RUSSIA: Putin presto al Cremlino, e Medvedev? Intanto si scatena il totopoltrone

di Giovanni Bensi

Sono rimaste poche settimane prima dell’insediamento ufficiale di Vladimir Putin in qualità di presidente della Russia e del suo ritiro dalla carica di primo ministro, avvenimenti che inevitabilmente porteranno a importanti cambiamenti nel governo. I personaggi ufficiali per ora si rifiutano di discutere le nuove nomine e le relative “destituzioni”. Sono indubbiamente in corso consultazioni fra i due membri del “tandem”, Putin e l’ancora presidente Dmitrij Medvedev, ma è sufficientemente certa solo una cosa: da maggio il nuovo governo dovrà essere guidato, come convenuto, da Dmitrij Medvedev che lascerà il Cremlino.

In una tale situazione di indeterminatezza la stampa e gli analisti russi si sbizzariscono a fare supposizioni sulla composizione del nuovo consiglio dei ministri e a formulare ipotesi sulla sua futura attività. I giornalisti russi intanto continuano le speculazioni che riguardano la longevità del tandem Putin-Medvedev che, a quanto pare, almeno all’inizio continuerà a funzionare, naturalmente, a parti rovesciate. Per Medvedev addirittura c’è chi prevede dimissioni a breve termine dalla carica che non ha ancora assunto.

Come causa di possibili future dimissioni di Medvedev alcuni commentatori indicano le costose promesse preelettorali di Putin che Medvedev come premier non sarà in grado di mettere in pratica. Così l’aumento delle pensioni senza aumento dell’età pensionabile, l’aumento dello stipendio degli statali, delle borse di studio, dei sussidi speciali, farebbero crescere le spese di cinque trilioni di rubli, il che rappresenta l’8% del PIL nel 2012, ovvero il 5% del volume dell’economia russa, quale è stato pronosticato per il 2018, scrive la “Nezavisimaja gazeta”.

I conti dello stesso Putin sono più modesti: le promesse preelettorali costeranno all’erario 850 miliardi di rubli all’anno, cioè l’1,5% del PIL. Ma in ogni caso, rileva la “Nezavisimaja gazeta”, il bilancio federale ha bisogno che il prezzo medio annuo del petrolio non sia inferiore a 130 dollari al barile. Ma secondo i pronostici degli analisti, nel 2013 il petrolio russo della marca “Urals”, che attualmente viene trattato al livello di 120 dollari al barile, può abbassarsi fino a 100 dollari. Per questo, continua il giornale, già prima della fine di quest’anno Medvedev si scontrerà con l’aumento impetuoso del deficit di bilancio e se non riuscirà a dominare pienamente la situazione, verrà richiamato a svolgere la funzione di premier l’ex ministro delle finanze Aleksej Kudrin, già silurato” da Medvedev e ora “in disgrazia”.

Alcuni media russi sono andati anche oltre affermando che la nomina di Medvedev a primo ministro potrebbe anche non esserci. Così all’inizio di febbraio la stampa scrisse che il nuovo governo potrebbe essere guidato dall’attuale vicepremier e alto dirigente di “Russia Unita” Igor Shuvalov. Gli analisti hanno indicato anche in qualità di possibili candidati a vicepremier Dmitrij Kozak (responsabile per le Olimpiadi del 2014 a Soci), il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin, il miliardario Mikhail Prokhorov, già concorrente di Putin alle presidenziali. Il settimanale “Ogonjok”, in particolare, ha fatto tutta una sistematizzazione delle numerose “voci” sulle future nomine. Putin ha decisamente respinto le voci secondo cui Medvedev potrebbe non avere il posto di premier.

Incontrandosi poco prima delle elezioni presidenziali con i giornalisti stranieri Putin confermò che in caso di vittoria avrebbe nominato Medvedev a capo del governo. Molte speculazioni delle cosiddette “fonti bene informate” riguardano non solo la sorte di Medvedev, ma anche altre cariche di una certa rilevanza nel governo. Attualmente vi sono due primi vicepremier: Viktor Zubkov e Igor Shuvalov. All’inizio di dicembre è girata la “voce” che Shuvalov potrebbe diventare rappresentante politico del presidente nella Circoscrizione Federale dell’Estremo Oriente, con sede a Vladivostok. Alcuni analisti ritengono più verosimile l’ipotesi che Shuvalov sarà mandato a dirigere una delle due maggiori banche di stato.

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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