra cibo o alloggio a persone appartenenti a gruppi terroristici. Nel luglio di quest’anno un giudice svedese ha condannato Yahya Gungor, 41enne turco-curdo, a quattro anni e sei mesi di prigione. Tra le varie accuse vi era anche quella di aver tentato di finanziare proprio il PKK, Partito dei Lavoratori del Kurdistan. È evidente che nell’ultimo periodo la Svezia abbia implementato alcune misure legali strizzando l’occhio ad Ankara, ma forse dalla sponda turca ci si aspetta ancora qualcosa in più. Se questo 2023 è stato caratterizzato da una maggiore apertura della Turchia per l’ingresso svedese nella Nato, allo stesso tempo ci sono stati degli avvenimenti che non sono andati giù al presidente turco.

Gli episodi di islamofobia in Svezia e una forte tensione sociale

Nel 2023 diversi episodi di islamofobia avvenuti in Svezia hanno scatenato le ire di Ankara. A gennaio un gruppo di estremisti di destra ha incendiato un corano davanti all’ambasciata turca e cinque mesi dopo un cittadino iracheno ha dato fuoco al libro sacro dell’Islam dopo averlo preso a calci nel primo giorno di Eid al-adha, la festa del sacrificio musulmana. Bisogna aggiungere che la Svezia non è nuova a questi episodi. Nel 2020 infatti si erano verificati feroci scontri nel quartiere Rosengård di Malmö, città con il 30% degli abitanti di fede musulmana. In quell’occasione ci fu molta confusione sui media, tra chi sosteneva che le violenze fossero scaturite in seguito al rogo di un Corano da parte di alcuni gruppi di estrema destra e chi invece affermava fossero una conseguenza delle azioni di alcuni radicali islamici salafiti. È fuori discussione il fatto che in alcune zone del Paese il sistema di integrazione non abbia funzionato alla perfezione nel corso dei decenni. Non è un caso che il Paese scandinavo presenti ben 60 Utsatt område, aree sensibili dove è proibito l’ingresso informale della polizia. L’infiltrazione di elementi radicali all’interno delle zone a maggioranza islamica è un fenomeno che suscita un forte timore in Svezia e che negli ultimi anni non ha fatto che innalzare il livello della tensione sociale nel Paese.

La questione palestinese

Un ulteriore elemento da tenere in considerazione sul fronte occidentale è quello della posizione turca per quanto riguarda il conflitto palestinese, espressa senza indugi dalle recenti parole del presidente Erdoğan. Il leader turco ha descritto Israele come uno stato terrorista criticando fortemente le posizioni occidentali e ha parlato di Hamas come di un movimento di resistenza. Se da un lato questa questione non dovrebbe avere nulla a che vedere con l’ingresso svedese nella NATO, dall’altro è interessante analizzare il fatto che uno degli attori attualmente più importanti e decisivi all’interno dell’Alleanza Atlantica si muova su alcune questioni in direzione contraria rispetto al resto dei membri della stessa.

Come sarà la reazione del blocco occidentale? Il presidente statunitense Joe Biden mesi fa ha dichiarato che è in trepidante attesa per l’ingresso svedese nella NATO. Se il 2023 ha visto l’ingresso finlandese nel blocco occidentale, il 2024 segnerà quello svedese? Con l’avvicinarsi delle elezioni della Casa Bianca e una serie di questioni ancora irrisolte, l’anno che verrà potrebbe portare risposte a questi quesiti.

Chi è Marco Pedone

Classe 1999, una laurea in Lingue e Civiltà Orientali presso l'Università La Sapienza di Roma, dove ha avuto modo di approfondire lo studio dell'arabo e del persiano. Appassionato di Vicino Oriente, area MENA e sport.

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